Firthissimo - Recensioni 'L'importanza di chiamarsi Ernest'

by Anto




 


L'importanza di chiamarsi Ernest (The Importance of Being Earnest)


PERSONAGGI ED INTERPRETI:
Jack Worthing: Colin Firth
Algy Moncrieff: Rupert Everett
Gwendolen Fairfax: Frances O'Connor
Cecily Cardew: Reese Whiterspoon
Lady Bracknell: Judi Dench

Sceneggiatura: Oliver Parker tratta dal romanzo omonimo di Oscar Wilde

Regia:Oliver Parker


Siamo convinti che, dal punto di vista della trovata di regia, esistano modi più incisivi per rendere l'oralità fluente della penna di Oscar Wilde, la leggerezza "graffiante", la sfrontatezza che non deraglia mai dai binari dello stile. Ma quest'odierno adattamento della commedia che, allo stesso tempo, consacrò e rovinò lo scrittore, funziona perchè gioca di fioretto, all'insegna della rapidità e della classicità.
Niente lungaggini e niente interventi decisivi per Oliver Parker, regista ancora da decifrare che nel tornare a mettere in scena un testo teatrale dopo le pesantezze del suo "Otello", decide di riallacciarsi più alla freschezza ed alla precisione nei tempi comici del successivo "Un marito ideale". Soprattutto decide saggiamente di "servire" un pugno d'attori in ottimo stato di forma. Se la lingua di sua maestà Judi Dench è un coltello tagliente e spietato, la faccia di Rupert Everett è quella deliziosa ed eterna del paraculo capace di consumare con gusto e compostezza una cena di rango, mentre attorno si scatena la bagarre. Per non dire dell'espressione stranita, sempre a metà tra responsabilità e godimento, di Colin Firth.
Buoni musicisti per un'ottima partitura insomma. La vacuità delle aspirazioni sociali e l'assurdità del sigillare cose e persone con un "nome", sfiorano soltanto lo schermo. Ma quello che conta è sprofondare in poltrona e godere della musicalità di superficie. Dura il tempo di una proiezione e si trattiene qualche minuto in forma di sorriso accennato per poi svanire. Può sembrare poco. O molto. Buoni musicisti per un'ottima partitura insomma. La vacuità delle aspirazioni sociali e l'assurdità del sigillare cose e persone con un "nome", sfiorano soltanto lo schermo. Ma quello che conta è sprofondare in poltrona e godere della musicalità di superficie. Dura il tempo di una proiezione e si trattiene qualche minuto in forma di sorriso accennato per poi svanire. Può sembrare poco. O molto.


Giorgio Nerone

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