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Questo teatro lontano dai manierismi
Il Corriere della Sera, Italia
15/02/1999
Troppe candidature all'Oscar per "Shakespeare in Love"? Qualcuno pare esserne convinto. Per conto mio, guarda un po', alle tredici nominations ne aggiungerei una quattordicesima: per l'ottimo Mark Williams, il sarto balbuziente che si è messo in testa di fare l'attore. Nell'emergenza Shakespeare gli affida trepidando il prologo di "Romeo e Giulietta" e l'esordiente va alla ribalta e lo sciorina tutto senza mai incepparsi, venendo alla fine applaudito.
Questa ineffabile scena vuole essere la prova che il palcoscenico è un campo dei miracoli; e mi pare la chiave giusta per capire un film che non è tanto sulla Londra del 1593, sugli amori immaginari del grande Will e sull'ispirazione che ne avrebbe tratto per gli amanti di Verona, ma che risulta essere soprattutto un inno al teatro. Vi si riconosce la mano del drammaturgo Tom Stoppard, il quale sa di cosa parla.
La faticosa messa in scena della tragedia, con gli inciampi ed i contrasti di rito ancora attuali, passa dagli entusiasmi alle cadute e approda al momento fatidico in cui il pubblico, spentasi l'eco delle ultime parole, rimane per qualche attimo interdetto. Lo stesso accadde cinquant'anni fa alla prima di "Morte di un commesso viaggiatore" e l'ha raccontato Arthur Miller su "The New Yorker": un lungo silenzio angoscioso e subito dopo un'ovazione da far crollare la sala. Qui emerge dal pubblico (di fronte al teatro siamo tutti uguali) addirittura la regina Elizabetta, che ammantata nel suo fulgore va a congratularsi: ed è davvero carismatica Judi Dench, una Giulietta anni Cinquanta ormai promossa regina della scena.
Sulla vita di Shakespeare esistono non più di 44 documenti mi pare, insufficienti perfino per attribuirgli la paternità delle opere. Legittimo quindi immaginarlo con l'accattivante aspetto giovanile di Joseph Fiennes che esce da una crisi creativa (ma il colloquio con uno psicanalista ante litteram è una delle poche note stonate) innamorandosi della radiosa Gwyneth Paltrow. Lei si chiama Viola (ispirerà anche "La dodicesima notte") e pur promessa ad un nobilastro (Colin Firth), nell'attesa delle nozze si traveste da uomo per poter impersonare Romeo.
In una svariata successione di scene e costumi, il film mette in fuga ogni sospetto di manierismo per la fresca vitalità che lo pervade. Gli esperti si divertiranno a certi particolari raffinati come la stravagante spiegazione del mistero dell'uccisione di Marlowe (Rupert Everett). E chi non sa dove il Bardo stia di casa si divertirà lo stesso, come le ragazzine che lo hanno adottato e magari si sono sforzate di leggerlo per amore del precedente "Romeo & Juliet" con Leonardo Di Caprio.
Tullio Kezich
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