Firthissimo - Recensioni 'Amiche'

by Anto




 


Cuori irlandesi timorati di Dio, ma caldi


Pruriti ed ipocrisie di provincia per tre amiche negli anni '50


Il Corriere della Sera, Italia
16/09/1995



Le specialità dell'inconscio (cattolico) irlandese sono il senso di colpa e la vergogna, lavorati a maglia stretta con le questioni di sesso.
Lo sperimentano a proprie spese le tre ragazze che il film di Pat O'Connor inquadra nell'età dei turbamenti adolescenziali. Due amiche per la pelle, Benny ed Eve, che conosciamo in un giorno qualunque del 1949, vestite per la prima comunione, e Nan, una fanciulla rimasta orfana e quindi provvista di nevrosi in bella vista. Il passaggio all'età matura avviene con l'Università da frequentarsi a Dublino: al mattino si studiano storia ed antropologia, alla sera si torna a casa, in provincia, per resistere alle tentazioni. A casa dove magari famiglie timorate di Dio stanno organizzando un matrimonio col viscido commesso del negozio paterno o dove mamma e papà s'inorgogliscono se la loro bambina frequenta un rampollo altolocato. Ma al cuore di Benny, un po' complessata dalla taglia "forte" e dal petto prorompente, non si comanda: quando incontra Jack, il più carino dei compagni, dolce di sorriso e forte nel rugby, scatta la scintilla. Sarà però una relazione resa più complicata, sia dalla coscienza cattolica che vieta la "prova d'amore", sia dall'amica del cuore che rimasta incinta, tenta di scaricare il frutto della colpa proprio su Jack, seducendolo e facendogli credere d'essere il padre. Finchè la verità non viene a galla, costringendo la "peccatrice" a partire e rimettendo Benny e Jack in posizione di matrimonio. Resta sul selciato il papà di Benny, colpito da infarto, ma il suo pupillo, infingardo, maniaco e ladro, viene scoperto. Provvisorio happy end con la ragazza che diventa scrittrice: ma poco dopo inizierà la guerra civile tra cattolici e protestanti.

"Amiche" è un buon film di palpiti e materia cechoviana che non si esaurisce però nella destinazione a signorine sensibili: sotto i problemi sentimentali covano le ingiustizie sociali e religiose. Sui bei panorami di campagna e sul classico affresco dell'ipocrisia di provincia, il regista, sempre polemico con le realtà della patria irlandese, mette anche altre indicazioni ed insinua altri dubbi. Sta qui la curiosità di un film di matrice letteraria (da un libro dell'irlandese Maeve Binchy), ma abile nei rimandi psicologici, nella caratterizzazione dei comprimari, nell'analisi della pressione affettiva misurata col comune sentimento del pudore del 1957. Semplici i rimandi cine-sociologici: naturalmente al cinema danno "Fronte del porto" e "Gioventù bruciata" e si balla alla festa del college al ritmo lento di "L'amore è una cosa meravigliosa". Ma la dote di O'Connor già regista di "Un mese in campagna", è di mettere tra parentesi il resto, di rappresentare le contraddizioni di un paese attraverso le sorprese dell'amore, fra ruscelli, tinelli, processi di famiglia e tacchini domenicali.
Ovvio che le ragazze attrici siano al giusto grado di partecipazione emotiva, psicosomaticamente retrò e palpitanti: dalla brava Minnie Driver, serial star della BBC, a Geraldine O'Rawe e Saffron Borrows, traditrice del gruppo. Ma anche i ragazzi sono al meglio : Chris O'Donnell ("Scent of a woman", "I tre moschettieri") è pronto a passare in serie A come sex symbol, mentre Colin Firth invecchiato, schizza con stile l'amoralità dell'upper class ed il bravissimo Alan Cumming diventa uno sporcaccione, un tartufo (infatti nel repertorio teatrale dell'attore c'è Molière). Scorrono fiumi di birra, quanto basta per mandare poi volentieri al diavolo come da tradizione preti e Chiesa.


Maurizio Porro

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