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N.B. CI SONO ANTICIPAZIONI SULLA TRAMA
Caro Diario, ho una gran voglia di tradirlo
Darcy (Colin Firth) non si decide a chiederle la mano. Cleaver (Hugh Grant) ha in testa tutto un altro piano. E lei, simpatica single, si ritrova in un carcere thailandese (senza nemmeno sapere bene perché). Possibile che la ragazza non abbia ancora imparato niente del modo in cui si comportano gli uomini?
TV Sorrisi e Canzoni, Italia
gennaio 2005
Finalmente non è più single. Ma riuscirà a non ridiventarlo? È questo il dilemma attorno a cui ruotano le nuove, tragicomiche avventure di Bridget Jones, la trentenne più impacciata di Londra e (probabilmente) del mondo intero. L’unica su cui si accanisca persino la segreteria telefonica con frasi del tipo «Non hai nessun messaggio, neppure uno, neppure da tua madre!». A interpretarla c’è naturalmente Renée Zellweger, che per tornare nei panni del personaggio in Che pasticcio, Bridget Jones! (in uscita il 7 gennaio) ha dovuto rimettere su 10 chili, dopo averlo già fatto una volta nel 2001 (anzi, in questo film è addirittura più cicciottella). Un sacrificio affrontato senza rimpianti perché, dice l’attrice, «questa non è una semplice ripetizione di temi già visti. Bridget è cambiata, è più sicura di se stessa e meno ingenua: l’idea di mostrare la sua evoluzione mi affascinava. E d’altra parte ha ancora i suoi difetti: è terribilmente maldestra e commette le gaffes più orrende. Quello che mi piace in lei è la capacità di alzare la testa e guardare avanti nonostante l’ennesima, spaventosa figuraccia».
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Dunque, all’inizio del nuovo capitolo Bridget è felicemente unita a Darcy (Colin Firth) e ha di fronte una brillante carriera di giornalista televisiva. E adesso? Adesso comincia a rendersi conto che la vita di coppia ha molte spine. Che il fidanzato è così perfetto da risultare irritante. Che la nuova collega di Darcy («Solo 22 anni, gambe fino a qui, ed il padre possiede mezza Scozia») va a casa sua per riunioni di lavoro assai sospette. Ci si mette anche il destino, sotto forma di un programma da condurre in coppia con Daniel Cleaver (Hugh Grant), proprio l’irresistibile playboy per cui Bridget aveva perso la testa nel primo film, lo stesso che l’attore ama definire «the Perfect English Bastard» (c’è bisogno di traduzione?).
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Lui e Bridget si troveranno presto in Asia, a cenare a lume di candela in uno splendido ristorante (costruito per l’occasione dai produttori sulla più bella spiaggia della Thailandia). E sarà allora che la tentazione assalirà Bridget : andarci a letto o no? Quello che succede non vogliamo dirvelo, ma sappiate che la malcapitata è attesa poi da un disguido legale che la porterà dritta dritta in una prigione di Bangkok. E qui il film acquista tinte drammatiche che nessuno avrebbe mai sospettato...
Insomma, il sequel di Beeban Kidron (che ha preso il posto di Sharon Maguire) è un’alchimia, dosata col bilancino, di elementi di novità e di continuità con II diario di Bridget Jones. Vale anche per le gag: se prima Darcy vestiva maglioni con le renne, qui sfoggia un pupazzo di neve («il gusto di mamma non fallisce mai»); se prima Bridget atterrava col sedere sulla telecamera, qui si paracaduta in un porcile; se prima Darcy e Cleaver si azzuffavano in un ristorante, adesso tentano di affogarsi vicendevolmente in una fontana. Del tutto inedite, invece, le scene in cui Bridget semina il panico sciando sulle Alpi o getta Darcy nel più nero imbarazzo, facendogli telefonate bollenti senza sapere che il malcapitato, in riunione di lavoro, ha acceso il vivavoce...
Il meccanismo comico è sempre lo stesso e gioca sul tema prediletto dai britannici, l’imbarazzo: tanto più Bridget combina gaffes atroci, tanto più l’inappuntabile Darcy soccombe interiormente, ma resta impassibile. Qualche gag è più riuscita, altre meno, ma Renée Zellweger è (ancora) imperdibile nella sua interpretazione di una tenera, tormentata, inaffondabile casinista.
Paolo Fiorelli
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