Firthissimo - Recensioni

by Anto




    N.B. CI SONO ANTICIPAZIONI SULLA TRAMA


Siamo alle solite, Bridget: uno è troppo buono, l’altro troppo bello


Darcy (Colin Firth) non si decide a chiederle la mano. Cleaver (Hugh Grant) ha in testa tutto un altro piano. E lei, simpatica single, si ritrova in un carcere thailandese (senza nemmeno sapere bene perché). Possibile che la ragazza non abbia ancora imparato niente del modo in cui si comportano gli uomini?

TV Sorrisi e Canzoni, Italia
gennaio 2005


Bentornata Bridget Jones, amica vicina-lontana di single e non. Perché diciamolo pure: tutte siamo o siamo state un po' Bridget, almeno in qualche stagione della nostra vita. In Che pasticcio Bridget Jones! sequel di quello che fu, con 280 milioni di dollari, uno dei più grandi successi cinematografici inglesi, ovvero il famosissimo Diario di Bridget Jones (tratto dal bestseller di Helen Fielding), il nostro alter-ego cicciottello, pasticcione, sempre in bilico tra devastante insicurezza e disarmante ironia, non soffre più per cronica solitudine amorosa. Ma chi si aspettasse da questo secondo film la stessa graffiante cattiveria del precedente rimarrebbe deluso. Vero è che la regista Beeban Kidron, autrice di film come Antonia e Jane, sa tenere il ritmo e farsi simpatiche beffe dello snobismo all'inglese, ma qui la nostra Bridget si trova catapultata nel solito inferno al femminile, da cui, sinceramente, la credevamo affrancata.


           Bistrattata sul posto di lavoro da capi apparentemente suadenti che la spediscono in missioni impossibili (lanciarsi da un aereo per cadere in un recinto di maiali), Bridget ha una sola, unica ossessione. Aspetta con stolida ansia la proposta di matrimonio da quel macigno di Darcy e nel frattempo, poiché è preda di crisi di gelosia, escogita ogni mezzo per lasciarlo o per farsi lasciare. Che è poi la stessa cosa. Ci riesce pure. E qui si ritrova tra i piedi quel bellimbusto molto loquace e molto fetente di Hugh Grant. Con lui finisce a fare un servizio in Thailandia, fuma spinelli, rischia una notte di passione, finisce in un carcere orientale, fa amicizia con le recluse, insegna loro a cantare Like a Virgin, ma soprattutto capisce che le donne, laggiù, se la passano molto peggio di lei (e di noi che abitiamo la civilizzata Europa. Come a dire: non lamentatevi troppo!). A salvarla arriverà naturalmente Darcy. Solido, affidabile, sincero, paziente e impeccabile. Peccato che, come dice quella sboccata di Bridget, «gli abbiano infilato un manico di scopa nel...» e che non riesca ad articolare discorso. Due parole, che siano due, non sa tirarle fuori. La guarda con occhio umido, ma niente. Prende anche di nuovo a botte il simpatico Cleaver, ma niente. Inutile dire che Cleaver invece la spoglia con gli occhi, fa dichiarazioni d'amore al chiaro di luna, la seduce con parole false (o vere che siano, poco importa).

Eccoci arrivati al dunque. Uno deprime la natura di Bridget (ma pare buono e onesto). L'altro la esalta (anche se Bridget immagina che, essendo seduttore per natura, menta). Entrambi, però, coltivano una sottile vena di sadismo nei suoi confronti. Il primo, che pur la ama, la fa sentire inadeguata e le impedisce la sua prorompente modalità di comunicazione. L'altro, che pur le ripete di sognarla, la molla nei pasticci in Thailandia. Entrambi la fanno soffrire. Verrebbe da dire: «Non avere fretta, non agognare quella fatidica domanda di nozze. Ci hai pensato bene? Non siamo nel film Tutti insieme appassionatamente, come sogni tu ad occhi aperti. Non hai bisogno di redimere gelidi cuori per esistere e sentirti forte. Falli correre quei furboni. E fregatene se libri, cinema e il resto del mondo ti(ci) vorrebbero diversa(e)».

Rosa Baldocci

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