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Bridget Jones, una vera bellezza
Renée Zellweger tiene il pubblico nel pugno della sua mano paffuta nel bel sequel “Che pasticcio Bridget Jones!”
Daily Mail, Gran Bretagna
24-10-2004
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Bridget Jones è tornata: più cicciottella, più divertente ed ancora più pazza di prima. In tre anni è diventata un simbolo a livello mondiale, una sorta di James Bond delle disavventure sentimentali. E' stato un buon anno per i sequel; infatti Che pasticcio Bridget Jones! - così come Shrek 2 e Spiderman 2 - è persino migliore dell'originale e potrebbe diventare il più grande successo cinematografico inglese di tutti i tempi.
E' un'ottima commedia romantica con almeno 3 interpretazioni di rilievo degne di essere annoverate tra i classici. Renée Zellweger è semplicemente adorabile. Con Bridget ha creato un personaggio comico favoloso che, nel bene e nel male, rappresenta un'intera generazione.
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Ho visto il film insieme ad un pubblico formato per l'ottanta per cento da donne tra i 20 ed i 30 anni ed è la prima volta che percepisco una tale ondata di affetto ed empatia da parte degli spettatori verso un personaggio. Dal momento in cui fa una strana scena alla Tutti insieme appassionatamente, Bridget ci tiene nel pugno della sua mano paffuta. E quando le sue insicurezze autodistruttive, il suo pessimo gusto nel vestire e la sua assoluta mancanza di “savoir faire” mondano minacciano, dopo appena un mese, la sua relazione perfetta con "l'avvocato dei diritti umani e dio del sesso" Mark Darcy, lei ci offre un quadro ancora più realistico di Shrek 2 di cosa può andar male in un rapporto di coppia dopo l'apparente lieto fine del primo film.
Tre anni fa la Zellweger ha ricevuto la nomination all'Oscar come migliore attrice protagonista per la sua interpretazione ne Il diario di Bridget Jones. In questo film è ancora più brava. Il suo accento inglese è più accurato ed il modo volutamente buffo ed imbarazzato con cui indossa alcuni vestiti è davvero spassoso. Renée dimostra così di avere un inaspettato talento per la commedia slapstick (N.d.T. Parola americana che indica la commedia farsesca, ricca di invenzioni comiche) che ricorda quello dell'indimenticabile Lucille Ball.
Anche Hugh Grant è perfetto nei panni del furbo, carismatico, sempre inaffidabile cialtrone sentimentale Daniel Cleaver che sostiene di essere in terapia per la sua "sessodipendenza"- "Nelle sedute di gruppo abbraccio persone che puzzano" dice - ma che poi, sia a Bangkok che a Phuket, è pronto a sferrare un attacco alla già vacillante virtù di Bridget. Nel film a Daniel capitano anche altre cose che ci fanno capire che Grant ha una capacità unica tra le star del cinema di ridere di se stesso e delle sue fragilità personali.
Colin Firth è molto più presente in questo film che nel primo; il suo ruolo è più sfaccettato e se la cava brillantemente con straordinaria sicurezza ed abilità. E' maturato come attore drammatico pur mantenendo quella leggerezza indispensabile in una commedia romantica. La sua rissa improbabile con Hugh Grant fuori dalla galleria d'arte a causa di Bridget fa piangere dalle risate ed è ancora più divertente e ridicola che nel primo film.
Christopher Tookey
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