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La ragazza con l'orecchino di perla
Il Sole 24 ore, Italia
29/02/2004
La servetta non deve fiatare. Pulizie, cucina, la spesa ai mercato, occhi bassi, parlare sole quando si è richiesti: la disciplina è ferrea in casa di Johannes Vermeer, il gran pittore di Delft. La ragazza con l’orecchino di perla che Peter Webber ha tratto dal best seller di Tracy Chevalier, mostra il genio al lavoro, mentre intorno a lui si muove un microcosmo con i tempi scanditi da un orologio che non sgarra mai un secondo. La suocera, nelle cui mani si concentrano le finanze della casa; la moglie, dl poche parole e dagli sguardi penetranti come pugnali i figli, quasi presenze estranee che sembrano non rendersi conto del posto eccezionale in cui il caso li ha fatti venire al mondo..
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E poi arriva lei, Griet la giovane cameriera. Movenze delicate, labbra sensuali, occhi di infinita dolcezza. Non è soltanto capace di lavorare, la ragazza. Sa anche riconoscere, molto più degli altri, il valore dei lavoro del padrone. Entra nel suo studio come se stesse varcando la soglia di un tempio, è attenta a non smuovere nulla, a rispettare la posizione di ogni singolo oggetto. Tranne uno: quella sedia che, secondo lei, rischia di rovinare l’ultimo quadro, ancora in gestazione. Ha effettivamente ragione: il pittore segue il suo tacito consiglio, cambiando in corso d’opera il soggetto. Ora Griet è pronta a diventare la modella del prossimo lavoro, con grande scandalo di tutti, e soprattutto della gelosissima moglie.
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Chissà se le cose andarono davvero così... A noi, comunissimi mortali esclusi dai sublime piacere della creazione artistica, dona piacere pensano: e quella piccolissima macchia di bianco, che sulla tela diventa un orecchino di perla, ci apre orizzonti illimitati sui misteri della pittura.
Luigi Paini
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