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by Anto



 


"La ragazza con l'orecchino di perla": la luce sussurrata del desiderio


Tratto dal best-seller di Tracy Chevalier, candidato a tre premi Oscar, il primo lungometraggio di Peter Webber racconta la genesi di un capolavoro dell'arte pittorica facendosi dipinto a sua volta.


35mm.it, Italia
20/02/2004


Uno scrigno fatto di luci, ombre, segreti, inevitabili rivelazioni. "La ragazza con l'orecchino di perla" si offre agli occhi dello spettatore come una camera oscura, lascia filtrare la luce solo attraverso impercettibili fessure, ma lentamente si riempie e diventa qualcosa di tondo, corposo, denso. Se il cinema non č altro che un illusionistico gioco di luce, la tela in movimento di Webber č qualcosa che cattura per la profonditā con la quale riesce a suggerire il mistero del maestro fiammingo. L'attrazione per la luce diventa il motivo centrale del film, e la nota che guida la sua realizzazione. Attrazione mistica, ideale, ma anche fisica, fatta di una sensualitā accennata, racchiusa nei silenzi imposti, gridata da sguardi che non se ne vedevano da tempo, suggerita da gesti carnali di poesia estenuante. E poi l'attesa, la complicitā, la frustrazione, l'egoismo di quell'arte perennemente indifferente alle passioni umane. Uno scrigno, dicevamo, ma anche un sepolcro, per quel suo modo di attutire e allontanare il mondo, per quella sua intolleranza alle interferenze, per quella sua tendenza ad inglobare e trasformare chiunque vi entri. "La ragazza con l'orecchino di perla" non č forse uno di quei film che penetrano nell'anima e la sconvolgono, ma proprio nella compostezza, nella misura, in quell'eterno avvicinarsi all'oggetto del desiderio senza mai toccarlo, nasconde la sua forza e la sua bellezza.

Silvia Quadraccia

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