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Febbre a 90°
Il Sole 24 Ore, Italia
Dicembre 1997
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Una calda nottata di molti anni fa, esattamente nell' estate del 1970:
gli italiani, dalle Alpi a Lampedusa, vivono un' indimenticabile
emozione collettiva. Il motivo e' una partita di calcio giustamente
entrata nel mito, il fantastico 4 a 3 infilato alla Germania nella
semifinale mondiale di Citta' del Messico. Un accavallarsi di
entusiasmi e delusioni, con i tempi supplementari tirati allo spasimo
e, a un certo punto, l'ombra della disfatta quasi sicura. Poi, il gol
liberatore di Gianni Rivera, un'esplosione incontenibile di urla,
abbracci, lacrime. Insomma, una vera e propria esaltazione di massa,
il risveglio da un incubo, la gioia di vedere accomunati nel tifo
anche chi, di solito, se ne sta ben lontano: le sorelle, le mamme, le
nonne, le amiche, l' intellettuale un po' schifiltoso per una volta
conquistato alla gioia del calcio.
Solo chi ha vissuto quella sera (senza ovviamente dimenticare la vittoria
ai Mondiali dell' 82) puo' comprendere fino in fondo "Febbre a 90°",
simpatica opera prima di David Evans. Che racconta, appunto,
dell'impresa di una squadra di Londra, l'Arsenal, all'inseguimento
dello scudetto ormai da molti anni. E racconta, soprattutto, la
passione sportiva totalizzante di Paul (Colin Firth), giovane
insegnante di letteratura inglese con un debole per il pallone. Evans
procede sovrapponendo diversi momenti temporali: il campionato e'
quello dell' 88/89, ma il film ci mostra con diversi flashback
l'origine del grande amore del protagonista.
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Tutto ha avuto inizio
grazie a un'idea di papa', separato dalla madre, colto un bel giorno
dalla felice intuizione di portare il giovane figlio allo stadio. Il
primo arrivo sugli spalti gremiti di pubblico e' da antologia: lo
stupore di fronte al prato verde, la gente che urla, la sensazione di
sentirsi proiettati in una dimensione del tutto diversa dal
quotidiano.
Calcio oppio dei popoli? Forse, ma a Paul non importa nulla. Lui,
allo stadio, si diverte piu' che in ogni altra parte del mondo e questo gli basta. Tanto da arrivare a trascurare la fidanzata Sarah
(Ruth Gemmel), ragazza un po' all' antica che insegna nella sua stessa
scuola. Mettere insieme pallone e amore e' davvero dura: solo la
pazienza della donna le permette di perdonare qualche mania di
troppo. Non sara' che anche lei, sotto sotto, sta diventando tifosa
dell' Arsenal?
Luigi Paini
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