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Chi è Bridget Jones
Fuma, beve, ha più di trent'anni ed è single. E' la protagonista di un film di successo in arrivo anche da noi, tratto dal best seller di Helen Fielding. Con Renèe Zellweger in splendida forma.
Il Cinematografo, Italia
18/10/2001
C'era una volta Bridget Jones. Ultratrentenne, disordinata e goffa, con numerosi vizi. Eternamente sovrappeso, disperatamente "single", scarsamente ambiziosa: l'antitesi del clichè della donna in carriera. L'eroina dei nostri tempi nata dalla penna di Helen Fielding nel 1995, sulle colonne del quotidiano inglese "The Independent", è diventata in breve famosa. Tanto che nel '96 la Fielding ha deciso di trasformare il racconto settimanale in un romanzo (anzi due) ed "Il diario di Bridget Jones" è divenuto un fenomeno mondiale (quasi 5 milioni di copie vendute, tradotto in 25 lingue, recensioni entusiastiche) ed è approdato al cinema. E la texana Renée Zellweger, guardata con sospetto in un primo momento dalla britannica madrepatria di Bridget, ha conquistato box office (oltre cento miliardi di lire) ed il cuore dei reticenti inglesi. Dall'Inghilterra agli Stati Uniti, le copertine sono fioccate ed il botteghino americano ha premiato Renée Zellweger e l'esordiente regista Sharon Maguire. La Zellweger ce l'ha
messa tutta: è ingrassata dieci chili, si è trasferita a Londra, ha imparato a parlare con puro accento inglese, ha accettato di essere ripresa in mutandoni con zoom sulle cosce piene di cellulite (lei che è così magra...). Il risultato è stato straordinario, impossibile immaginare un'altra al posto suo.
Dare vita al personaggio di Bridget era tutt'altro che semplice, ma Renée ce l'ha fatta e sin dalla scena in cui, in pigiama rosso flanella, sigaretta in mano, bicchiere di whisky accanto, canta a squarciagola "All by myself", saremp pronti ad identificarci totalmente con lei. E' la nostra Bridget Jones. Ed è questo il segreto del suo successo: Bridget è una di noi (sembra che gli uomini la amino molto meno delle donne), ha le nostre insicurezze: è indipendente, ma fragile, non sa cucinare, si trascura, fuma come una turca, beve come un'alcolizzata e la sua più grande paura è quella di morire grassa e sola, divorata da cani alsaziani senza che nessuno se ne accorga. E' piena di buoni propositi: dimagrire, fumare e bere di meno, trovare un ragazzo carino e sensibile, non innamorarsi più di lavoro-dipendenti, allergici alle relazioni serie, megalomani, guardoni, cialtroni sentimentali etc.etc. Propositi regolarmente disattesi che confida al suo diario. Va da sè che la sua vita sentimentale è un disastro, ed al posto di essere attratta dall'old-fashion Mark Darcy (Colin Firth, bravissimo), avvocato, figlio di amici di famiglia, il buon partito per eccellenza, magari un tantino noioso, sogna una storia con il capo playboy Daniel Cleaver (reso alla perfezione da Hugh Grant, per la prima volta nei panni di se stesso?) E' circondata da amici felicemente sposati ("l'unica cosa peggiore di una coppia di felicemente sposati sono tante coppie di felicemente sposati" scrive Bridget), ma quelli veri, Jude, Sharon e Tom, sono single o infelici, spesso sbronzi, come lei.
Il film riprende alcune scene topiche del libro (quella della festa a tema, la minifuga d'amore con Daniel, la cena di compleanno a base di zuppa "blu"...), senza esserne la copia fedele, smussa i toni ironici ed accentua quelli romantici (come si vede che dietro la macchina da presa c'è una donna) e gli sguardi che Bridget e Mark si scambiano diventano lunghissimi (alla fine l'uomo da sposare è sempre quello che vorrebbero le nostri madri). La colonna sonora è azzeccatissima e riprone brani di Eric Carmel ("All by myself"), Geri Halliwell ("It's raining men"), Robbie Williams ("Mrs Jones"). Alcune note sul libro: la regista Sharon Maguire(nella realtà amica di Helen Fielding) compare nel "Diario" ed è Shaz, una delle amiche di Bridget, Colin Firth, famoso in Inghilterra per la serie televisiva "Orgoglio e Pregiudizio" in cui interpreta Mr Darcy (per cui Bridget ha una grande passione), nel film diventa appunto Mark Darcy. Infine Hugh Grant: nel "Diario" si parla anche di lui, in modo forse non tanto lusinghiero però...
Marina Sanna
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