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L'importanza di chiamarsi Ernest (The Importance of Being Earnest)
Una commedia spumeggiante tratta da una delle più famose opere di Oscar Wilde.
Protagonisti Rupert Everett e Colin Firth.
Il Nuovo, Italia
06/02/2003
Il nome che ciascuno porta non è solo una parola e lo sanno bene i protagonisti de "L'importanza di chiamarsi Ernest". La storia è nota a tutti, o almeno a tutti gli appassionati di Oscar Wilde, che fu il padre di questa commedia.
Jack Worthing è l'esempio del perfetto gentiluomo: è un ricco signore che conduce una vita tranquilla e rispettabile in campagna, dove è il tutore della graziosa e brillante Cecily Cardew. Ogni tanto ha bisogno di "movimentare" le sue giornate ed allora fugge a Londra, dove prende i panni dello scapestrato Ernest Worthing, un fratello immaginario. Ernest è un libertino gaudente e scialacquatore, come del resto lo è anche il suo amico Algy Moncrieff.
La piacevole routine di Mr Worthing subisce uno scossone quando decide di dichiararsi alla cugina di Algy, Gwendolen. Quest'ultima, convinta che il suo destino sia quello di sposare un uomo chiamato Ernest e, senza conoscere la vera identità di Jack, prontamente accetta la sua offerta. Ma a rompere l'idillio interverrà la madre della giovane, Lady Bracknell, che ha altri progetti per la figlia.
Bravi gli interpreti, che animano i dialoghi conferendogli spirito e naturalezza. Su tutti Rupert Everett, perfetto nei panni del dandy edonista e scansafatiche. L'attore aveva già recitato per il regista Oliver Parker in un'altra commedia di Wilde: "Un marito ideale". Lo affianca un gruppo di ottimi attori con un esemplare curriculum cinematografico e teatrale:Colin Firth ("Il diario di Bridget Jones") veste i panni di Jack, Frances O'Connor ("Windtalkers") quelli di Gwendolen, Reese Witherspoon ("Cruel Intentions", "La rivincita delle bionde") interpreta la spumeggiante Cecily Cardew e Judi Dench l'austera Lady Bracknell.
La commedia, che lo stesso Wilde definì in maniera assai calzante una "delicata bolla di fantasia", risulta piacevole e scorrevole con punte davvero esilaranti. Oliver Parker riesce nell'impresa di rimanere fedele al testo originale pur svincolandosi dalle sue radici teatrali e, portando la storia fuori dal "salotto", realizza un'opera per il grande schermo in tutto e per tutto: panoramiche sulle strade della Londra vittoriana, fotografie dei lussuosi interni, carrellate di esterni luminosi fatti di giardini all'inglese e laghetti con ninfee.
"Oscar Wilde è uno degli autori più divertenti che siano mai esistiti" - ha dichiarato il regista - "Era divertente un secolo fa come scrittore moderno e non lo è di meno ai giorni nostri e, neanche meno attuale... L'arte sembra rimanere leggera come l'aria, non importa che per tutto il tempo sfidi i nostri pregiudizi e rimproveri la nostra intolleranza. Tocca i temi dell'identità e dell'ingiustizia sociale senza mai far sudare od annoiare".
Parole dure, in conferenza stampa da parte di Colin Firth sulla situazione politica attuale: "Blair sbaglia sulla guerra, non sono affatto d'accordo. Lui pensa di poter cavalcare la tigre" - conclude l'attore inglese - "ma la tigre non si può controllare".
Claudia Cipriani
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