Firthissimo - Articoli

by Anto




 


La ragazza che ha incontrato Vermeer, ovvero cosa si prova ad ammirare un “capolavoro” da vicino





           E’ verità universalmente riconosciuta che, incontrando il tuo attore preferito (quello per cui saresti capace di sorbirti imbarazzanti film di serie B che non ammetteresti mai in pubblico di aver visto o soporiferi polpettoni seriali di 4-5 ore solo perché lui vi appare per una ventina di minuti massimo), il tuo cervello vada inesorabilmente in pappa e le tue capacità cognitive si riducano a quelle di un’ameba protozoica.

Questo per dirvi che non so se riuscirò a fare un racconto preciso e dettagliato di quello che è successo perché sono ancora in stato catatonico, ma tenterò, sì tenterò di “riprendermi”, di scrivere qualcosa che abbia un minimo di senso compiuto e... “I shall conquer this, I shall” (1) (o almeno lo spero)! Probabilmente vorreste che vi parlassi subito di LUI, ma per capire in che condizioni gli sono arrivata davanti ed il mio conseguente “totale obnubilamento” dei sensi, dovrò fare un passo indietro e spiegarvi cos'è accaduto prima.

Dunque... E’ UNA NOTTE BUIA E TEMPESTOSA mercoledì 18 febbraio, quando vengo a sapere che la conferenza stampa de La ragazza con l’orecchino di perla si terrà probabilmente il giorno dopo alle ore 12 in un albergo del centro di Roma (ma perché diamine non me l’hanno detto prima????). La notizia non è sicura e mi viene quindi consigliato
di telefonare l’indomani alla casa di produzione del film per averne conferma e chiedere eventualmente maggiori informazioni.
Giovedì mattina, quindi, non dovendo andare al lavoro, mi “carico” con un bella tazza di cioccolata fumante, tiro fuori il tono di voce più professionale che ho e provo a chiamare, scettica però sul fatto che vadano a dire qualcosa alla prima venuta, ed invece... I'm all astonishment! (1) mi confermano subito, senza alcun problema, sia il luogo che la data dell'incontro (e già da lì la cosa mi doveva insospettire... troppo facile! Allora non mi è proprio servito a niente leggere l'opera omnia di Agatha Christie...).
Dopo aver telefonato alle amiche firthesse romane per dare la ghiotta comunicazione, rimango lì a rimuginare, domandandomi se sia o meno il caso di andare a questa benedetta conferenza (ebbene sì, mi sono posta questo dubbio, forse non ci crederete, ma è vero!), perché:
1- ho un importante appuntamento in mattinata e non so se mi libererò in tempo;
2- piove a dirotto;
3- immagino che l'incontro sia blindato e temo che la mia “firthitudine” (2) mi si legga in faccia ad un chilometro di distanza (persino di notte e senza fari…) e che quindi mi allontanino con la forza, per evitare un mio assalto a Daman (3) in stile “piovra assatanata”;
4- non sono neanche sicura che Colin ci sia davvero;
5- non so se voglio incontrarlo di persona (NO, NO, NON SONO MATTA, ma questo è un altro discorso...).

Il problema è che PRIMA ti sorgono tutti questi dubbi (“Ma che ci vado a fare... ho altri impegni... perdo tempo... forse non lo vedo neanche... alla mia veneranda età mi metto a fare 'ste cose... magari poi scopro che di persona ha il fascino di un'aringa marinata e ci rimango male...” ecc.), ma POI, se vieni a sapere che LUI c'era e qualche firthessa (4) l'ha pure visto (un nome a caso... Basty!), non puoi fare a meno di rosicare!
Insomma, alla fine decido salomonicamente che se mi libererò per tempo dall'appuntamento e ne avrò ancora voglia, magari proverò a fare un salto alla conferenza stampa. Visto che il mio incontro finisce prima del previsto, capisco di non avere altri alibi e che è proprio destino che vada all'albergo in questione. Per non fare proprio la figura della colinmaniaca, decido che, se mi chiederanno qualcosa, fingerò di essere una giornalista di una testata minore (naturalmente non posso mica dire di essere de "Il Corriere della Sera"!). Mi metto quindi sotto braccio un giornale aperto alla pagina Spettacoli, cerco di darmi un contegno professionale (ma che cavolo... perché proprio oggi dovevo mettermi le lenti a contatto?? Con i miei occhialetti da prof. di matematica, sarei stata perfetta!!), faccio un bel respiro e... via, entro!

Mi riprometto di tirare dritto e di andare sparata nel salone dell’albergo, perché tanto troverò scritto qualcosa che m’indichi dov'è la conferenza, no?? Quei cerberi dei portieri dovranno abbattermi per fermarmi, tze'! Insomma, mentre comincio a sentirmi una sorta di Rambo in gonnella, mi rendo conto che in giro non c'è alcun cartello o locandina del film, per cui sono costretta a chiedere informazioni ad una tizia che dice di non sapere nulla di GWAPE (5) (mmm... qui c'è qualcosa che non va... ti pare che non si ricorderebbe di uno come Colin??) e che mi invita a rivolgermi al portiere. Questi, gentilissimo, si dà da fare per aiutarmi, ma sembra anche lui all'oscuro di qualsiasi genere di conferenza.
Mentre guardo più volte l'orologio, facendo finta di spazientirmi, arriva una ragazza che, dopo avermi squadrata per benino (Anto fai la faccia da giornalista, Anto FAI la faccia da giornalista!), mi comunica che in quel momento in albergo si stanno tenendo delle interviste su GWAPE, ma nessuna conferenza stampa. Proverà comunque a chiamare la casa di produzione del film per avere delucidazioni in merito. Comincio a nutrire qualche piccolo timore... sarà mica reato spacciarsi per qualcun altro??? La firthite (2) può essere considerata un'attenuante? Conosco qualche buon avvocato? Colin verrà al mio processo? E' proprio vero quello che diceva Bridget Jones che in prigione si dimagrisce e i capelli diventano più lucenti??
Mentre la tipa telefona, borbotto qualcosa sulla poca professionalità delle case di produzione e sul fatto che, a causa della loro mancanza di serietà, io abbia perso un’intera mattinata di lavoro... sono in pieno delirio di onnipotenza! Risultato: la ragazza mi dice che la conferenza c'è, ma si sta svolgendo in un'associazione che ha sede al numero 11 di Piazza Venezia, un altro luogo poco distante. Con tono distaccato, le chiedo se sia possibile assistere almeno alle interviste, ma lei mi risponde che sono riservate a quelle testate che si sono già prenotate. Insomma, niente da fare. Non mi rimane che ringraziare ed andarmene.
Esco da lì con la netta impressione che la tizia abbia subodorato la mia reale identità di firthessa in incognito ed abbia voluto mandarmi via con eleganza. Com'è possibile infatti che le interviste e la conferenza stampa si tengano simultaneamente in luoghi diversi? Colin ha tante qualità, questo è vero, ma non credo possieda anche il dono dell'ubiquità! E poi, mentre parlava al telefono con l'addetto della casa di produzione, mi è sembrato che la ragazza mi guardasse in un modo un po’ strano... e se in realtà Daman fosse in albergo e si trovasse solo a qualche piano di distanza da me??? NOOO, NON VOGLIO NEMMENO PENSARCI!!!!!!!!!!!!!!! Ok basta, ci ho provato, ma è andata buca. E’ meglio che me ne ritorni a casa a fare la personcina seria. Dunque, andiamo alla metro... però Piazza Venezia in fondo non è lontana, potrei anche arrivarci, così… per curiosità, eppoi da lì prendere l’autobus... tanto metropolitana o autobus è la stessa cosa, no?!?

Una volta scesa nella piazza proprio sotto il “famoso” balcone, comincio a cercare 'sto benedetto numero 11... 3... 5... 7... 11! Ci siamo. Calma. Niente panico Anto, pensa a qualcosa di rilassante... chessò, uno scorcio bucolico, l'arietta primaverile che fa stormire le fronde degli alberi, le colline rugiadose punteggiate di fiori, un cavaliere sudato che arriva, scende da cavallo, si getta in uno stagno e ne esce con una “wet shirt” ed i capelli ricci arruffati (6) … NO!!!! N-I-E-N-T-E COLIN!!!
Riproviamoci: cosa c'è di più riposante e tranquillizzante del lento fioccare della neve?... Ma perché diamine lo associo ad un tizio alto e slanciato in maxi cappotto e sciarpa che cammina con passo elastico proprio come i “nice boys fucking do”??? (7)
No, così proprio non va... lo sapevo, lo sapevo, che dovevo continuare ad andare alle lezioni di training autogeno con la mia amica Rossella! Basta, facciamola finita, saliamo queste scale e non parliamone più. Io sto qui a farmi le ***** mentali e quasi sicuramente Colin neanche ci sarà! Mi devo assolutamente ricomporre, devo riprendere l'aria da giornalista seria per la quale intervistare Daman o Massimo Boldi è la stessa identica cosa.
Entro quindi nell'associazione e chiedo con sicurezza “Buon giorno, la conferenza stampa de La ragazza con l'orecchino di perla?” Risposta: “Sì, guardi, è più avanti, la prima porta a sinistra”. Non ho neanche il tempo di stupirmi del fatto che l’incontro si tenga sul serio e che quindi tutti gli accidenti da me rivolti alla povera ragazza dell'albergo erano immotivati, che già penso a come poter superare “il posto di blocco” del controllo accrediti.
Questa conferenza sembra blindata, ho l'impressione che la casa di produzione abbia volutamente depistato le fans (come spiegare sennò le notizie imprecise datemi al telefono?), ti pare quindi che non ci sarà un'attenta operazione di filtraggio dei partecipanti? Cosa dirò ai cerberi in cui m'imbatterò quando non troveranno il mio nome sulla lista dei giornalisti accreditati? Ma soprattutto, Colin merita tutto questo???? Mi auguro almeno che quando sarò in prigione mi mandi qualche pagnotta con una lima dentro... Oh be', fatto ormai trenta, facciamo anche trentuno: m'inventerò qualcosa sul momento. Forza e coraggio, andiamo! Con passo deciso, giro l'angolo e......


         AHHHHHHHHHHHHHHHHHHHH!!!!! LUI è lì a meno di TRE-TROIS-THREE-3 METRI DA ME!!



Non potete immaginare la meraviglia-stupore-salivazioneazzerata-tachicardia-pallore cadaverico di cui sono stata preda! Colin siede dietro ad un tavolo, proprio di fronte a me, e non vi è nulla che ostacoli la mia visuale perché tutte le sedie della sala sono poste lateralmente all'entrata. Insomma, a dividerci ci sono solo alcuni metri di parquet... a pensarci bene, se prendessi la rincorsa, in 4 secondi al massimo sarei tra le sue braccia... oppure spiaccicata contro il vetro della finestra che offre una splendida vista sull'Altare della Patria!
Tutto questo forse potrà sembrarvi un po' esagerato, ma dovete pensare che, nel mio caso, oltre all'evidente emozione di incontrare Daman in carne, ossa e fossette, a giocare un ruolo importante è stata anche la totale imprevedibilità del fatto. Voglio dire, io ho cercato questa conferenza più per puntiglio che per reale convinzione, non credevo davvero di potervi assistere ed ammetto che non ci sarei rimasta male più di tanto se poi non si fosse tenuta. Ed invece Colin è lì e sta guardando proprio ME! (D'altronde come potrebbe non guardarmi, visto che gli sto di fronte a breve distanza con quella che reputo un'espressione ahimè non troppo sveglia?).
Cerco disperata un posto dove potermi accasciare e riprendere, ma purtroppo le sedie vicine sono già tutte occupate da persone intente a scrivere freneticamente non so cosa. Be' sì, ripensandoci siamo ad una conferenza stampa per cui si dovrebbero prendere appunti, vero... Dunque, non posso sedermi perché gli unici posti liberi sono lontani e dovrei far alzare un po' di gente per arrivarci, rischiando così di disturbare la conferenza già iniziata… che mi rimane da fare allora? Deciso, resterò qui in piedi, godendo dell'ottimo "panorama" e rimandando lo svenimento a più tardi. Tiro subito fuori il block-notes che ho appresso per darmi un'aria professionale come tutti gli altri e annoto per prima la cosa fondamentale : "Colin indossa una maglietta nera sotto una giacca di velluto marrone testa di moro. I jeans sono chiari e gli stivaletti marroni con l'elastico". Niente male come inizio, eh?
Penso allora che sia il caso di guardarmi meglio attorno e di staccare gli occhi da Daman per evitare che mi consideri una tipa un po' strana. Mi rendo finalmente conto che al tavolo con lui siedono anche Peter Webber, il regista di GWAPE, e la traduttrice. Tutto mi sembra irreale. E' così strano trovarsi inaspettatamente davanti ad una persona che apprezzi, che hai visto spesso al cinema, di cui parli con le amiche e della cui vita conosci molto, ma che rimane sostanzialmente un estraneo. Questa sensazione d'irrealtà è inoltre accentuata dal fatto che Colin, dal vivo, è esattamente come appare sullo schermo. Ecco sì, mi sembra proprio di guardare una delle sue tante interviste tv!
Ha la medesima postura che gli ho visto assumere più volte: siede infatti un po' "scivolato" sulla sedia, con le lunghe gambe accavallate e la mano sinistra sul mento. Riconosco gli stessi capelli spettinati, il fisico alto e snello, il mento squadrato, le fossette (ehm... quelle del viso intendo...), la fede lucente che brilla all'anulare. Notando quest'ultima, mi viene da sorridere pensando a lui (o Livia????) (8) che la lucida tutte le sere per renderla "sbrilluccicante", chiaro segnale deterrente per le fans più indomite ed accanite!

Immagino che ora le firthesse più serie vorrebbero un resoconto dettagliato delle domande poste a Colin ed a Webber dai giornalisti. Purtroppo non posso essere molto esauriente in merito perché, come ho già detto, sono arrivata a conferenza iniziata e ricordo solo vagamente ciò che ho sentito... sapete com'è, "my mind was more agreeably engaged"! (9) Noto però che un tizio barbuto chiede al regista se ci siano stati problemi nell'acquisto dei diritti d'autore di un best seller come GWAPE, e Webber ribatte che tutto è filato liscio perché il produttore aveva già preso contatti con la Chevalier (10), prima ancora che il libro fosse pubblicato. La scrittrice infine si era ulteriormente tranquillizzata sapendo il nome della brava sceneggiatrice che avrebbe tradotto il suo romanzo per il grande schermo. Webber insiste poi nel dire che ha chiesto ai suoi attori un tipo di recitazione "soft", sottotono, lontana dai clichés che rappresentano l'arte solo come genio e sregolatezza.

           Mentre sembro seguire attentamente l'intervento del regista, annuendo di tanto in tanto con aria interessata, in realtà non smetto di osservare Colin e lo vedo ascoltare e spaziare con lo sguardo sulla sala (questa tecnica l'ho perfezionata in anni di lezioni universitarie quando, fingendo di seguire le spiegazioni del prof., giocavo invece a battaglia navale con il mio vicino...). Ebbene sì, anche se può apparire un po' melodrammatico, a voi amiche firthesse devo confessarlo: i nostri occhi per un attimo si sono incontrati ed io ho abbassato timidamente i miei davanti all'acutezza del penetrante sguardo firthesco (Wow! Ci sto prendendo gusto, potrei continuare così tutto il resto del resoconto: "E lui sollevò il villoso petto, ansante al cospetto di cotanta bellezza"... a me i romanzi Harmony fanno un baffo!!!). :)
Tocca poi a Daman rispondere ad una domanda sulle difficoltà incontrate nell'interpretare un personaggio misterioso e poco conosciuto come Vermeer. Colin tiene a precisare che il suo interesse principale è stato cogliere e trasmettere allo spettatore la tensione creativa, l'essenza di un artista, non la sua tecnica. Non desiderava infatti fare una lezione di pittura, ma lasciare intuire la vulnerabilità (e qui sottolinea l'importanza del termine con un gesto della mano) del pittore. Mi colpisce particolarmente l'eleganza con cui muove le lunghe dita affusolate nell'aria, abitudine molto poco anglosassone... sarà forse frutto dell'influenza italiana di Livia??! :-) Annoto mentalmente anche il modo terribile in cui Colin pronuncia il titolo francese di un film di Jacques Rivette, La belle noiseuse, da cui ammette di aver preso spunto per rappresentare in maniera credibile la relazione tra un pittore e la sua modella. Vi ricordate come diceva in Love Actually? "Ge sui trèsorò de vus avuar isi" (vale a dire "Je suis très heureux de vous avoir ici")? Be' la pronuncia inglese è rimasta purtroppo la stessa... meno male che in italiano se la cava molto meglio che in francese!
Appena Colin finisce di rispondere a questa domanda, la tipa che mi sta accanto, sicuramente un'addetta della casa di produzione (la stessa che, quando ero arrivata, mi aveva "accolta" con un ruvido "Siamo già a metà conferenza!" a cui avevo ribattuto "Ma siete voi a dare informazioni sbagliate!"), si fa avanti ed esclama un perentorio "No More Questions Please, basta con le domande per piacere!", togliendo praticamente la parola ad una giornalista che stava per rivolgersi a Webber.
A questo punto... avete presente l'assalto a Fort Alamo? O per capirci meglio, quello che potrebbe succedere se il negozio di Valentino in via Condotti vendesse tutto col 90% di sconto? Ecco, direi che accade qualcosa di simile, anche se per fortuna la furia "autografifera" è relativamente contenuta perché le partecipanti alla conferenza non sono poi molte.

Mentre sto lì, cercando un modo disinvolto per accostarmi a Colin senza tradire la mia natura di firthessa che si è vista almeno 4 volte tutto Orgoglio e pregiudizio, Basty mi afferra e mi trascina avanti dicendo "Anto, muoviti! Tira fuori qualcosa da far autografare!". ARGH! Non ho niente di decente! Custodia degli occhiali da sole, appunti di lavoro, ombrello, floppy disk... non posso mica fargli firmare la tessera dell'autobus! Perché, perché, non ho avuto più fiducia nella mia buona stella firthesca? Perché non mi sono portata appresso qualcosa di particolare e significativo? A questo punto non mi rimane altro da fare che affidarmi al buon vecchio block-notes (dove ci sono delle preziose annotazioni di lavoro, se le perdo, sono finita... ma chissene importa!) ed avvicinarmi a Colin senza sgomitare troppo.
Lui è davvero un gentleman: rilassato ed affabile, non si sottrae all'assedio e firma gli autografi rivolgendo una parola cortese a tutti (sarebbe meglio dire a tuttE). Lo sento finalmente parlare in italiano quando, non riuscendo più a scrivere con la penna che ha in mano, la alza e chiede "Qualcuno ha una peeeenna?" con lo stesso modo di allungare le vocali con cui pronunciava il termine "boooarsa" in una passata intervista per L'importanza di chiamarsi Ernest.
OH SIGNUR! Ora tocca a me! Gli osservo la testa china (i capelli ci sono, tranquille, ci sono, anche se non sono particolarmente folti...) e vorrei dirgli qualcosa di intelligente, profondo, simpatico, qualcosa a cui ripensi con un "Ah sì, questo mi ha colpito", ma sotto il suo sguardo interrogativo che attende di sapere a chi dedicare l'autografo, non mi esce altro che un banalissimo "Ad Anto, grazie". Davanti a cotanta imbranataggine, il mio spirito guerriero di firthessa si ribella: "Ma come, ho Daman a 30 cm di distanza e questo è il massimo che riesco a dire? 3 paroline tristi e striminzite? Eh no, voglio almeno che lui mi guardi, che parli con ME, che prenda atto della MIA presenza, anche solo per un attimo, diamine! Poi ognuno se ne tornerà felicemente a casa propria".
In una frazione di secondo, mi chiedo se porgli una domanda in inglese o in italiano, ma poi decido che preferisco sentirlo parlare nella mia lingua: primo perché è più raro, secondo perché voglio accertarmi dei miglioramenti fatti e terzo perché... siamo in Italia no? In quel momento, l'unica frase di senso compiuto che mi viene è "Quando la vedremo in un film italiano?" (Brava Anto, così va meglio...). Al che lui mi guarda, scrolla le spalle come fanno di solito i bambini e dice scherzoso "Quaaando me lo faanno faare!", pronunciando la classica "erre" all'inglese. E, subito dopo, aggiunge "Peerò devono trovaare un ruoolo peerr un ingleeese!" e sorride in quel suo solito modo un po' sghembo... L'impressione che ne traggo è che Colin sia una persona davvero carina e disponibile. Ne ho la riprova quando la tipa della casa di produzione ringhia un "Basta adesso. Colin deve andare!" e lui le risponde "Neu, neu va beene", facendole un gesto con la mano come per dire "Non ci sono problemi, mi fa piacere restare".
Anche Basty sembra quasi in catalessi al punto che, quando Daman scrive male il suo nome sulla dedica, lei se ne esce beatamente con un "Non importa...". La nostra amica però si riprende ben presto perché un minuto dopo è già lì a chiedergli di fare delle foto insieme... che coraggio, brava! Mentre lei gli sta accanto sorridente, io combatto fantozzianamente con borsa, sciarpa, block-notes, ombrello, apparecchio fotografico e rullino da inserire (ero così sicura di non incontrare Colin che non l'avevo neanche messo!), ma alla fine mi scoccio e mollo tutto sulla prima sedia che trovo, lasciandomi in mano solo la preziosa macchinetta. Armata di coraggio, mi avvicino, gli tocco leggermente il braccio per farlo voltare (IL SUO BRACCIO! HO TOCCATO IL SUO BRACCIO!!!) e con voce forse un po' troppo flebile e timida (d'altronde sono una personcina a modo, no??), gli chiedo “Possiamo fare una foto insieme?”. Risposta: “Si, ceerrto!” .......ahhhhhh ora posso morire felice! :-)

E' INCREDIBILE: IO sto per fare una FOTO con COLIN! Già m’immagino la gigantografia che appenderò in camera (mmm… meglio sulla parete di fronte al letto o direttamente sul soffitto in modo tale che sia la prima cosa che vedo appena sveglia e l'ultima prima di addormentarmi???)... Mentre sto per mettermi in posa accanto a Daman, rigida come un baccalà, prego disperatamente (giurin giuretta, d'ora in poi sarò una fanciulla perfetta!) che la mia faccia non sembri un incrocio tra un ornitorinco ed uno gnu, ma che lasci trasparire invece tutto il mio fascino / intelligenza / simpatia / vivacità / ecc. (sono una firthessa, cribbio!).
Su Anto, concentrati, pensa, hai altri 30 secondi per dirgli qualcosa... “Mi è taaanto piaciuta la sua interpretazione di Tommy Judd in Another Country, ma lo sa che era proprio carino così giovane?" NOOOO, mi prenderebbe per una schizzata che ha dentro l'armadio l'altarino con le sue foto ed i ceri... Riproviamoci: “Ha delle mani così belle, per non parlare poi del bozzetto sul polso!” ARGH, così sembro una feticista!... O magari: “Lei pare tanto una brava persona: mi dica, cos’altro sanno fare i “bravi ragazzi” oltre a baciare dannatamente bene?” Sì, guarda, questo è proprio il modo migliore per farmi prendere per una maniaca...
Dunque, ho deciso: per ora gli faccio una domanda seria, poi, mentre risponde, penserò a qualcos'altro di più brillante, ma che non sembri troppo inquietante, alla Misery non deve morire. “Ha progetti per il teatro?” (sì, ecco un'altra bella frase professionale, d'altronde se sto qui si suppone che sia una giornalista…) Risposta: “Neu, per oora neu, contiiinuuo con i film” Ed è proprio allora, in quel preciso momento, che COLIN mi mette una mano quasi dietro al collo, tra la spalla e la schiena, ed io non posso fare a meno di appoggiarmi (accasciarmi???) a lui tipo Torre di Pisa e di perdere un po' del mio apparente self control.
Mi salva dal temporaneo black out mentale il flash della macchinetta che dovrebbe immortalare il “fausto evento” e che invece si rifiuta di fare il suo sacrosanto dovere (se è la mia, giuro che farò i conti con lei a casa e la punirò spietatamente per la sua ignobile insubordinazione). Quello che mi colpisce è che sia lo stesso Colin a notare il fatto e ad esclamare “Il flash! Non ha scataaaato!”, rimanendo tranquillamente accanto a me, in attesa di fare un'altra foto. Quale altro attore famoso si sarebbe comportato così??
Guardiamo la ragazza che sta per fotografarci e ci accorgiamo che le sue mani tremano visibilmente per l'emozione. La capisco benissimo perché è la stessa sensazione che ho provato anch'io quando scattavo le foto di Colin con Basty: tu stai lì, ti rendi conto di avere lo sguardo di Daman fisso su di te ed hai la netta impressione che per lui tu non sia trasparente, ma che ti “veda” sul serio. Insomma, mentre Colin sembra gentilmente divertito dalla trepidazione della fanciulla, io non posso fare a meno di esclamare ironicamente “Mi sa che questa foto verrà mossa...”, al che lui, sorridendo (GULP! LE FOSSETTE!), mi fa una carezza sulla schiena... (cioè, più che una carezza vera e propria è una specie di strofinamento avanti ed indietro, ma lasciatemi credere che fosse una carezza...)

           E' tempo ormai di andare via. Lo abbiamo osservato, gli abbiamo parlato, ci siamo fatte fare gli autografi e le foto con lui, non possiamo chiedere e sapere di più (sigh!). C'è stato un momento in cui lo avevamo sperato, quando cioè una giornalista si era avvicinata per dirgli che doveva fargli visionare qualcosa e lui le aveva risposto “Ah, va beeene, me lo può inviaaare peeer e-maail!”. In quel momento le nostre orecchie di firthesse si erano “appizzate” stile “donna bionica” per captare eventualmente il prezioso indirizzo, ma purtroppo lui aveva continuato con un “Chieda l'indirriiizzoo alla mea ageente!”. (A proposito, quale potrebbe essere quello di Colin? colin.chebell'uomo@firth.it ?? damanhimself.ipresume@p&p.uk (11) ???) Vabbe', in fondo meglio così, sai sennò il conflitto interiore tra la voglia di scrivergli ed il sacrosanto e doveroso rispetto della sua privacy?
Ci dirigiamo così verso l'uscita, vedendo che Colin sta andando in una saletta accanto dove tutto è predisposto per le interviste (credo che sia stata girata lì quella del Tg3). Mentre siamo in corridoio, lui ci passa vicino e la ragazza accanto a noi riesce a dirgli prontamente: “Grazie ancora!”. Daman si ferma, la guarda, le sorride, le risponde “Figuuraati!” e se ne va.
Ecco, questo è tutto amici ed amiche firthesse. Ribadisco che Colin mi è sembrato gentile, rilassato, alla mano e sorridente (… oltre che un figo pazzesco naturalmente!) ;-)
Come in ogni favola o racconto che si rispetti, ci deve essere una morale finale e per la storia che vi ho appena narrato direi che è questa:
MORALE 1: Non sono una persona che di solito ha la faccia di bronzo e quindi quest'avventura prova inconfutabilmente che averla ogni tanto può rivelarsi molto utile. Eppoi fidatevi, se sono riuscita io a vedere Colin, perché non dovreste farcela pure voi con un po’ di fortuna? :-)
MORALE 2: Per citare Basty… CHE BELL'UOMOOOOOOOOOOOO!!!!!

“Stretta la foglia / larga la via / dite la vostra / che io ho detto la mia!”


QUALCHE SPIEGAZIONE PER LE FIRTHESSE ALLE PRIME ARMI:

(1) Citazione tratta da Orgoglio e Pregiudizio.
(2) Il termine “Firthitudine”, o più frequentemente “Firthite”, deriva naturalmente dal cognome Firth ed indica una sorta di malattia, di appassionata ammirazione per l’attore in questione. Finora non se n’è trovata la cura… (ma qualcuno l’ha cercata?!)
(3) Altro termine per indicare Colin derivante dall’espressione “Damanhimself I presume” pronunciata da Mr Gardiner in Orgoglio e pregiudizio.
(4) “Firthessa” indica una fanciulla seriamente malata di firthite.
(5) Acronimo del titolo inglese del film Girl With A Pearl Earring (GWAPE), vale a dire La ragazza con l’orecchino di perla.
(6) Scena cult del bagno di Mr Darcy nello stagno tratta da Orgoglio e Pregiudizio.
(7) Non ditemi che non vi ricordate il finale de Il diario di Bridget Jones!
(8) Livia è il nome della bella e fortunatissima moglie di Colin.
(9) Altra citazione da Orgoglio e pregiudizio …vediamo se vi ricordate chi la fa!
(10) Tracy Chevalier è l’autrice di La ragazza con l’orecchino di perla.
(11) Vedi nota 3.


Anto

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