Firthissimo - Articoli

by Val




 


L'importanza di essere audaci, ovvero il mio incontro con Colin Firth





           Mercoledì 5 febbraio, ore 17,15. Sono ancora in ufficio. Tra due giorni esce finalmente TIOBE nei cinema. Non mi riesco a dare pace: ma è possibile che non ci sia una première, un incontro con la stampa, uno straccio di promotion da parte del cast? Forse il film è troppo 'low profile', oppure sono rimasti delusi dalla tiepida accoglienza ricevuta in USA e UK, è passato troppo tempo ormai e non vogliono investire troppo per il lancio in Italia. Comunque faccio un ultimo giro in rete, giusto per ammazzare il tempo fino all'ora di uscita. Digitando 'Ernest, Everett (!), Roma, presentazione' compare miracolosamente un trafiletto che annuncia una preview per domani, giovedì 6 febbraio, a Roma, alle 10.30. Ding-dong! Ah! Ecco! Mi pareva! E dove? A chi chiedere? Altro giro in rete, e scappa fuori il nome dell'addetta stampa della Medusa Distribuzione; con un'ulteriore ricerchina trovo anche ben due numeri di telefono, e a questo punto non ho scelta: chiamo! Ovviamente non mi sono preparata nessuna scusa, nessuna copertura, vado a braccio! E' occupato a lungo (e io dovrei schizzare a casa, visto che alle 19.30 arrivano amici a vedere P&P...) e quando alla fine risponde qualcuno sono quasi le 18! Per darmi un contegno sparo una domanda interlocutoria: chiedo in quali sale sarebbe uscito Ernest a Roma, e vengo gentilmente accontentata. Allora mi faccio coraggio e con voce il più possibile distaccata domando se domani è prevista una conferenza stampa, e a che ora. Ma la tizia non è mica nata ieri! "E chi lo vuole sapere?", mi fa. A quel punto non trovo di meglio che dirle la verità, sperando se non altro di impietosirla. "Siamo un sito di fans" "Fans? E di chi?"
" Ma di Colin Firth, naturalmente"! La tizia sul momento non può credere a tanta sfrontatezza, ma poi si fa una bella risata, e cerca di farmi capire che mai e poi mai, nemmeno sotto tortura, avrebbe rivelato ad un gruppo di fans scalmanate il luogo dell'incontro. "Ma allora LUI ci sarà" grido trionfante!. "Sì, questo lo posso confermare" dice l'addetta stampa, e aggiunge col tono di una madre che fa la ramanzina alla figlia tredicenne "Ma guardate che è grande, è sposato! ha anche un figlio!!". "Due figli, se è per questo", la correggo d'istinto, cercando poi in corner di riconquistare un po' di contegno: "E noi non siamo mica di quelle fans scalmanate, quelle ragazzine urlanti che svengono alla sola vista di Clooney (no???)". Insomma, l'ho sfinita al punto che mi ha detto dove si proiettava il film in anteprima, ma è rimasta abbottonatissima sul luogo della conferenza stampa. Al che ho sguinzagliato le altre firthesse con una disperata mail sulla ML del circolo, e le romane anche per telefono! Le ospiti che in serata sono venute a casa mia a vedere P&P sono rimaste molto stupite del fatto che io invece di stare come al solito appiccicata allo schermo a ripetere tutte le battute a fior di labbra con occhi sognanti, continuassi a scappare in camera a fare e ricevere misteriose telefonate. Insomma, Adri, Anto e Lucy si sono date da fare, ma alla fine non sembrava che avessimo alcuna possibilità: la conferenza stampa era blindatissima, e l'unica cosa certa era la preview al cinema Metropolitan alle 10.30. La mattina seguente sento ancora Adri, ma alla fine concludiamo che le possibilità di incontrare Colin sono estremamente scarse, quasi nulle, e che forse è meglio smettere di pensare e di comportarsi come ragazzine tredicenni e fare qualcosa di più costruttivo invece di pianificare una mattinata persa ad aspettare come stupide davanti ad un cinema, al freddo e al gelo. Io però decido di passarci lo stesso, tanto per dare un'occhiata in giro! In fondo oggi ho preso un day off, sono libera, e le pulizie preventivate le posso fare pure nel pomeriggio (ahimé, povera Alex! :-). Preparandomi ad uscire di casa penso che nell'improbabile eventualità di un incontro, anche brevissimo, con Colin, dovrei essere pronta a fargli una foto... ma l'unico rullino in macchina è finito (Accidentaccio!)... allora almeno un autografo, ma su cosa? Detesto quei pezzettini di carta che poi non sai cosa fartene... idea brillante! Sfilo dalla custodia di plastica la locandina della vhs di "Un mese in campagna" dove c'è la foto di lui con Kenneth Branagh ("Who's Ken Branagh?" LOL!) e la metto nello zaino: se avrò un autografo, sarà su qualcosa che rimane, e soprattutto sulla locandina del mio film preferito! Cioè... di UNO dei miei films preferiti! ;-)
Sono quasi in ritardo, ma passo comunque dalle ragazze della English Bookshop che si trova a due passi dal cinema (via Ripetta), per farmi augurare buona fortuna (vedi Bridget!): per tutta risposta ottengo un "Ecco perché oggi ti sei truccata!". Ehm... si vede così tanto? magari porta bene... Davanti al cinema c'è poco movimento; dentro c'è un banchetto di accoglienza per i giornalisti accreditati; le ragazze che fanno la fila per entrare non sono molto diverse da me: tutte sulla trentina, con lo zainetto, il casco del motorino, un blocco di appunti in mano... Decido improvvisamente che vale la pena di provarci, o la va o la spacca! Mi presento alla tipa del banchetto in un momento in cui non c'era nessun altro nei paraggi, e con grande sicurezza le dico: "Ho parlato con lei, ieri pomeriggio, vero?". Lei rimane un po' perplessa, allora io insisto "Sì, ho chiamato ieri, è per la presentazione di Tiobe! Io sono del Circolo!" "Ma... di quale circolo?" "Del Circolo Colin Firth, ovviamente!": non so come ho fatto a dirlo senza scoppiare a ridere, ma è andato tutto liscio, la tipa l'ha bevuta e mi ha dato pure la cartella stampa! Nel cinema ci sono molti altri giornalisti, e anche una classe di ragazzi delle medie che fa una gran confusione. Almeno mi sarò goduta il film, penso. Comincio a chiacchierare con le ragazze più vicine, che mi dicono che la conferenza stampa ci sarà subito dopo il film, alle 12.30, all'Hotel de Russie, in via del Babuino, vicinissimo al cinema! Allora con aria indifferente chiedo se secondo loro mi farebbero entrare anche senza accredito, e rispondono che sarà difficile, ma che comunque loro non lo sanno, perché essendo ormai conosciute non le ferma più nessuno per chiedergli chi sono. In quel preciso istante capisco cosa devo fare: seguirle!!!! La fortuna arride agli audaci, penso mentre mi gusto il film, per la prima volta sul grande schermo: Colin è veramente da urlo, ma io non posso urlare, né sospirare rumorosamente, né aggrapparmi convulsamente al braccio di un'ignota vicina. Faccio un enorme sforzo di autocontrollo. All'uscita hanno tutti un po' fretta, e io esco tallonando le due 'famose giornaliste', e mi dirigo con passo sicuro dietro di loro verso l'albergo, inalberando la mia cartella stampa come un vessillo. Entriamo nella hall dove ci sono i cartelli che indicano la sala dove si svolge la conferenza stampa. Non chiedetemi di descrivere l'albergo, che pare sia uno dei più belli di Roma e non c'ero mai entrata prima d'ora, perché non ne ho assolutamente alcun ricordo: mentre camminavamo pensavo solo al momento in cui mi avrebbero scoperta e cacciata via a pedatoni! Il gruppetto che stavo tallonando si ferma appunto davanti al tavolo di accoglienza dove c'è la temibile addetta stampa della Medusa, che però si mette a chiacchierare con loro, e io approfitto per svicolare dentro con nonchalance, sussurrando un "Salve! Buongiorno!". Ecco: sono nella saletta! Non tanto grande, con belle poltrone imbottite sui toni del giallo, e con l'intero lato sinistro aperto su un ampio cortile interno dove si intravedono tavoli apparecchiati. Chissà se riesco a rimanerci? Intanto mi accomodo in seconda fila, e tiro fuori la cartella stampa con aria molto professionale. Ci sono parecchie persone, quasi tutte donne, che parlano degli ultimi eventi, di George Clooney che hanno visto ieri e di altri divi: che invidia! A loro le pagano per andare al cinema!
Vicino a me è seduta una ragazza con cui avevo già parlato prima della proiezione, e cominciamo a chiacchierare: fa la freelance e partecipa a molte conferenze stampa. Mi accerto che abbia una macchina fotografica, e con notevole spudoratezza le chiedo se alla fine mi permetterà di fare delle foto, qualora se ne presenti l'occasione. Ad un certo punto mi blocco nel bel mezzo del discorso perché entra LUI: alto, disinvolto, vestito tutto di nero, percorre il corridoio con andatura sciolta, sinuosa e rilassata, sorridendo al suo interlocutore: spariscono insieme nel cortile, dove vedo altre persone con attrezzature fotografiche. Ma... era lui veramente o me lo sono sognato? Perché tutte le altre persone nella stanza non hanno mosso un sopracciglio e non hanno interrotto le loro chiacchiere nemmeno per un attimo, mentre i miei battiti cardiaci sono schizzati a 1000???? Mentre occhieggio nel cortile sento qualcuna delle presenti che sbuffa e dice: "Ma insomma, è tanto che aspettiamo e qui non arriva nessuno!". "NESSUNO?????". Ma... dico, non vi siete rese conto che è entrato Colin???? Io sono qui che non mi reggo in piedi dall'emozione ma devo darmi un contegno perché si suppone che sia una distaccata giornalista, e queste non si rendono conto di nulla?! Robe da pazzi! Dopo le foto Colin rientra nella sala, e si siede al tavolo, tra l'interprete e un rappresentante della Medusa Films che lo presenta brevemente. Lui è lì, a due metri da me, sorridente, rilassatissimo, molto a suo agio. Ha un look da bravo ragazzo, capelli abbastanza corti e un pochino spettinati (ma non alla Paul Ashworth!), basette piuttosto lunghe, insomma, un Mark Darcy un po' arruffato; niente barba, nemmeno un'ombra; giubbetto nero, camicia nera sotto, molto casual, jeans scuri... non chiedetemi altri particolari sull'abbigliamento, perché la mia attenzione è stata immediatamente e per sempre catturata dallo sguardo magnetico, dai suoi occhi mobilissimi ed incredibilmente espressivi: se già vi fanno quell'effetto a video, figuratevi cosa può essere di persona!!!! Continuo a boccheggiare, mi agito sulla sedia, mi guardo intorno beata e chiedo alla mia vicina di pizzicarmi il braccio per essere sicura che sia tutto vero! Cominciano le domande: si capisce subito che questi giornalisti non sanno un accidente di lui, della sua carriera, non sono preparati assolutamente a trovarlo solo (il regista Oliver Parker ha perso l'aereo, arriverà solo nel pomeriggio). C'è un po' di esitazione, vengono fuori le solite domande scopiazzate da qualche altra conferenza stampa. Colin è veramente rilassato, è evidente che non teme molto da questi poveri giornalisti italiani che lo considerano un attore comico (!), che confondono Mark con Fitzwilliam (!!) e che non hanno mai sentito parlare della scena del lago di P&P (!!!). I giornalisti fanno le domande in italiano, e l'interprete le traduce simultaneamente a Colin; all'inizio lui risponde in inglese, e quando ha finito l'interprete traduce in italiano. E' una procedura un po' lunga e complicata, e Colin è il primo a innervosirsi: dopo tre-quattro domande comincia a rispondere direttamente in italiano! E' chiaro che gli piace molto parlare in italiano, e lo fa anche molto bene! Ha un bell'accento (non quello ridicolo alla Stanlio, per intenderci, né quello tremendo che ha in francese! Ho ancora nelle orecchie il terrificante "Kes-key-woo-wou-lay" di SLOW! LOL!), è molto fluent, ha una grande proprietà di linguaggio e anche molto vocabolario: ci stupisce persino con qualche espressione un po' gergale, che manda in estasi l'uditorio. E poi, la sua voce, così calda... mmmmhhhhhhhh! Come avrei voluto avere con me un registratore! Mi consolo pensando che se fossi arrivata là munita di ogni macchinario (macchina fotografica, registratore, telecamera, etc.) non sarei sicuramente riuscita ad entrare, come sanno tutti i cultori della legge di Murphy!
Ma torniamo alla conferenza stampa: Colin ascolta attentamente le domande, anche le più idiote (!): ci pensa un po' su, poi dà delle risposte non convenzionali, lunghe, articolate, meditate, e soprattutto non forzate né imbarazzate. In tutte le sue risposte dimostra uno spiccato senso dell'umorismo facendo spesso battute che spiazzano l'uditorio, abituato a ben altri toni nelle formalissime interviste dei divi. Colin ha un modo particolare di fissarti quando parla: hai come l'impressione che guardi solo te, e ti sembra improvvisamente che siate rimasti solo voi due nella stanza! E' una sensazione molto intensa, e si fa fatica a staccarsi da quello sguardo e ad assumere un atteggiamento 'professionale'! Sono comunque una delle poche presenti in sala che riesce ad apprezzare la sua pazienza nei confronti dei giornalisti che fanno domande idiote: io invece ogni volta che ne sento una sbuffo e mi giro indignata verso l'intervistatore, e più volte lo sguardo interrogativo e divertito di Colin si posa su di me perché mi agito troppo. Forse è il caso che mi dia un contegno e ritorni nel ruolo di 'giornalista', penso arrossendo. Decido di prendere degli appunti, ma ora che ho davanti il foglio mi sembra un geroglifico. Cercherò di decifrarlo per voi con l'aiuto della mia memoria, anche per smentire o rettificare quanto già scritto da chi non ha avuto bisogno di una settimana per riprendersi dall'evento! :-)
Q: Oliver Parker ha riunito l'antica coppia di Another Country, un film di 20 anni fa: com'è cambiato il rapporto tra Lei è Rupert Everett? E' vero che vi odiavate?
A: Se la storia non fosse stata tirata fuori dallo stesso RE nelle interviste americane non ne avrei mai parlato. Comunque è vero, tra partners nei film si può creare un'alchimia che a volte funziona e a volte no. Se gli attori sono bravi, il film riesce comunque. In AC dire che ci odiassimo è un po' forte, diciamo meglio che non ci eravamo trovati, che non si era creata questa alchimia. Rupert mi trovava noioso, e io trovavo lui spaventosamente sofisticato e pieno di sé. Diciamo che per lui io ero troppo... "Earnest" [battuta 'diplomatica' accolta da risate... ma cosa c'è dietro? nessuno ha avuto il coraggio di approfondire la questione... né Colin ha spiegato di più!]. D'altronde lui all'epoca aveva più esperienza di me... insomma, la cosa non ha funzionato, al di fuori dello schermo. Poi evidentemente le cose sono cambiate. Ero curioso di scoprire come, e TIOBE me ne ha dato l'opportunità. Ci siamo divertiti molto, perché stavolta l'alchimia ha funzionato, i nostri caratteri originari si erano un po' smussati e siamo andati molto bene insieme: spero che questo si evinca dal film.
Q: Col passare del tempo Lei è diventato un po' più sofisticato...
A: Col tempo io non sono diventato più sofisticato, ho solo imparato a fingere di esserlo [sorride], mentre Rupert è diventato solo più tollerante.
Q: Lei finora ha interpretato prevalentemente commedie. [?????? faccio un salto sulla sedia!!!!] Non sente il desiderio di dedicarsi a ruoli diversi, più drammatici? [ARGH! Solo una completamente ignorante della sua filmografia poteva fare una domanda così idiota! Se io fossi stata una giornalista, avrei come minimo consultato IMDB! E se fossi stata in lui, mi sarei girata di scatto e avrei ruggito un darcyanissimo "What?"!].
A: [molto educata e diplomatica: un raro esempio di self control!] Beh, sì, ultimamente mi hanno offerto soprattutto commedie, con ruoli che mi intrigavano, e perciò ho accettato volentieri. Ma nella mia carriera ci sono anche molti ruoli drammatici. Non è che io scelga un copione a seconda che sia commedia o dramma, ma solo se mi interessano per qualche motivo. Certo, mi piace fare ruoli da pazzo, disturbato o cattivo, perché sono i più facili per me, quelli che mi offrono più opportunità espressive. Però in questo momento sono più interessato alle parti drammatiche: ho appena finito di girare un film dove non c'è neanche un pizzico di umorismo, e mi è piaciuto molto.
Q: Quale film?
A: "La ragazza con l'orecchino di perla", diretto da Peter Webber.
Q: Tratto dal libro?
A: Sì.
Q: E Lei, che ruolo ha? [ARGHHHH! Non ci posso credere! Altra domanda superidiota! Che ruolo ha? Indovina? Che cosa vuoi che interpreti? l'orecchino???]
A: Vermeer, il pittore. In effetti, la mia carriera ha subito un'evoluzione contraria rispetto agli schemi classici: generalmente ai giovani attori vengono offerti ruoli da eroi positivi, anche come protagonisti, e in genere sono anche quelli più noiosi; quando cresci cominciano invece ad offrirti ruoli più interessanti, quelli più complessi, in cui ti puoi esprimere meglio. A me è successo esattamente l'inverso: fin dall'inizio della carriera sono rimasto vincolato in ruoli di cattivo, di paranoico, di represso. Pensavo che ormai non mi avrebbero più offerto ruoli da buono, da protagonista, perché ero troppo vecchio [?], invece è successo.
Q: [di un uomo, ovviamente] E tutto questo è colpa di Mark Darcy? [Cosa? caro giornalista, sei proprio un uomo: ti vuoi mettere in mostra a tutti i costi, ma fai domande approssimative, e mi cadi sul Darcy sbagliato! Come sarebbe a dire MARK???].
A: [Educato, ma un po' perplesso: dallo sguardo capisco che pensa: "possibile che questi non sappiano proprio nulla????"] Mah, veramente se mai la colpa è di quell'altro Darcy, quello dello sceneggiato della BBC... [è significativo il fatto che non lo nomini: non gli pare vero che nessuno gli faccia domande su P&P, e non vuole rischiare di essere lui a tirare fuori l'argomento per primo! Anzi, cambia subito discorso! LOL!]. Comunque ora non mi dispiacerebbe tornare a interpretare personaggi paranoici. E infatti il prossimo film che interpreterò sarà un dramma psicologico molto inquietante, diretto da Marc Evans [WOW!, penso io: lo stesso regista di MOTM! E collega di Livia, per giunta! invece Colin lo ricorda ai giornalisti piuttosto come l'autore di "My little eye", versione horror-thriller de 'Il grande fratello'], che mi consentirà di esprimere una gamma di emozioni molto più ampia rispetto ad un ruolo di commedia.
Q: Qual è il titolo di questo film?
A: Ehm... "Trauma"! [Risate del pubblico].
Q: E' la prima volta che interpreta Wilde?
A: Sì. Io sono probabilmente l'unico inglese a non aver interpretato finora una commedia di Oscar Wilde, e badate bene, dico "l'unico inglese" e non "l'unico attore inglese", perché chiunque in Inghilterra, persino chi lavora in banca, ha recitato Wilde almeno una volta nella sua vita [Risate]. E devo ammettere che è stata un'esperienza piacevole. Nel passaggio dal teatro al cinema la commedia perde qualche elemento ma ne acquista degli altri, c'è un diverso modo di prepararsi, non c'è il palcoscenico come limite e il rapporto col pubblico è diverso. Rupert aveva già recitato Wilde sia a teatro (anche in francese) sia al cinema, e Judi Dench è una vita che interpreta Lady Bracknell sulla scena!
Q: E com'è stato recitare con Judi Dench?
A: [Da qui in poi risponde direttamente in italiano!]. Fantastico! Veramente io con Judi avevo già recitato, in SIL! E purtroppo [sorride] il rapporto tra i nostri due personaggi è sempre lo stesso... lei è quella che ha il potere, che mi comanda a bacchetta, e io... [fa il gesto di inchinarsi alla Wessex, e di farsi piccolo piccolo], io sono sempre pieno di paura, sfigato insomma! [Risate generali, miste ad ammirazione per la sua completa padronanza dello slang romano]. Comunque lavorare con questi mostri sacri è sempre molto istruttivo, anche se lei ci metteva tutti in crisi perché sul set era sempre così... mischievous... come si dice? birbona!? Ecco, fa sempre battute, ci prende in giro... è difficile lavorare così! [ride].
Q: Una delle prime domande è stata introdotta da "Considerati gli stretti legami che Lei ha con l'Italia...": forse sono l'unica in sala che non lo sa [infatti!], ma ... quali sarebbero questi 'stretti legami'?
A: [Sorride un po' timidamente] Mi sono sposato con un'italiana! [Sospiri e mormorii femminili in sala; indistinto, si sente anche qualche 'purtroppo' e 'mannaggia': LOL!].
A questo punto ho maturato una storica decisione: ebbene, farò anch'io una domanda a Colin! Sono o non sono una giornalista? ;-) Chiedo il microfono e con una voce sorprendentemente tranquilla chiedo:
Q: Prima parlavamo di teatro. La sua carriera è nata sul palcoscenico, e questo non è il primo suo film tratto da una pièce teatrale: ha recitato anche in Relative values, con Julie Andrews, tratto da Noel Coward. Lei ha intenzione di continuare una carriera parallela sul palcoscenico o d'ora in poi si dedicherà esclusivamente al cinema?
A: [l'interprete gli ha tradotto in fretta la mia domanda in simultanea, e forse lui ha capito che io intendessi chiedergli se preferisce fare teatro o cinema] Tutti e due [LOL! Dice "ciucidue", che tenerezza! Ma poi parte con un'infervoratissima, appassionata dichiarazione d'amore per... il teatro, ma la sua risposta è tutta per me! Io ho fatto la domanda e lui risponde a ME, guardandomi fissa negli occhi, aspettando che io annuisca nei punti giusti, e che dimostri di seguire il suo ragionamento. Non riesco più a staccare lo sguardo dal suo... purtroppo mi sono 'persa' buona parte della risposta, ma spero che comprendiate ;-)] Il teatro è più divertente, e comunque è molto più facile lavorarci. Ci sono le prove, che durano 4-6 settimane, e poi si va in scena. Non si sconvolge la vita dell'attore. La storia si svolge secondo i tempi logici, e non è scombinata come le riprese cinematografiche: al cinema non si gira mai in ordine cronologico. Girando un film succede che alle dieci uccido mia moglie, a mezzogiorno... [esita per trovare un esempio calzante, e mi guarda: allora gli suggerisco: 'la sposo', e lui annuisce sorridendo. AH!] ... la sposo, alle tre faccio sesso con lei, poi la scena delle cinque viene cancellata perché piove... Certo, al cinema c'è maggiore possibilità di essere spontaneo, si può parlare con espressioni più sottili, con la voce più bassa... d'altro canto, alla telecamera [e qui fa il gesto dell'inquadratura close-up, un po' come quando disegna in aria la forma della borsa, in TIOBE] non si può mentire, ti legge negli occhi! Però al cinema sei completamente nelle mani del regista: se lui è bravo, tu riesci a dimostrare quanto vali, ma se lui non è bravo... e poi la riuscita del film dipende da così tanti fattori: la musica, la fotografia, il montaggio. Il teatro è di certo più emozionante, senza nulla togliere alla notorietà che ti offre il cinema!
Q: Lei ha lavorato con alcune delle più importanti attrici emergenti: Renée Zellweger, la Paltrow, la Scott-Thomas, la Witherspoon e la O'Connor. Su chi di esse si sentirebbe di scommettere per il futuro?
A: E' difficile fare una scelta, e anche rischioso fare questo genere di previsioni. E' diverso tempo che non lavoro con attrici non americane... se proprio dovessi scegliere, scommetterei su Scarlett Johansson, la mia giovane partner in GWAPE: è veramente molto brava e promettente! Quanto a Renée, devo riconoscere che è veramente in gamba! Non mi era mai capitato di recitare con un'attrice così! Durante le riprese di BJD ci capitava spesso di girare in notturna, e lei era l'unica a mantenere il buonumore e il sorriso anche alle 5 di mattina, dopo un'intera nottata di lavoro, al contrario di altri che preferirei non nominare, l'elenco sarebbe troppo lungo [sorride sornione]. La maggior parte degli attori sul set si lamenta continuamente, e in questo gli uomini sono molto peggio delle donne!
Q: Ieri abbiamo incontrato Hugh Grant che ha dichiarato che il seguito di BJD non è per niente certo. lei cosa ci può dire?
A: In effetti non c'è nessuna certezza circa questo progetto: è ancora tutto per aria.
Q: Ma è vero quello che si dice, che in TEOR la sua parte dovrebbe interpretarla George Clooney? Come si sente ad essere interpretato da Clooney? [Domanda del solito giornalista uomo, che non ha letto il libro e quindi non ha capito nulla!].
A: Nel libro c'è un'intervista di Bridget all'attore Colin Firth, ma è ovvio che io non posso interpretare me stesso! Nel film cambierebbe soltanto l'oggetto dell'intervista. Tutto questo non pregiudicherebbe la mia partecipazione al film, visto che io lì interpreterei Mark Darcy.
Q: Ma [insiste il giornalista] secondo Colin Firth chi interpreterebbe meglio Colin Firth in TEOR?
A: [ridendo] George Clooney potrebbe andarmi bene! ("GC seems OK to me").
Q: C'è una tecnica per recitare al meglio la commedia?
A: E' molto più facile interpretare ruoli drammatici che comici: e poi, i premi li danno soprattutto a chi interpreta personaggi drammatici! E comunque è difficilissimo recitare in ruoli comici, dove la spontaneità è solo apparente. Prendiamo Hugh Grant, ad esempio: è un attore molto meticoloso! la sua apparente spontaneità è il frutto di un'attenzione quasi maniacale ai tempi tecnici! E' capace di ripetere una scena a oltranza finché rivedendola nel monitor non si convince dell'assoluta perfezione dei tempi comici! Personalmente non ho una mia tecnica particolare: credo comunque di metterci molto impegno. Vorrei perciò continuare a fare commedie, perché così sarebbe per me una sfida continua... ma allo stesso tempo vorrei recitare in un ruolo drammatico perché così mi potrei riposare! [ride].
Q: C'è qualche personaggio che ha influenzato in qualche modo la sua formazione di attore?
A: In origine credevo che recitare significasse cambiare se stessi, trasformarsi vistosamente, anche a livello fisico. Ma ci sono state delle interpretazioni che hanno cambiato radicalmente questa mia convinzione. Quando ero ragazzo ho visto Paul Scofield in "Un uomo per tutte le stagioni", dove interpretava Thomas More, e mi ha colpito moltissimo la sua interpretazione misurata: usava pochissimo il corpo, ma riusciva comunque a comunicare i suoi pensieri, lasciava percepire l'interiorità del personaggio! All'epoca avevo circa tredici anni, e fu la prima volta che mi resi conto di questa cosa: nella recitazione tutto è falsità, recitare per definizione significa fingere, tuttavia ci può essere dentro anche tanta verità, il modo di mostrare a tutti un vasto universo interiore. Sono doti che ho ammirato anche in Spencer Tracy, e in Robert Duvall, per esempio.
Q: Negli Stati Uniti gli attori inglesi sono prevalentemente 'importati' come cattivi: come mai?
A: Beh, sì, in USA l'accento british viene utilizzato per caratterizzare i cattivi, o comunque serve a distinguere una persona antiquata, o snob. Sarà per qualche questione irrisolta nella storia dei nostri due Paesi... [sorride].
Q: Secondo Lei, anche Tony Blair andrà a fare il cattivo in America, come gli attori inglesi?
A: Ma l'ha già fatto, no? E poi, per gli Americani Tony Blair è l'unico buono... [sorride un po' amaramente].
Q: Mi scusi ma Lei... dove vive? [Risate]
A: [ridendo] a Londra!
Q: No [imbarazzata] mi chiedevo se magari vivesse in Italia, e se avesse avuto qualche proposta di lavoro da parte di registi italiani...
A: No, nessuno me ne ha ancora fatte.
Q: C'è qualche regsita italiano con cui Le piacerebbe lavorare?
A: Mi piacerebbe lavorare con Gabriele Muccino [mormorii in sala: ieri c'è stata la presentazione del nuovo film di Muccino, non molto apprezzato, soprattutto dal pubblico femminile]. L'ho anche conosciuto a Londra, e mi sono piaciuti i suoi "L'ultimo bacio" e "Come te nessuno mai".

           Ecco, così si chiude la conferenza stampa, e io non perdo tempo, fiondandomi verso di lui per avere un autografo. Lui è rimasto tranquillamente seduto, non sembra molto infastidito, ma firma meccanicamente, senza staccare gli occhi dai fogli. Al mio turno gli porgo la cartella stampa, che in copertina ha la locandina di TIOBE, e lui mi chiede a chi lo deve 'intestare'. Allora ho un'ispirazione, e dico "Scriva 'a Firthissimo', per favore"! Interdetto, alza gli occhi verso di me (AH!) e mi chiede "Come?", allora io insisto "Firthissimo! E' il nostro fansite!". Parliamo italiano, ovviamente. Lui mi sorride (AHHH!) e chiede se veramente è un fansite italiano, e io fieramente rispondo che è il PRIMO sito italiano, mentre lui esegue il suo compito. Non contenta, tiro fuori la copertina della vhs di AMITC e gli porgo anche quella per il mio autografo personale. Di nuovo stacca lo sguardo verso di me, stupito della scelta: io cerco di resistere, in fondo sono arrivata fino a questo punto, non posso sciogliermi in gelatina proprio adesso! Stringo i denti e dico: "E' il mio film preferito"! Allora lui mi guarda come uno che ha mangiato la foglia: altro che giornalista! Questa è una fan! Anche perché ormai la mia riserva di self control è quasi completamente esaurita ;-) Comunque mi rinfranca sapere che non sono l'unica: dietro di me c'era una signora con un sorrisone stampato sul viso e in mano la copertina del dvd di P&P da farsi firmare: l'ho guardata con un sorriso di complicità! Finalmente una persona di buon gusto! Appena conquistato l'autografo mi precipito dalla gentile ragazza con la macchina fotografica, e la prego di farmi una foto con lui. Ma Colin sta ancora al tavolo a firmare: gli giro intorno e mi accascio accanto a lui, chiedendogli timidamente il permesso di farci fotografare insieme. Non credo che questa foto sarà memorabile, ma mi ha dato
se non altro l'opportunità di studiarlo un po' più da vicino: la mia maggiore preoccupazione al momento sono i suoi capelli, e vi posso assicurare che mi sembravano ancora tutti in buona salute, alla faccia delle preoccupantissime piazzette che si intravedono in BJD e financo in P&P! Deve proprio avere dei cani di parrucchieri, in scena! La ragazza con la locandina di P&P si fa fotografare con lui in piedi, e allora non mi so trattenere: grido "anch'io, anch'io" alla mia fotografa, e Colin sorridendo mi invita ad avvicinarmi, più di quanto avessi mai osato sperare!!!! Mi piazzo accanto a lui, rigida come uno stoccafisso, ma mi sciolgo immediatamente quando sento che Colin mi poggia con naturalezza una mano (la mano sinistra, per la precisione!) sul fianco: a quel punto non vedo perché non lo debba fare anch'io, e oso poggiare la mia sul SUO fianco! Il momento è magico, dovrei essere in estasi, ma c'è quella piccola parte di me, la parte più 'material girl' che, quasi inconsciamente, registra comunque un'importante informazione: ebbene, Colin è veramente in gran forma! Abbracciandolo in quel modo ho potuto verificare, con tutta la delicatezza del caso ma al di là di ogni dubbio, che l'uomo è in ottima forma fisica... insomma, niente flaccidumi, niente maniglie dell'amore... sigh! Vorrei poter dire lo stesso di me! ;-)
Colin si scioglie dall'abbraccio per esaudire i desideri di molte altre fan: improvvisamente le giornaliste sembrano essersi rese conto della fortuna che hanno avuto... Dopo tanta disponibilità, non me la sento di tampinarlo ulteriormente. Esco nel cortile con la mia nuova amica (che tra l'altro si è fatta fotografare anche lei, mica scema la ragazza!) che si avventa insensibile sul buffet del cocktail. Io piano piano ricomincio a respirare dopo quasi un'ora di apnea e palpitazioni: nonostante la presenza di vere delikatessen non riesco a ingurgitare nemmeno una nocciolina, sono troppo agitata! Quando mi giro di nuovo verso la sala, lui non c'è già più... SIGH! E ora? penso alle colleghe firthesse, e a quanto mi sarebbe piaciuto condividere quest'esperienza con qualcuna di loro... beh, sarà meglio che cominci a scrivermi qualche appunto, prima che la memoria mi faccia brutti scherzi! ;-)

Basty

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