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by Anto |
N.B. Ci sono anticipazioni sulla trama Aishwarya RaiHa ventimila siti di fan. Risparmia sui consulenti, perché «con le loro percentuali ci sfamo un quartiere di Delhi». E non bacia mai. Incontro con la più bella di Bollywood sul set di un drammone fantastorico. Dove le abbiamo chiesto come si seduce un uomo. Solo con lo sguardo ovviamenteIo Donna - Magazine del Corriere della Sera 10/03/2007 Per arrivare nell’antica Britannia si attraversa un ramo del Danubio e si doppia un villaggio di villette in stile tirolese a bordo fiume. Sono le seconde case, quelle di vacanza, della buona borghesia di Bratislava, ci informano. Curioso che qualcuno pensi di fare le ferie da queste parti. Il set slovacco di The last legion, l’ultima legione, non è di quelli confortevoli: fango, freddo, maestranze che parlano almeno quattro lingue slave diverse. Alto Medioevo, l’Impero romano è in dissoluzione, gente vestita di stracci trasporta ceste al mercato, pescatori ritirano le reti dal fiume, un falconiere attraversa il ponte, sulla spalla il fedele rapace. Si prepara la scena del duello seduttivo (c’era in Zorro, c’è in ogni film di cappa e spada, ci vuole): Colin Firth, incarnazione dell’aplomb, darà lezioni di autodifesa alla incommensurabilmente bella Aishwarya Rai, qui privata dei suoi sari e inguainata nello spesso cuoio di pantaloni, stivalacci, giustacuore e avvolta in un mantello nero che per metà del film ne nasconde le mirabili fattezze. «Sei un buon guerriero» dice lui, che la sa lunga. «Ma abbassi troppo spesso la guardia, ti scopri». E lei, maliziosa: «Mostrami».
A Raffaella De Laurentiis, figlia del grande Dino e di Silvana Mangano, stivalacci di gomma affondati nel fango, produttrice del film (già Conan il barbaro e pure il distruttore erano roba sua), brillano gli occhi al pensiero di quanto cinematografica sia l’idea «dell’ultimo re di Roma, un re bambino che regnò per soli 14 giorni e poi fu deposto». Sono cinque anni che lei e suo padre ci rimuginano sopra (il successo del Gladiatore e il revival del “peplum” sono del 2000), «poi finalmente è arrivato il romanzo di Valerio. Certo, ci prendiamo parecchie libertà storiche, ma di Romulus, del resto, dopo il rapimento si sa ben poco, e l’idea di collegare la sua storia a quella della Nona legione, ammetterà, è affascinante». Fra il crepuscolo di un mondo antico e l’inizio della modernità, Excalibur e Re Artù si mescolano allora con la sporca dozzina di fedelissimi che spera di rinverdire i fasti della più grande potenza militare della storia: Roma. «Ma nessuna lettura politica è ammessa in questo caso» spiega il coltissimo Colin Firth, fresco di combattimento, gambali, corazza e spadone. «Questa è narrativa nazional-popolare, espressione che Antonio Gramsci considerava un complimento e non un insulto». Li conosceva, i best seller di Manfredi, fanatico di Giovanni Pascoli che pare citi nell’ultima scena, dove soldati appaiono e scompaiono nella nebbia («Io forse un’ombra vidi, un’ombra errante»)? «Li conoscevo, ma non ne ho mai letto uno. Il mio rapporto con la letteratura è diverso, leggo molto e sono uno sperimentalista fin dai tempi del college. Ma cerco di non essere snob. So dal principio che, nebbie a parte, non stiamo facendo un film di Antonioni, ma approvo, in parte, il fatto che la storia sia resa accessibile. Non si scrive solo per gli intellettuali».
Regina incontrastata di Bollywood, Rai è senza dubbio un’attrice completa, balla, canta, recita – volendo – in indi, urdu, tamil, tulu e inglese, ma ha un limite. E non da poco per una che vuole lavorare a Hollywood: non bacia. «Non è stato un problema finora, non credo che lo sarà in futuro, nessuno mi sta forzando» spiega. «Nel cinema indiano moderno i baci ci sono, c’è maggior intimità rispetto alla Bollywood classica. ma l’indiano medio non mostra l’affetto. E non ha piacere che si veda sullo schermo. in India i costumi da bagno si vendono solo a Goa, ormai totalmente turistica. E poi una love story non esplicita come quella tra me e Colin nel film non è decisamente sexy? Il sesso è un fatto molto, molto privato, è strano che il cinema lo mostri così spesso. Questo ha contribuito a fare di voi occidentali un universo di voyeurs. Ormai tutto quello che poteva essere detto sul sesso e sull’amore è stato detto. Dobbiamo trovare nuovi linguaggi, nuovi modi di narrare, il vero brivido tra due persone è quello che poi porterà al sesso, non il sesso in sé, no?». Assai poco voyeur, a giudicare dal disinteresse generale che manifesta verso ciò che lo circonda, anche Sir Ben Kingsley, assiso sulla sedia personale, non ancora smessi i panni di Ambrosinus «lo sciamano, una combinazione di personaggi che si trovava solo nei film di qualche decennio fa: maestro, guaritore, guerriero, vicino a Toro Seduto come idea», filosofeggia di storia e di cinema. Attore di teatro tra i più grandi d’Inghilterra, non calca un palcoscenico da undici anni e qui, tra i fanghi di quel ramo del Danubio che lambisce questo concentrato di narrazione popolare, confessa il perché.«Amo il cinema più del teatro perché una rappresentazione muore la sera stessa, mentre un film dura nei secoli». Parla davvero come uno sciamano. «La storia ha il potere di guarire, anche se guardando quel che dalla storia ha imparato Tony Blair non lo diresti mai. noi attori siamo affabulatori e quindi un po’ sciamani. E forse capaci del miracolo di guarire». Anna Quadri |
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