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by Anto




 


La strana coppia



Supereva.it
14/05/2005



           Where the Truth Lies di Atom Egoyan ha affascinato il Festival di Cannes con il suo affrontare, all'interno del genere noir, una riflessione sul mondo dello spettacolo hollywoodiano. Un'analisi intenta e piena di sfaccettature resa perfettamente grazie al lavoro di Colin Firth e Kevin Bacon nei panni di un'insolita coppia comica nello show business americano degli anni Sessanta. La qualità raggiunta da questo film fortemente sexy è stata dovuta all'impegno di tutti gli attori e - in particolare - di Colin Firth che - all'indomani dell'uscita in Dvd di Che pasticcio, Bridget Jones! mette momentaneamente da parte i ruoli da eroe romantico per una ricerca raffinata nella difficile e fragile psicologia degli attori.


Lei e Kevin Bacon siete perfetti: come ci siete riusciti?
Non potevamo pianificare nulla fino a quando non ci siamo incontrati per la prima volta. Molto è dipeso dalla nostra spontaneità. Nessuno di noi due pensava che creare insieme uno spettacolo comico sarebbe stato così incredibilmente divertente.

Qual è l’ingrediente segreto?
Il livello di complicità e di intimità che si è in grado di raggiungere insieme sul set. E’ stato interessante studiare per questo tipo di lavoro guardando documentari su quello che ad esempio il Rat Pack di Frank Sinatra faceva a Las Vegas in un’epoca più o meno coeva alla storia che stavamo raccontando. La loro relazione era così forte da riuscire a trasformare tutto. In più il regista Atom Egoyan non voleva che noi forzassimo nulla e che fossimo noi stessi, non tentando di stressare troppo le nostre forze, limitandoci a quello che sapevamo o potevamo essere in grado di fare. Anche se non è mai esistito un simile duo era interessante vedere qualcosa di credibile in cui immettere un po’ di Peter Lawford e di Noel Coward. In questo senso – per me – avere saputo mantenere il mio essere inglese è stato sicuramente un grande vantaggio.


           Perché?
Molto, come spesso accade, nasce dal contrasto dei caratteri: il cliché del gentiluomo inglese è un po’ simile a quello del maestro di scuola. Per noi era divertente provare a vedere quello che succedeva se due stili tentavano di eliminarsi vicendevolmente, piuttosto che tentare di farli andare d’accordo.

Qualche paragone?
Non credo siano possibili, né tantomeno esatti. Le cose in passato erano molto diverse anche se in qualche film ci sono contrasti esilaranti tra lo stile inglese e quello americano.

E’ stata una scelta deliberata quella di cambiare completamente ruolo andando in una direzione opposta rispetto al recente passato?
No, non mi è mai interessato alterare o manipolare la percezione che gli altri hanno del mio lavoro. Mi sento a mio agio in questo tipo di drammi. Le commedie romantiche sono arrivate relativamente tardi nella mia vita professionale e – sorprendentemente – io vengo associato quasi esclusivamente a quelle. E’ bellissimo potere trovare ruoli del genere. Ho interpretato questo film perché credevo molto nel personaggio.

Where the Truth Lies è anche una riflessione sull’essere famosi…
E’ interessante notare come la celebrità abbia poco a che fare con il dover rivelare se stessi a tutti i costi. E’ una sua concezione errata. Come gli attori, anche gli artisti e i musicisti fanno lo stesso. Qui non si tratta di affrontare una forma di esibizionismo. Questo tipo di idee ci obbliga ad avere dei rapporti difficili con i media. Il nostro lavoro è da una parte dovere essere molto franchi riguardo noi stessi. Dall’altra è anche sano proteggere il nostro privato e altri aspetti della nostra vita. E’ un paradosso che tutti quanti siamo costretti a subire sempre.



Marco Spagnoli

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