Firthissimo - Articoli

by Anto e Laura




 


Prigioniero di Darcy ?


Pubblicato su "Caffè Europa" il 12/07/02.


Colin Firth è nato il 10 settembre 1960 a Grayshot, nell'Hampshire, in Inghilterra.
Figlio di due insegnanti che hanno lavorato per anni in Nigeria e a Saint Louis nel Missouri, nipote di missionari che operavano in India, Colin ha vissuto un'infanzia da nomade.
A quattordici anni annunciò a se stesso ed agli altri che sarebbe divenuto attore : sua nonna era un'attrice dilettante.Dopo il diploma lavorò come telefonista prima e guardarobiere poi nei teatri di Londra, finchè fu ammesso al prestigioso Drama Center dove iniziò a studiare recitazione.

Dal 1983 ha interpretato più di 20 film, 15 serial TV, una decina di testi teatrali. La popolarità è arrivata con il personaggio di Mr Darcy in "Orgoglio e Pregiudizio", tratto dal romanzo di Jane Austen, realizzato per la BBC nel 1995 e poi trasmesso dalle televisioni di molti paesi. La scrittrice Helen Fielding si è dunque ispirata al personaggio interpretato da Firth per tratteggiare la figura di Mark Darcy, l'avvocato "politically correct" ne "Il diario di Bridget Jones", best-seller che lo stesso Firth con Renée Zellweger e Hugh Grant ha portato al successo nella versione cinematografica.

Colin abita a Londra con la moglie italiana Livia ed il loro bambino Luca. Ha un altro figlio dodicenne che vive in California con la madre Meg Tilly, sua partner nel film "Valmont" di Milos Forman del 1989.


           A maggio è uscito nei cinema USA, dopo l'anteprima a New York al Tribeca Film festival, "L'importanza di chiamarsi Ernesto". E' la prima volta che affronta un testo di Oscar Wilde?
Ero uno dei pochi attori inglesi che non avevano mai recitato Wilde...neanche a teatro. Lo conosco benissimo,ma non ho mai interpretato una sua pièce.

Come mai?
Non lo so! Mi era già stato offerto di fare in teatro "L'importanza...", ma non ho accettato, mi sembrava un po' noioso...

Come fa un attore al cinema a rendere il ritmo e lo spirito di Wilde?
E' stata una sfida con me stesso. Mi interessava l'opportunità di farlo in modo nuovo, diverso.

Nel film lei canta una ballata insieme a Rupert Everett accompagnandosi con la chitarra : conosce bene la musica?
Suono la chitarra da molto tempo, ho studiato un po' la musica...Rupert invece suona il pianoforte.

Vi siete incontrati di nuovo sul set, dopo il debutto cinematografico di entrambi nel 1984 in "Another Country"...
E' vero...sono trascorsi 18 anni. Il rapporto tra i nostri due personaggi è simile : lui è quello più arguto, più estroso, io invece sono più serio, più "onesto".

E' stato difficile lavorare con Everett?
Forse per lui è stato difficile lavorare con me! Scherzo: è andata benissimo, ora siamo grandi amici!

Lei è un attore eclettico, passa da un ruolo all'altro senza però stravolgere la sua immagine. Come fa?
Sono pochi gli attori che si trasformano per interpretare un determinato ruolo: forse De Niro e qualcun'altro. Io leggo la parte e faccio ciò che serve al ruolo, per come lo vedo.Non decido mai a priori come affrontare un personaggio.Comunque metto sempre me stesso nell'interpretazione. E' impossibile recitare bene senza usare se stessi.
Uso una parte di me, ma non sempre la stessa. In Wessex (il personaggio che Firth interpretava in "Shakespeare in love",ndr) per esempio, ho visto un uomo ricco,annoiato, piuttosto ignorante e privo di poesia e tutte queste qualità le ho ritrovate dentro di me. Anche se interpreti il ruolo di un assassino devi trovare la crudeltà in te stesso : quella che ti serve ad uccidere una mosca.

Più di venti film, molti serial TV, tanto teatro...la fama però è arrivata con Darcy. Prima quello di Jane Austen in "Orgoglio e Pregiudizio" e poi quello di Helen Fielding in "Bridget Jones".

    Sì, anche se in Italia non sono così famoso! Cosa che mi fa piacere perchè trascorro molto tempo tra Roma e l'Umbria.Qui non mi riconosce nessuno e posso fare una vita tranquilla. Non sono mai stato una star internazionale e per me è perfetto così. Bisogna essere matti per aver voglia di essere famosi. E' piacevole certo, essere amati, rispettati, ben pagati, ma la fama no..non è normale.
Si pensa che il successo porti lavoro e soprattutto libertà di scegliere.Ma, ironia della sorte, non è necessariamente così. Adesso sto girando un film- American girl- il remake di una commedia di Vincent Minnelli in cui interpreto un altro Darcy. Ho rifiutato molti ruoli che non mi piacevano, alla fine ho accettato questo, è un bel lavoro e mi piace : ma il successo di "Bridget Jones" mi ha condotto in una direzione particolare. Molte offerte di lavoro, ma tutte di un certo tipo.


                   E' vero che non voleva interpretare il protagonista di "Orgoglio e Pregiudizio" perchè, secondo lei, Jane Austen creava splendidi personaggi femminili, mentre quelli maschili lo erano un po' meno?
Jane Austen non spiega mai le ragioni degli uomini, forse perchè non riesce a comprenderli. Era onesta,non raccontava quello che non capiva. Nei suoi romanzi non si trova mai una scena di conversazione tra due uomini, senza donne presenti. Ma la Austen aveva un grande istinto ed i suoi uomini sono molto credibili, descritti con grande acume. Io ho dovuto indovinare cosa passava per la mente di Darcy: un arrogante all'apparenza, in realtà un imbranato ed un timido.

E' più difficile interpretare personaggi tratti da opere letterarie piuttosto che ruoli scritti apposta per il cinema? Come ci si confronta con le pagine di grandi scrittori?
Dipende...dipende.."Il paziente inglese" era così distante dal libro dal quale era tratto! Il mio personaggio, il marito tradito, era praticamente inventato. E' difficile per lo sceneggiatore ed il regista, più il testo è grande, più difficoltà si incontrano nel tradurlo in immagini.E' molto,molto complicato trarre film dai romanzi di Dostojevskij. E' molto complicato catturare il concetto che sta alla base di un testo profondo; è più semplice recitare in un giallo o in un film d'azione.Sta a noi attori trovare la sostanza; lavorare con un canovaccio è facile.
Il cinema britannico vive un momento d'oro, prolifico e ricco d'idee. Ci sono attori e registi di successo, sembra di essere tornati agli splendori degli anni '60, al cinema di John Schlesinger e Tony Richardson.
Provi a dirlo ai critici inglesi, loro scrivono sempre di crisi del cinema in articoli che lamentano una situazione insostenibile. Parlano di "film di merda", di "cancro del cinema"...

Quale cancro?
"Quattro matrimoni ed un funerale", "Full Monty", il mio "Febbre a 90°"...

Cosa serve allora per fare del buon cinema?
Bisogna saper correre dei rischi. Il talento esiste sempre, a volte però ci si adagia. Forse la conflittualità sociale aiuta : in Italia dopo il fascismo e la guerra si è creato il cinema più bello del mondo. Anche in Spagna dopo il franchismo a Barcellona qualcosa si è mosso.Nell'Inghilterra dopo la Thatcher - con le dovute differenze, dato che il thatcherismo non ha nulla a che vedere con la dittatura - si è cominciato a creare qualcosa di diverso.Chissà ora che in Italia avete un governo di centro-destra con Berlusconi...
A me piace molto Gabriele Muccino tra i registi italiani.

Ha scritto un racconto per ragazzi all'interno di una raccolta curata da Nick Hornby, un libro che ha venduto moltissime copie e con il ricavato delle vendite avete potuto fare beneficenza a favore dei bambini autistici. Le piace scrivere e continuerà a farlo?
Mi piace molto scrivere e vorrei farlo più spesso, ma non ne ho il tempo, purtroppo.

E scrivere un film?
Non ci penso proprio! La disciplina che occorre per scrivere per il cinema è troppo simile a quella che occorre per recitare.Ciò che mi piace nello scrivere racconti è che si tratta di fare qualcosa di completamente diverso da ciò che faccio di solito.Mi piace scappare ogni tanto.

Lei è molto attento alla realtà che la circonda, si occupa di far avere permessi di soggiorno agli immigrati in Gran Bretagna, si fa promotore di appelli per difendere gli intellettuali. Ottiene risultati positivi?
Oh, sì ! Ed è buffo perchè io non sono un esperto in questo campo.Una volta ero ad una manifestazione per gli immigrati fuori dal Parlamento.C'erano religiosi, attivisti politici, operatori sociali : tutta gente che lavora da anni in questo campo...ma la stampa ha parlato solo di me.I giornalisti mi hanno anche detto che la mia partecipazione sembrava una cosa un po' pretenziosa : in fondo ero solo un attore.
Ho detto loro che si erano dati una risposta da soli facendo a me le loro domande invece di parlare con gli esperti che erano sul posto.La fama è una cosa inutile per una persona, serve solo a prenotare un buon tavolo al ristorante. In certi casi, però, bisogna utilizzarla.Io non amo manifestazioni di questo tipo, rispondere alla stampa mi imbarazza, non mi diverte prepararmi sull'argomento in questione.Ma quando leggo di qualcosa di ingiusto sento di dover intervenire. La mia popolarità fa sì che io possa essere ascoltato più di altri.

In "Orgoglio e Pregiudizio" si è confrontato con Laurence Olivier che interpretò Darcy nel 1940 con Greer Garson come Elizabeth.Qual'è l'attore che ha maggiormente segnato la sua carriera?
Sicuramente non Olivier,non è il tipo di attore che preferisco.Spencer Tracy ha catturato la mia attenzione quando ero piccolo,ma l'attore da cui ho imparato di più è stato Paul Scofield. Ho lavorato con lui all'inizio della mia carriera, interpretavo il suo personaggio da giovane in "1919", un piccolissimo film su un caso psicanalitico di Sigmund Freud. E' stata davvero una grande esperienza.

Annarita Caroli

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