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Le sette leggende metropolitane su Firth
Esquire - novembre 2004
Le donne lo adorano; gli uomini sono, come minimo, profondamente scettici sul suo conto. Ma Colin Firth non è Mr Darcy (nessuno dei due). Risulta invece simpatico, quasi mai serioso o impettito e l’ultima cosa che vorrebbe fare è girare un altro film su Bridget Jones.
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1. E' chiuso e represso
"Sorrido di frequente ed ho un carattere abbastanza socievole. Come la maggior parte delle persone, anch’io devo combattere con una certa timidezza, ma mi piace chiacchierare, non sono un tipo così tranquillo. Al tempo stesso però, rifletto forse un po’ troppo sulle cose. Mi piace farlo, ma talvolta si dimostra sbagliato perché diventa quasi paralizzante. C’è anche un brano dell’Amleto che dice “l’incarnato della risolutezza impallidisce roso dalla riflessione e così anche le più alte imprese perdono il nome stesso di azioni”. Io sono cambiato con il passare degli anni: penso ed agisco meglio. Ma non v’è nulla di represso nel modo in cui vivo una passione, magari ci fosse! Le persone intorno a me lo desidererebbero tanto…”
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2. E’ solo un altro tipo benestante che ha frequentato le scuole private inglesi e parla in modo snob.
"Ho sempre trovato strano l'essere identificato con il classico ragazzo da scuola privata inglese. Ho cominciato a parlare in maniera più ricercata ed affettata solo al liceo, quando ero ad Eastleigh, e soltanto perché quelli che ritenevo in gamba lo facevano; prima, quando frequentavo le medie a Winchester, avevo preso persino l’accento dell’Hampshire. Era un questione di sopravvivenza: non si può mica parlare un inglese perfetto e snob quando giochi con gli amici! Ti prenderebbero in giro.
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In realtà io sono una sorta di miscuglio culturale: ho infatti molte influenze ed abitudini americane. Ho fatto un anno di scuola a St.Louis negli Stati Uniti e per questo alle medie, in Inghilterra, era stato soprannominato “lo Yankee”. La mia sensibilità, i miei gusti, le mie preferenze sono per lo più statunitensi : mi sento a casa quindi dall’altra parte dell’Atlantico. Mia madre è cresciuta nel Mid-West ed io stesso ci ho vissuto a lungo. Mia sorella ha sposato un americano, la madre di mio figlio Will è americana… insomma, anche una buona parte di me stesso si sente tale".
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3. Non ha senso dello humour
"Se qualcuno mi riconosce - in realtà la maggior delle volte sono beatamente ignorato e trattato come uno qualsiasi – se vengo notato, vedo che le persone fanno di solito un sorrisetto divertito come se trovassero un po' assurdo il fatto che io esista sul serio. Scuotono poi vigorosamente la testa quasi a voler dire, specie se sono in un particolare negozio o ristorante, “Lui? Qui?”, come se incontrarmi in quel luogo fosse la cosa più ridicola e strana che gli sia mai capitata. Una volta smesso di sorridere, arriva la curiosità e mi fanno delle domande. Credo vogliano scoprire se ho senso dello humour. Devo ammettere non c’è nulla che mi piaccia tanto quanto vedere il lato assurdo delle cose.
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Tutte le volte che ero giù di morale, quello che mi ha salvato è stato riuscire a scoprire ciò che c’era di ridicolo in quella data situazione. Non ci si può prendere troppo sul serio. Non penso di aver mai avuto un amico – un vero amico – con il quale non fosse possibile prendersi ogni tanto in giro senza troppi complimenti".
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4. E’ un paladino dei valori dell'inglese medio
“Adoro l’Inghilterra per la sua ironia, il suo incredibile senso dello humour e per la sua fiducia nell’amicizia, ma tutto quello che succede per strada, in coda, sui treni, agli aeroporti... è un altro discorso. C’è chi tranquillamente ti urla accanto, ti cammina davanti troppo lentamente o dietro troppo veloce, ma se poi magari non gli dici “Per piacere”, è capace di conciarti per le feste; questo atteggiamento può riassumersi in “Se non sei educato e gentile con me, te la faccio pagare”.
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Prendiamo Love Actually: la gente è corsa a vederlo ed a molti non è piaciuto, ma solo qui in Inghilterra se la sono presa e ne sono rimasti assolutamente contrariati. Mia moglie è italiana ed io passo quindi molto tempo nel suo paese: è vero che lì le persone sono estroverse e gesticolano molto (N.d.T. Sic…) ma non si irritano realmente per delle sciocchezze, le dimenticano presto. Una macchina ti taglia la strada, ti arrabbi, fai un gestaccio e via, è passato. Un inglese che conosco è stato capace di innervosirsi e prendersela seriamente persino per la forma della nuova Citroen!".
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5. E’ intellettualmente vanitoso
"Non so perché, ma in Inghilterra sembra quasi assurdo che un attore possa avere delle opinioni ben precise e serie. E più sei famoso, più non accettano che pensi con la tua testa. Io invece cerco di agire nel modo che ritengo più giusto. Credo che ognuno di noi abbia la responsabilità di fare qualcosa in quanto cittadino di una democrazia. Ho partecipato ad alcune manifestazioni in cui all'improvviso arrivavano le telecamere solo perché c'ero io e mi veniva chiesto in maniera abbastanza sarcastica “Ma cosa ci fa lei qui?”. Chi è cinico o chi se ne frega di tutto sta sempre lì pronto a scovare l’ipocrisia in qualsiasi atto possa essere invece ben intenzionato: tu mangi meno carne e lui deve attaccarti perché mangi il pesce…".
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6. E’ fisicamente vanitoso
“No, non sono particolarmente vanitoso. E’ inevitabile che un attore stia un po’ attento al suo aspetto fisico perché in fondo il corpo è il mezzo con cui lavora. Ma io riesco a passare tranquillamente davanti ad uno specchio senza guardarmi. Capita ogni tanto di darmi un’occhiata nella vetrina di un negozio e di esclamare “Porca miseria, questi capelli sono un disastro”, ma più si avvicina il momento di andare davanti alla macchina da presa o sul palcoscenico e meno tendo a preoccuparmi del mio aspetto. Bisogna sapersi frenare o sennò si corre il rischio di diventar matti. E' abbastanza pericoloso seguitare su quella china”.
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7. Fa sempre la stessa parte
"Come attore ho imparato ad appassionarmi ad un progetto e poi, una volta terminato, lasciarlo ed entusiasmarmi subito a qualcos’altro. Lo so che non è un modo molto maturo di comportarsi, ma è così che gli attori lavorano. E’ come essere una sorta di monogamo seriale. E' per questo motivo che non volevo rifare Bridget Jones. Sembrava invece che fosse quasi inevitabile e la cosa non mi attraeva molto: un attore cerca sempre di dedicarsi a nuovi progetti. Più che scelto mi sentivo "reclutato".
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Ma il mio scetticismo è scomparso alla prima lettura collettiva della sceneggiatura, quando ho visto quanto avevano lavorato sui personaggi. Ho capito quindi che c’era ancora molto da dire. Devo ammettere di essere abbastanza bravo nel convincere me stesso ad affrontare un personaggio come se fosse la prima volta che recito".
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"Un Bloody Mary può fare davvero miracoli" dice Elfie Semotan che ha fotografato Colin Firth a Londra prima dell'uscita del nuovo film di Bridget Jones. "Colin era gentile ed amabile, ma non aveva molta voglia di farsi fotografare. Dopo il secondo bicchiere di cocktail però ha cominciato a sciogliersi ed a rilassarsi".
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James Medd
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