|
|
L'eroe riluttante
Dopo 10 anni il cuore della nazione inglese palpita ancora per Mr Darcy e per la sua camicia bagnata, ma Janice Turner ha scoperto che Colin Firth non ha mai desiderato diventare un sex symbol.
The Times, Gran Bretagna
7 Agosto 2004
|
|
L'ultima volta che sono stata al Portobello Hotel era per fare un'intervista a dei gigolo che venivano fotografati, nudi e coperti di olio, in una vasca da bagno. Ho qualche esitazione a confessarlo a Colin Firth perché fino a quel momento la nostra conversazione nella sala da pranzo dell'albergo si è mantenuta su toni seri ed elevati. Ed invece il mio interlocutore si dimostra curioso sull'argomento: "Sono attraenti? Si sentono orgogliosi del loro lavoro? Sono tutti gay? Chi sono i loro clienti?". Firth interrompe un attimo la sua intervista per dirmi che Rupert Everett, che ha fatto l'accompagnatore prima di entrare alla scuola di recitazione, ha avuto un cliente che molti anni dopo è diventato un suo caro amico (Everett però non gli ha mai rivelato che si erano incontrati prima in ben altre circostanze).
Ma pensandoci bene, gli attori famosi amati dalle donne sono poi così diversi dai gigolo? Entrambe le categorie in fondo si guadagnano da vivere destando e soddisfacendo i desideri femminili. La reale differenza tra loro è che le star del cinema fingono solamente, ma vengono pagate molto di più. Firth è ai primi posti della classifica degli uomini ritenuti gli amanti inglesi ideali: se Clive Owen (N.d.T. ha recitato in Gosford Park) ha una bellezza un po' ruspante, quella di Sean Bean (N.d.T. il Boromir de "Il Signore degli Anelli") lo è ancora di più e se Hugh Grant è elegante e brillante, Firth appare aristocratico e tenebroso. Il suo fascino non consiste tanto in quello che esprime chiaramente, ma in ciò che si sforza di reprimere: Mr Darcy è costretto a spegnere il suo ardore gettandosi in un lago ed il pittore Vermeer de "La ragazza con l'orecchino di perla" canalizza il suo desiderio per la sua serva-modella in pennellate sempre più febbrili.
|
Firth piace ad un pubblico femminile colto che rifugge dal banale e dal volgare e che guarda con ironia ai belloni hollywoodiani famosi. L'attore è insomma un uomo acuto, intelligente e raffinato tanto che, quando pronuncio il suo nome, un numero inverosimile di signore emette dei sonori sospiri, chiedendomi poi, svariate volte e con molta invidia, come sia di persona.
Eccole accontentate: questa mattina Colin Firth indossa una morbida giacca di velluto blu notte ed un paio di jeans. E' alto (1.86 cm) e snello come un vero prim'attore dovrebbe essere, ma raramente è. E' fatto di "ottima stoffa" che sta invecchiando bene: ha capelli folti ed ondulati, bei denti, ma non di quel bianco abbacinante tanto diffuso ad Hollywood, la mascella da protagonista, ma gli occhi di un ragazzo attento e pensieroso. Il sorriso - una vera sorpresa dal momento che glielo vediamo sfoggiare solo di rado sullo schermo - lo fa sembrare più giovane. La cosa più sexy che ha, secondo me, è la voce: piena, calda, con una punta nervosa che nei film riesce ad esprimere perfettamente i turbamenti della passione. E così, quando gli ospiti dell'hotel cominciano ad entrare nella sala da pranzo e Colin mi dice "Venga, andiamo in una stanza al piano di sopra", non posso fare a meno di sobbalzare leggermente.
Firth parla bene, con ricchezza e proprietà di linguaggio. Fa molte più interviste di altre star del suo calibro e sospetto che le ritenga un mezzo per dimostrare la sua intelligenza perché alla sua età, 43 anni, sembra pensare che essere un eroe romantico cinematografico - cosa che non è certo lo scopo della sua carriera - non sia abbastanza. E' a disagio quando lo si definisce un sex symbol, lo è persino quando gli chiedo cosa significhi per lui recitare.
|
|
Il suo ultimo film Trauma, un thriller inglese a basso costo diretto da Marc Evans, regista del cult horror My Little Eye, è un ritorno ai ruoli più coraggiosi ed inusuali interpretati prima di Darcy. Firth è Ben, un artista che vive con la sua colonia di formiche in un inquietante ospedale di Hackney, nella zona est di Londra. Lo vediamo per la prima volta mentre si sveglia dal coma in cui è caduto dopo un incidente di macchina nel quale è morta sua moglie. Ben però è mentalmente instabile, un narratore poco attendibile e, per renderlo più palese, Firth - che è sempre in scena durante tutto il film - lancia occhiate folli ed ha spesso reazioni violente. Un ruolo sicuramente estenuante, non c'è che dire.
|
"Oh, ma a noi queste parti piacciono" dice Colin in tono ironico (il "noi" si riferisce alla categoria degli attori). "Talvolta ci si sente quasi delle scimmie ammaestrate: si arriva, si viene truccati, si dicono le proprie battute e poi si torna a casa. In "Trauma" invece, ero sempre sul set e questo dopo un po' mi ha portato a prendere parte al processo creativo e decisionale del film."
Ho scoperto che l'espressione "scimmia ammaestrata" è presente anche in una vecchia intervista fatta a Hugh Grant. "Immaginate cosa voglia dire a 42 anni passare il proprio tempo tra le mani dei truccatori e dei parrucchieri" ha affermato Grant. "E' ridicolo. La faccenda può andar bene se hai scritto tu il film. Ma, alla mia età, essere comandato come un burattino, come una scimmia ammaestrata, no, è una cosa che proprio non sopporto."
Firth si è espresso in termini solo un po' più misurati: "E' un modo molto infantile di passare la giornata: ti dicono quando devi svegliarti, ti portano a lavoro, ti vestono. Insomma, vieni trattato come un bambino di 18 mesi!"
La crisi di mezza età dell'eroe romantico sembra manifestarsi con una sorta di insoddisfazione professionale. Dopo i 40 anni essere ammirato per il tuo aspetto fisico comincia a farti sentire vuoto, persino un po' triste. Si desidera ardentemente di essere apprezzati per qualcosa di più solido. Ma cosa e soprattutto come trovarlo? Grant per esempio ha creato una sua casa di produzione, la Simian Films, che si è però arenata dopo Extreme Measures e Mickey Occhi Blu, due film che hanno ricevuto un'accoglienza abbastanza tiepida da parte del pubblico. Firth invece non ha ambizioni da produttore o da regista e, nonostante abbia scritto un racconto per la raccolta Le parole per dirlo pubblicata da Nick Hornby, confessa di non avere abbastanza autodisciplina per dedicarsi alla scrittura.
"Sono ormai assuefatto ai ritmi della recitazione che ti rendono incostante" dice. "Ti dedichi ad un lavoro per tre mesi, come se non esistesse nient'altro al mondo e poi lo lasci e te ne vai. Se fossi un regista, dovrei investire almeno un paio d'anni su un progetto e non so se questo faccia per me. Il problema è che la maggior parte di noi attori decide di volerlo diventare quando è ancora molto giovane e così, se le cose poi vanno per il verso giusto, il successo ti vincola per sempre a questo mestiere. Talvolta ho come l'impressione di essere legato ad un lavoro che solo un ragazzino di 14 anni sceglierebbe di fare. E dico questo nonostante io lo ami."
Quattordici anni è proprio l'età alla quale Firth, che non brillava particolarmente negli studi, decise che da grande avrebbe fatto l'attore. Dopo il liceo, trovò lavoro dietro le quinte del Shaw Theatre e del National Theatre e poi, appena uscito dalla scuola di recitazione, gli fu subito data la parte principale nell'opera teatrale Another Country a cui seguì la versione cinematografica con Rupert Everett. Firth quindi non è mai stato un attore che lotta per farsi strada, che recita in piccole compagnie scalcinate o che rimane a lungo senza lavoro.
Fu ben presto trovato il ruolo adatto a lui: quello del giovane sensibile, vittima di un'esperienza così scioccante da fargli soffocare ogni tipo di emozione. In Tumbledown e in Un mese in campagna il trauma avveniva in guerra: nel primo caso in quella delle Falklands, nel secondo nelle trincee della prima guerra mondiale. E' stata la sua capacità di esprimere questi conflitti interiori repressi - così come i suoi sguardi tenebrosi - a renderlo perfetto per il ruolo di Mr Darcy. Ogni attore che riuscisse ad incarnare il personaggio letterario più amato dalle adolescenti ed il più famoso archetipo del desiderio femminile - vale a dire l'uomo altero, forte, che trattiene le sue emozioni, ma che sa però aprirsi per amore - entusiasmerebbe gli animi di mezza nazione. Ma Firth afferma che tutta questa passione per il suo Darcy è stata "la cosa più improbabile che mi sia mai successa come attore. Se avessi previsto una reazione del genere, la gente si sarebbe sbellicata dalle risate. Ed infatti andò proprio così la prima volta che qualcuno ne parlò."
Cita anche una recensione teatrale precedente a "Orgoglio e pregiudizio": "Colin Firth non ha neanche il fascino necessario ad accendere una lampadina da 50 watt". Ed aveva solo 33 anni: "Mi sembrava troppo tardi per cominciare a recitare ruoli da eroe romantico. Francamente pensavo che Darcy fosse ormai la mia ultima possibilità." Ed invece sono passati 10 anni da quel ruolo e le donne non lo hanno ancora dimenticato. La famosa camicia bagnata di Colin continua ad essere oggetto di culto in molti siti di fans tra i quali firthfrenzy.com e firth.com, quest'ultimo un meticoloso ed esageratamente adorante tempio al suo eroe che viene deferentemente chiamato ODB (Our Dear Boy cioè Il Nostro Caro Ragazzo). Queste fans gli mandano di tutto, dai libri religiosi alle loro mutande: Firth è probabilmente inseguito dalle donne più intelligenti ed eccitate del mondo.
|
|
"Non ho idea di quello che le fans di Tom Cruise provino per lui" dice Firth un po' a disagio. "Ci sono degli attori che dovunque vadano hanno sempre frotte di fans ad aspettarli perché sono ritenuti fantastici. E poi ce ne sono altri, meno rinomati, che hanno ammiratori che coltivano segretamente questa passione. Io mi sento una specie di squadra di calcio di serie B che i tifosi seguono più che altro per amicizia e senso di solidarietà reciproca."
Gli domando se si sia mai divertito ad usare Google per vedere tutto quello che scrivono su di lui. Firth rabbrividisce: "No, ci sarebbe da impazzire. Deve essere terribile sentire delle persone che neanche ti conoscono parlare di te in tono autoritario e possessivo."
Colin è ben conscio delle limitazioni del suo repertorio: "Mi stupii quando, girando La ragazza con l'orecchino di perla, il regista disse qualcosa a proposito del mio sguardo tenebroso. Secondo me lo sguardo che stavo facendo in quel momento non lo era affatto!". Questa cupezza comunque è tutta esteriore. "Non sono una persona
|
tenebrosa" ribadisce. "E' solo quando si parla di musica o di letteratura che vengo attratto maggiormente da ciò che è cupo, oscuro. Anche perché spesso è più appassionante, pericoloso ed interessante." Il regista di "Trauma" Marc Evans dice che Firth è una persona "equilibrata, divertente, alla mano. Non ho mai visto in lui un lato oscuro se non sullo schermo".
L'attore sembra sentirsi bene con se stesso e questo grazie probabilmente anche alla solidità della sua famiglia d'origine. I suoi genitori infatti, ora settantenni, sono entrambi assistenti universitari ed i loro incarichi in America ed in Nigeria hanno dato a Firth, a suo fratello minore ed a sua sorella, un'infanzia girovaga. Questo ambiente intellettuale spiega quindi il timore dell'attore di diventare una "scimmia ammaestrata", il suo rifiuto della superficialità e la sua tendenza ad analizzare a fondo i ruoli. Per prepararsi a La ragazza con l'orecchino di perla, ha studiato cosi tanto la figura e le opere di Vermeer da spingere Scarlett Johansson, che neanche aveva letto il libro di Tracy Chevalier, a commentare ironicamente: "Colin ormai pensa di aver dipinto lui tutti i quadri del pittore".
Firth ha ricevuto anche un'educazione parsimoniosa, quasi ascetica. "Talvolta mi dava fastidio che i miei genitori fossero così. Mi sarebbe piaciuto avere più giocattoli costosi a casa." Insomma, un tipo di infanzia che lo spinge ancora oggi a conservare la carta argentata perché "un tempo costava molto" e che si è rivelato un'eccellente vaccinazione contro il mondo effimero e mercenario del cinema. Colin non è mai stato affascinato da Hollywood, non ci si è precipitato neanche dopo Il diario di Bridget Jones, il suo più grande successo al botteghino. "Los Angeles è un posto invivibile" dice. "Le persone tornano a casa e corrono subito alla segreteria telefonica, terrorizzati dalla possibilità di non essere stati invitati a nessuna première. Se vieni da fuori, la cosa ti fa ridere per una settimana o due, ma poi anche tu vieni risucchiato da questo mondo".
Ma neanche l'America è stata sempre innamorata di Firth, visto che ha spesso scambiato il suo riserbo inglese per rigidità preferendogli il fascino più vivace di Hugh Grant. Nonostante si siano incontrati solo poche volte, tra i due sembra esserci un'innegabile rivalità che ha avuto inizio con la famosa scazzottata cinematografica in Bridget Jones che avrà un seguito in The Edge of Reason, sugli schermi alla fine di quest'anno. Il personaggio che Grant interpreta - il sexy, brillante, ma insensibile Daniel Cleaver - è molto simile a com'è l'attore in realtà. E c'è anche molto della buona educazione lievemente pomposa di Mark Darcy in Firth.
Mentre l'intensità di Colin lo porta ad essere spesso scelto per interpretare un artista (Trauma, La ragazza con l'orecchino di perla, Hope Springs) o uno scrittore (Love Actually), Grant, più furbo e superficiale, ha spesso il ruolo di chi vende libri (Notting Hill, Il diario di Bridget Jones) o quadri (Mickey Occhi Blu). Quando glielo faccio notare, Firth fa un sorriso lieve, ma soddisfatto.
"Hugh è un conversatore brillante, un tipo spassoso" risponde. "Nel commento presente nel DVD di Love Actually, mi prende continuamente in giro. Dice cose come "In questa scena, hanno ripreso Colin dall'alto per farlo sembrare più magro" oppure "Cos'è quella roba che si è messo nei capelli?". E' davvero divertente. L'ufficio legale della Universal mi ha mandato la registrazione dei suoi interventi prima che venissero inseriti nel DVD, perché probabilmente temevano che dopo potessi fargli causa. Ma in fondo, se non stessi al gioco, potrei apparire un po' petulante".
|
|
Ma nella sfera privata, è Grant a fare la parte del tenebroso, mentre Firth si mostra sereno ed appagato. Da quando si è lasciato con Liz Hurley, Grant sembra essere senza pace ed è spesso al centro delle cronache rosa e dei pettegolezzi. Firth invece pare essere molto felice con la sua moglie italiana Livia Giuggioli, 35 anni, produttrice televisiva incontrata sul set di Nostromo nel 1995. Nick Hornby dice che Livia, con tutta la sua bellezza, la sua bravura in cucina e la sua laurea, è anche una persona "molto divertente". Il suo atteggiamento verso il culto di Darcy è di divertito sbalordimento. La coppia ha due figli: Matteo, nato lo scorso anno, e Luca di 3 anni di cui Firth racconta orgogliosamente le tenere prodezze bilinguistiche. L'Italia, dove l'attore passa circa 3 mesi all'anno, è per lui un'oasi di pace in cui potersi riposare dagli stancanti aspetti negativi della fama.
Firth ci tiene a precisare che ha anche un altro figlio, Will di 13 anni, avuto dall'attrice canadese Meg Tilly incontrata durante le riprese di Valmont nel 1989. Colin ha vissuto con lei tra i boschi della Columbia Britannica per 5 anni - con ripercussioni non certo positive sulla sua carriera - fino a quando la loro relazione non è finita. Da allora dedica sempre al figlio tutte le vacanze estive.
|
L'attore dice che avere dei rapporti familiari solidi gli ha dato l'equilibrio per affrontare l'instabilità del suo lavoro. "Crescere per me vuol dire soprattutto essere capaci di impegnarsi e di portare avanti qualcosa. Non importa se sia un progetto professionale, una missione o un matrimonio."
Per tutti gli eroi romantici quarantenni un po' stanchi ed appannati, una vita privata appagante è una compensazione importante. Aiuta sicuramente a porre un freno alla paura di perdere la propria bellezza. Domando a Firth se è preoccupato del fatto che alcune scene in cui è meno vestito possano rivelare che anche lui sta invecchiando. "Cerco di risolvere il problema andando a fare una bella corsa" risponde scrollando le spalle. "So bene che se mangiassi tutto quello che voglio, ingrasserei subito e questo anche a causa dell'età. Ma non perderei mai tempo a cercare di portare il mio corpo all'altezza degli standard hollywoodiani. Preferirei piuttosto cambiare lavoro."
Janice Turner
|