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by Anto




 


Io come Vermeer


"Ecco come si diventa un grande pittore" dice Colin Firth. A Roma per La ragazza con l'orecchino di perla


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Conferenza stampa del 19/02/2004.



           Olanda, 1665. Una 16enne, per mantenere la famiglia, lavora come serva in casa del pittore Johannes Vermeer. Sarà lei a posare per il celebre quadro del pittore fiammingo, Fanciulla con turbante. La storia di questo ritratto approda al cinema, raccontata dal regista esordiente Peter Webber, nel film La ragazza con l'orecchino di perla, da domani nelle sale italiane. Ispirato all'omonimo romanzo della scrittrice Tracy Chevalier (oltre 2 milioni di copie vendute in tutto il mondo) e candidato a tre premi Oscar (scenografia, fotografia, costumi), il film è interpretato da Colin Firth, nel ruolo di Vermeer, e Scarlett Johansson,l'attrice rivelazione di Lost in Translation, che per il ruolo di Griet (la Fanciulla) è stata candidata anche ai Golden Globe e ai Bafta.
"Il romanzo ha un forte impatto visivo, questo ci ha aiutato molto - racconta il regista, a Roma con Firth per presentare a pellicola -, ma se fossi stato consapevole di quanto profondamente ha coinvolto chi l'ha letto, probabilmente non mi sarei assunto la responsabilità di farne un film. Tuttavia, sono sicuro di aver rispettato in pieno lo spirito del libro''.

           In molti hanno tentato di acquistare i diritti del romanzo, ma ''la Chevalier non voleva che finissero in mano a uno major di Hollywood. Temeva che lo snaturassero, mentre si è fidata di noi, grazie anche alla sua conoscenza con la sceneggiatrice, Olivia Hetreed'' spiega Webber. Per realizzare il film, il regista ha ammesso di essersi ispirato al film di Jacques Rivette La bella scontrosa (storia dell'ultimo quadro dipinto da Frenhofer). ''Ci è servito molto per capire cosa dovevamo evitare per non cadere nei soliti cliché di tanti film sulla vita di celebri pittori'' spiega. ''E' stato molto più istruttivo di qualsiasi lezione di pittura'' aggiunge Firth. Per prepararsi alla parte, l'attore non ha seguito nessun corso, ma ha studiato a lungo le opere di Vermeer. ''Mi affascinava molto tenere in mano il pennello, giocare con i colori, ma quello che più mi premeva era riuscire a cogliere il particolare rapporto che Vermeer aveva con la luce, il modo in cui
riusciva a catturarla e a trasferirla sulla tela.Volevo che attraverso me il pubblico imparasse a conoscere questo personaggio ancora avvolto in una fitta aura di mistero''. Il fatto che, ancora oggi, sul pittore fiammingo si abbiamo poche informazioni ''ci ha

           aiutato molto - ammette il regista -. Non sarebbe stata la stessa cosa fare un film su Picasso o Van Gogh''.Determinante è stato, inoltre, il lavoro dello scenografo Ben van Os e del direttore della fotografia, Eduardo Serra. ''Ci hanno letteralmente trasportato nel mondo seicentesco di Vermeer e per farlo si sono serviti degli stessi mezzi tecnici che avrebbero usato trent'anni fa. Il loro lavoro può essere paragonato a una vera e propria opera d'arte e le loro candidature sono più che meritate''. Quanto alla mancata candidatura dei due protagonisti, il regista dice: ''Probabilmente il tipo di recitazione, pacata e senza eccessi, richiesta per questo film non è quella che, secondo chi assegna gli Oscar, merita di essere premiata. Ma solo chi non ha occhi non si accorge di quanto sia difficile riuscire ad adattarsi a un recitazione minimalista''

Rosa Esposito

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