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Tracy Chevalier: "Arte e seduzione, alchimia perfetta"
Il Messaggero
19 Febbraio 2004
ARTE e seduzione. E’ questo il binomio che ha portato al successo i romanzi di Tracy Chevalier. Specie il primo, La ragazza con l’orecchino di perla , ispirato al quadro Ragazza con la perla di Johannes Vermeer, e l’ultimo, La dama e l’unicorno dall’omonimo ciclo di arazzi del XVI secolo. E’ questa la formula che, secondo la Chevalier, determinerà il successo del film del regista Peter Webber, l’ultima metamorfosi del dipinto del grande pittore olandese.
Il film, che ha rispettato il titolo del romanzo, La ragazza con l’orecchino di perla (domani nelle sale), per la scrittrice da principio era stato una scommessa: «Sono stata molto in ansia. Sapevo che poteva essere un’esperienza negativa per me e i lettori». Spesso sul set come semplice spettatrice, non ha però mai voluto partecipare né alla sceneggiatura né alle riprese: «Ognuno fa il suo mestiere - ha spiegato semplicemente -. Di certo l’alchimia tra arte e seduzione gioca una grande parte nel film. A vedersi, è ancora più magico. Scarlett Johansson e Colin Firth, i due protagonisti, sono molto coinvolti sul set». Specie la Johansson nel ruolo di Griet, la servetta amata e desiderata da Vermeer, «non potrebbe essere più simile alla ragazza del dipinto, che, ovviamente, non si sa chi fosse in realtà. La storia è totalmente inventata. Il fascino di Griet è la sua giovinezza. Non è ancora cinica o piegata dalla vita. Sta imparando a crescere e questa è un’esperienza che tutti possiamo comprendere».
E a film ultimato, grazie a una proiezione in esclusiva per lei in autunno, la Chevalier non ha avuto dubbi: «Lo amo. E’ al contempo simile e differente dal mio romanzo. Il cinema ha un modo differente di raccontare, ma il film riesce ad essere fedele alle emozioni, al messaggio del libro. Ha colto la forza del vedere il mondo in un modo nuovo. Ho ritrovato quadri in tutte le scene. E’ un bel guardare: c’è la nascita dei quadri di Vermeer. Ma anche Rubens, Rembrandt e gli altri pittori olandesi».
Anche se qualche rammarico c’è: «Mi è dispiaciuto che ci siano stati così tanti tagli, specie le parti degli altri protagonisti della famiglia e alcuni dialoghi tra i personaggi. Non sono sviluppati come avrei voluto. Capisco le scelte del regista, ma tanti tagli hanno tolto qualcosa anche alla storia principale».
Tornando al connubio arte-eros, per la Chevalier è una realtà inevitabile: «La seduzione, l’erotismo colpiscono l’occhio. La pittura è un’arte visiva. E’ normale che un pittore dipinga ciò da cui si sente attratto. Come è normale che io abbia trasformato in romanzi le opere che mi hanno colpito. Le labbra dischiuse della Ragazza con il turbante , posa inaudita per l’epoca, o le donne misteriose degli arazzi del Museo parigino di Cluny».
Un’ispirazione che è sempre venuta da capolavori del passato: «L’arte contemporanea, spesso astratta, non mi ha mai attratto. Non raffigura persone. A me, invece, piace scoprire come vivevano, svelare il mistero delle loro storie. Il mondo di oggi lo conosco, non sento il bisogno di scriverne». E specialmente le donne: «Avevano vite difficili. Nei miei libri c’è sempre il cambiamento. Scrivo di donne che vogliono modificare la loro vita. Percorsi di emancipazione». Spesso aiutati da arte e eros.
Claudia Rocco
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