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by Anto




 


Firth: 'Ho cercato la luce di Vermeer'



Kataweb Cinema
Conferenza stampa del 19/02/2004.



           E’ stato negli abiti shakespeariani di Lord Wessex in ‘Shakespeare in love’, in quelli di inizio secolo per l’'Ernesto' di Wilde. Ora Colin Firth torna nei panni del grande maestro fiammingo Johannes Vermeer ne La ragazza con l’orecchino di perla da domani nei cinema.
Tratto dal bestseller di Tracy Chevalier (oltre due milioni di copie nel mondo), il film di Peter Webber, montatore e regista di documentari, racconta la storia del mistero che sta dietro ad uno dei capolavori della pittura fiamminga, ‘La ragazza con l’orecchino di perla.

L’autrice e la sceneggiatrice (l’adattamento per il cinema è di Olivia Hetreed) immaginano una storia di passione platonica e artistica tra Vermeer e la sua domestica, Griet, che diventa presto la sua fonte di ispirazione, provocando in casa gelosie e tensioni.

Abbiamo incontrato Colin Firth-Johannes Vermeer.

Come si è preparato al ruolo del pittore Vermeer?
Prepararmi per il ruolo di Vermeer è stato un esercizio interessante, perché l’aspetto più significativo di questo personaggio per me era il mistero che lo avvolgeva. Volevo arrivare al cuore del mistero, anche se avevo il dubbio che, se lo avessi colto fino in fondo, il suo fascino sarebbe diminuito. Ha dipinto dei quadri eccezionali che ovviamente io non sarei mai stato in grado di realizzare, ma ciò che mi ha divertito di più è stato lavorare con i materiali. E’ stato come recarsi in un mercato di spezie o entrare nel negozio di un gioielliere, colori e sostanze straordinarie che non occorre essere un maestro per apprezzare.


           Che rapporto ha con la pittura, ha preso lezioni di disegno?
Non credo che fosse importante apprendere la tecnica di Vermeer, innanzitutto perché non ne sarei stato capace, ma anche perché non credo che fosse il mio compito. Per me era più importante comunicare il suo modo di vedere, il suo modo di cogliere la luce e come la catturava nei suoi quadri, Vermeer non schizzava le sue figure, ma disegnava direttamente sulla tela.

Nonostante questo, si è mai sentito pittore durante la lavorazione del film?
Assolutamente no. Come attore sono abituato a calarmi nei panni di un personaggio e in questo caso ho cercato veramente di entrare nel mondo del pittore. Questo però è avvenuto nel suo modo di vedere la realtà più che nel suo modo di tenere in mano il pennello.
Non so dipingere come Vermeer, non sono capace neppure a dipingere come uno studente di una scuola d’arte, c’è poco da fare. Quello che potevo fare è stato avvicinarmi al suo mondo, dopo mesi in cui ero ossessionato da Vermeer ho avuto l’esperienza di entrare nel suo atelier, ricostruito dalla scenografa e così vedere quella stanza, la luce che entra da sinistra come nella maggior parte dei suoi quadri, e vedere Scarlett che si muove e si comporta come avrebbe fatto Griet, tutto
questo è stato per me un’importante fonte di ispirazione.
Vedete, in fondo interpretare un bravo pittore o un pessimo artista in realtà per un attore non cambia, certo che se ti devi calare nei panni di un artista che ami le cose sono più facili.

Ha appena finito di girare il seguito de ‘Il diario di Bridget Jones’: nel libro, la protagonista incontra a Roma proprio lei, Colin Firth. Come avete risolto questo problema?
Il sequel è un adattamento molto libero dal romanzo, abbiamo fatto un po’ come volevamo. Per quella scena in cui io avrei dovuto interpretare me stesso, abbiamo risolto il problema eliminando del tutto la scena


Chiara Ugolini

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