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by Anto |
Gli occhi del pittoreNel film di Webber, Colin Firth è l’olandese Vermeer: storia del suo quadro più enigmatico e di una serva trasformata in modella. Con un gioiello della moglie. Famiglia Cristiana, Italia Febbraio 2004 Viene sempre volentieri a Roma. Semplice il motivo: sua moglie è italiana. Colin Firth era qui giusto un anno fa per accompagnare l’uscita di L’importanza di chiamarsi Ernest, bella versione della commedia di Oscar Wilde interpretata a fianco dell'amico Rupert Everett (partner fin dal film d'esordio, Another Country). E in attesa di girare il mondo per il lancio del seguito di Il diario di Bridget Jones (di cui sono appena finite le riprese, sempre con Renée Zellweger), si è concesso un'altra puntatina nel Belpaese.
«Per carità! Non sono portato per la pittura. D'altronde, tra le poche cose che sappiamo di Vermeer c'è che lui non faceva mai schizzi preparatori: guardava il soggetto, studiava la luce, osservava, meditava e poi dipingeva. Ecco, non mi sono preoccupato più di tanto di come impugnare il pennello o mescolare i colori. L'importante era esprimere la magia del suo sguardo, la sua sensibilità per la luce e le tonalità». E’ questa affinità che l'ombroso Vermeer (tediato da una moglie vanesia, una nidiata di figli, una suocera autoritaria e avida, un mecenate, Van Ruijven, grossolano e libertino) coglie in Griet (Scarlett Johansson), giovane domestica appena giunta in casa. Lei è la sola a cui è permesso guardare i quadri, commentare un colore, spostare una sedia nello studio del maestro. Johannes ne resta pian piano catturato, fino a desiderare di ritrarre lei, bellissima, con la cuffia da servetta e un prezioso orecchino sottratto alla moglie. Ecco spiegato il segreto di La ragazza con l'orecchino di perla, il più enigmatico dei quadri di Vermeer, realizzato attorno al 1665 a Delft, grigia e umida città olandese. «La chiave del racconto è in una domanda», spiega Firth.
«In questo film nessuno di noi doveva recitare sopra le righe. Non ci sono scene madri. Spesso si sussurra. L'ego di ciascun attore è sottomesso alla storia. Il contrario dei ruoli esaltati dagli Oscar...». Allora, i membri dell'Academy non capiscono nulla? «E’ lei che l'ha detto!» (scherzando). Maurizio Turrioni |
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