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by Anto




 

"Artista e modella"


Un film (e un libro) sul mistero della Ragazza con turbante, la tela del grande Vermeer, nota anche come " La Gioconda del Nord'. II suo enigma è svelato dalla fantasia della scrittrice Tracy Chevalier, che abbiamo intervistato

Ciak, Italia
Febbraio 2004


Dalla pittura alla letteratura. Dalla letteratura al cinema. Dal cinema nuovamente alla pittura. All'origine di questo circuito creativo c'è una scrittrice americana, Tracy Chevalier, che da vent'anni vive in Inghilterra e che ha convinto quattrocentomila italiani a comperare il suo romanzo, “La ragazza con l'orecchino di perla” (Neri Pozza Editore), arrivato alla 27esima edizione. Ora i suoi lettori attendono al varco l'omonimo film che ne è stato tratto diretto da Peter Webber e interpretato da Colin Firth e Scarlett Johansson, nominata come migliore attrice drammatica ai Golden Globe.


           Chi è l'enigmatica ragazza sotto il turbante ritratta da Johannes Vermeer, artista fiammingo di culto, in uno dei suoi quadri più famosi e già ribattezzata la "Gioconda del Nord"? La Chevalier immagina nei panni della sconosciuta la sedicenne Griet costretta nella Delft del 1664 a lavorare come serva per provvedere al mantenimento della sua famiglia, dopo che un incidente ha privato il padre della vista. La giovane finisce nella casa del "pittore che amava le donne" e le viene affidato il compito di tenere in ordine lo studio dell'artista senza urtare la suscettibilità della scaltra suocera e della gelosissima moglie. Impresa impossibile, dal momento che, complice un raggio di sole e un impasto di colori, tra il cupo Johannes e la timida Griet nasce un sentimento intenso, benché destinato a rimanere casto e inespresso.

«Mi piace pensare al ruolo che le donne, più o meno consapevolmente hanno avuto nella Storia», dice la Chevalier. «Dal momento che le donne hanno storicamente goduto di poco potere, eccole sfogarsi battagliando tra loro. Mi affascinano le guerre che dividono le giovani dalle più vecchie, le madri dalle figlie. Nel libro come nel film tutta la mia simpatia va
alla moglie di Vermeer, Catharina, eternamente incinta e costretta ad occuparsi della casa e dei figli. Griet invece è un'adolescente che sta scoprendo i suoi primi impulsi sessuali e sta imparando a usare il proprio potere seduttivo».

La pellicola, tratta dal best seller della Chevalier che in Usa ha superato i due milioni di copie vendute, rende omaggio a uno dei padri segreti del cinema, un vero maestro della luce recentemente al centro anche di altri romanzi, tra cui “Lezioni di musica” di Katherine Webber e “La ragazza in blu” di Susan Vreeland da cui sarà tratto un film per la tv con Glenn Close.

Del lavoro del regista Peter Webber e degli attori, Tracy Chevalier (che non ha partecipato né alla stesura della sceneggiatura né alla scelta degli interpreti) si dichiara più che soddisfatta. «Ero assai nervosa prima di assistere alla proiezione perché avevo nella testa il mio film. Sono invece rimasta piacevolmente sorpresa: nonostante le differenze dal mio libro, il regista ne ha reso perfettamente lo spirito. Vedere la pellicola è come assistere a una sessione di pittura fiamminga del Seicento, contemplare una di quelle bellissime opere».

Il successo non sembra aver cambiato la vita della Chevalier tanto quanto la nascita di suo figlio. «Ho scritto “La ragazza con l'orecchino di perla” durante i mesi di gravidanza: avevo una scadenza biologica, volevo assolutamente terminarlo prima del parto. Per gli altri libri, invece ci sono voluti due anni ciascuno». La Chevalier sembra aver preso gusto ad inventare storie intorno ai misteriosi personaggi ritratti da artisti del passato. Ne “La dama e l'unicorno” (Neri Pozza Editore), il suo nuovo romanzo («corale e ancora una volta ambientato nel passato che per me è una piacevole fuga») la scrittrice fantastica sulla fanciulla che appare su alcuni arazzi conservati nel museo di Cluny a Parigi. A realizzarli, sarebbe stato nel 1490 Nicolas des Innocents chiamato da Jean Le Viste per adornare la spoglia Grande Salle della sua casa al di là della Senna.

Il gentiluomo avrebbe voluto vedere raffigurate scene di battaglie, soldati, cavalli, spade, scudi e sangue. Sua moglie, complice la straordinaria bellezza della sua giovane figlia Claude, convince invece l'artista a dipingere una dama e un unicorno, simbolo di seduzione, giovinezza e amore.

Il risultato: sei arazzi, stessa scena, sei diversi punti di vista. E cosa c'è di più cinematografico?

Alessandra De Luca



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