|
|
Altre relazioni altre seduzioni
Perversi e perfidi più che mai, i personaggi del romanzo "Le relazioni pericolose" tornano sul grande schermo in una nuova pellicola diretta da Milos Forman.
Ciak, Italia
Febbraio 1990
Oltre ad essere stato un bestseller dell'epoca, il libro "Les Liasions Dangereuses", di Choderlos de Laclos, può adesso vantare un altro invidiabile record: due trasposizioni cinematografiche in un anno. Evidentemente le "perversioni" pagano! Dopo "Le Relazioni Pericolose" di Stephen Frears, con John Malkovich, Glenn Close e Michelle Pfeiffer, che ha avuto grande successo lo scorso anno, esce ora "Valmont" di Milos Forman. I due diabolici protagonisti, la marchesa de Merteuil ed il visconte de Valmont, sono impersonati rispettivamente da Annette Bening e Colin Firth (conosciuto in Italia per "Un mese in campagna" di Pat O'Connor). Gli altri interpreti sono Meg Tilly, Fairuza Balk e Henry Thomas, il bambino di "E.T." diventato ora adolescente. La critica americana ha accolto male il film e, soprattutto, non gli ha perdonato di essere arrivato "ultimo". Oltre al film di Frears, infatti, in precedenza c'erano già state una versione teatrale con Lynn Redgrave e Frank Langella, e una rivisitazione moderna del testo fatta da Roger Vadim nel 1959, con Jeanne Moreau, Gérard Philipe e Jean-Louis Trintignant. Il "New York Times" ha così commentato: " Come la stupida versione modernizzata di Vadim, "Valmont" di Forman è superficiale; entrambi i film non centrano il bersaglio (come avevano fatto invece la commedia di Christopher Hampton ed il film di Frears), e cioè l'agghiacciante verità che l'intimità è pericolosa e che il pericolo è eccitante".
Fanno eco gli altri critici: per esempio, Pauline Kael sul "New Yorker" ha scritto: "Colin Firth è attraente, ma inoffensivo...l'unica sensualità che dimostra è nella scena del ballo formale con la riservata Tourvel, che rivela le loro emozioni represse. Annette Bening lancia sorrisi disarmanti, ma non capiamo mai la forza e la cattiveria del personaggio".
A questo punto ci sembra giusto ascoltare l'opinione del regista Milos Forman e del protagonista maschile Colin Firth.
[...]
Che cambiamenti avete apportato al romanzo di de Laclos del 1782?
Forman: "Abbiamo scelto l'onestà dell'amore di Valmont per la Tourvel; è lui il centro dell'intricata storia. Abbiamo dato più spazio a Cécile, per questo abbiamo aggiunto il personaggio del promesso sposo Gercourt (Jeffrey Jones), ex-amante della marchesa, la quale vuole fargli sedurre la vergine sposina per vendetta. Laclos non poteva dire certe cose a causa della censura del tempo ed anche per questo concluse il romanzo con un massacro, gli amanti muoiono per espiare il peccato; ma noi non siamo riusciti ad uccidere la Tourvel, non si muore d'amore". [...]
Come vede il personaggio di Valmont?
Firth: "Il mio visconte è un giovane simpatico ed abbastanza innocuo, che però compie degli atti distruttivi. A mio parere in realtà questo tipo d'uomo è ancora più pericoloso rispetto agli altri perchè sembra innocente, ma commette delle atrocità con un guanto di velluto".
In che modo è diversa la marchesa de Merteuil rispetto al libro?
Firth: "La sua ambiguità è essenziale nel film, e la relazione fra i due è un'enigma; probabilmente è davvero innamorata di Valmont a modo suo.
E' anche il personaggio più tragico nella storia, la rabbia per il male che le è stato fatto la obbliga a doversi sempre confrontare con questa sua orribile infelicità. Valmont invece è un tipo allegro, probabilmente perchè è un immaturo, ma si gode le sue malefatte".
In che modo l'ha diretta Milos Forman?
Firth: "Dato che ero il seduttore, volevo comportarmi da malvagio, sfoderare le unghie, digrignare i denti, lanciare sogghigni perfidi, ma Milos non mi ha lasciato fare niente di tutto questo. Mi diceva di avere un modo di fare aperto e leggero, non voleva che rivelassi il mio scopo fin dalle prime scene. Milos ha un'incredibile energia e la comunica a tutti, è entusiasmante. E non ha bisogno di arrabbiarsi o di perdere le staffe, non dice mai niente con malizia od ostilità. Si ha sempre la sensazione di essere in presenza di un maestro".
Elisa Leonelli
|