Firthissimo - Articoli

by Anto




 


Il calcio e l'amore: le ossessioni del prof.



Colin Firth : ecco la vita di noi inglesi


La Repubblica
25-11-1997



ROMA- "Credevo di essere un tifoso. Dopo l'incontro con Nick Hornby ho capito che sono solo un pallido ammiratore, un tifoso occasionale come dice Nick di me. Seguo ogni tanto gli incontri internazionali e leggo le notizie sul campionato, so che quest'anno per l'Arsenal è una buona stagione", dice Colin Firth. Inglese, 37 anni, attore da quasi venti, da "quando al liceo ho capito di non avere nessun interesse per i possibili lavori di cui si parlava a scuola", interprete di alcuni di quei film - "Another Country", "Un mese in campagna", "Orgoglio e Pregiudizio" - che fanno parlare di British Renaissance, una moglie italiana ed un figlio americano, Colin Firth è a Roma per presentare il film di David Evans "Febbre a 90°", in cui è Paul Ashworth, un insegnante che ama con lo stesso trasporto la squadra dell'Arsenal e la sua collega Sarah. Tratto dal libro di Nick Hornby,il film, il cui titolo originale è "Fever Pitch",si avvale di una bella colonna sonora pubblicata già da mesi.
"Non è un film sul calcio, ma sulla forza di un'ossessione che colora di significato l'esistenza e che può durare anni, decenni, senza perdere intensità. Mi sembra incredibile che Nick Hornby non perda una partita dell'Arsenal da 30 anni, sempre con lo stesso entusiasmo o la stessa disperazione. Io ho le mie passioni, ma si alternano, una volta per una donna o per il lavoro o per la musica o per un libro. Prima di incontrarlo, ero diffidente, temevo fosse un monomaniaco, in grado di parlare solo di calcio, invece è un uomo pieno di interessi, parla di letteratura, cronaca,musica, di tutto".

Perchè il libro "Febbre a 90°" ha avuto tanto successo?
"Perchè ci si sono ritrovati tutti, non solo i tifosi, ma anche le donne, i figli, gli amici dei tifosi, perchè parla dell'Arsenal, ma soprattutto della crescita della sua passione. Ma l'elemento più sorprendente è che, per la prima volta, un intellettuale, un professore laureato a Cambridge, confessa ed analizza il tifo, che in Gran Bretagna, si considera per tradizione proprio dei ceti culturalmente bassi, del proletariato, della classe operaia che solo alla partita trova il modo di uscire dalla banalità del quotidiano. Per l'upper class sono altri gli sport appassionanti. E' una situazione tipicamente britannica, credo che in Italia sia diverso."

Conosce gli stadi ed il tifo in Italia?
"Conosco Claudio Amendola, abbiamo lavorato insieme in "Nostromo" e mi sembra un rappresentante tipico del tifo italiano. A parte questo, una volta sono stato allo stadio qui per Roma-Praga e mi è piaciuto, c'è più leggerezza che a Londra. In parte dipende dalla luce, a Londra il tempo è in genere grigio, in parte qui c'è un modo diverso di vedere la partita, e non c'è neanche un problema di ceti. Non dimenticherò mai un vecchietto, avrà avuto più di 80 anni, distintissimo e serissimo, che ad ogni gol della Roma, si alzava in piedi, mi abbracciava e mi baciava poi si rimetteva seduto tranquillo. (N.d.C. BEATO QUEL VECCHIETTO!)
Certo anche qui ci saranno esasperazioni e violenze, ma non credo come negli stadi inglesi dove la birra non manca mai."

In "Febbre a 90°" il problema della violenza è solo sfiorato...
"Il film è diverso dal libro che un'autobiografia di Nick Hornby e che racconta lo sviluppo della sua ossessione. Il film è una commedia che si basa soprattutto su un capitolo, quello degli straordinari successi dell'Arsenal durante la stagione 1988-1989 e c'è anche la storia d'amore con Sarah, un rapporto nel quale il tifo interferisce parecchio. La violenza entra di sfuggita con le immagini degli incidenti nello stadio di Sheffield nell'88. E' fatto volutamente: la violenza è un grande problema sociale, ma se ne parla già tanto nella cronaca su tutti i media, ben venga un film sul tifo con le gioie ed i dolori che provoca, ma come passione sana, non morbosa. Spero che la situazione cambi in Inghilterra, i segni ci sono."

Che tipo di segni?
"Anche nei nostri stadi si fanno settori chiusi e più protetti, ci sono sempre più famiglie con bambini che vanno a vedere la partita. Un tempo le donne erano rarissime, c'erano soprattutto uomini assatanati. L'autocontrollo e la repressione delle emozioni appartiene al nostro carattere, la partita diventava così l'unico momento in cui lasciarsi andare, in cui esternare i sentimenti senza freni. Dopo la morte di Lady Diana, gli inglesi hanno trovato un altro canale di emozioni ed hanno scoperto che ci si può abbandonare senza perdere dignità. Sono maturi per imparare ad andare allo stadio per divertirsi con la partita e basta".

Maria Pia Fusco

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