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Oscar dopo Bridget Jones
Colin Firth: "Sullo schermo per Wilde, accanto a Rupert Everett".
Il Corriere della Sera, Italia
7/02/2003
Colin Firth, un inglese adottato da Roma.Quarantadue anni, di Grayshott (Hampshire), parla benissimo italiano, si è sposato nel '97 con Livia Giuggioli. E anche se i due vivono a Londra con il figlio Luca (poco più di un anno), nella Capitale hanno un appartamento dove si rifugiano spesso. Legato all'Italia, Colin ha detto che gli piacerebbe essere diretto da Gabriele Muccino.
Ieri in un albergo romano l'attore (che è stato anche fra i protagonisti de "Il diario di Bridget Jones") ha presentato "L'importanza di chiamarsi Ernest", di Oliver Parker, da oggi nelle sale. Con lui recitano Rupert Everett, Judi Dench, Reese Witherspoon e Frances o'Connor. Tratto dall'ultima commedia di opscar Wilde, il film è ambientato in Inghilterra alla fine dell'Ottocento. Una satira sulla borghesia e l'aristocrazia inglese, attraverso gli equivoci che coinvolgono due coppie di innamorati. "Una storia futile per gente seria", la definisce il regista che ha già portato al cinema classici della letteratura britannica come "Othello" e "Un marito ideale". E ha in progetto "Fade to black", al quale lavora da quattro anni, ambientato nella Roma del '48.
Racconta Firth: "Finalmente recito Oscar Wilde, ero l'unico inglese a non averlo mai fatto, da noi capita che persino i bancari interpretino i suoi testi". Colin, dopo quasi vent'anni, è tornato a lavorare con Everett. "Con Rupert avevo già girato "Another Country". Era il mio primo film e ci siamo odiati subito. Io pensavo che lui fosse una persona spaventosamente sofisticata. Lui mi trovava troppo "Earnest": onesto, serioso ed estremamente noioso. Dopo tutto questo tempo il nostro rapporto è migliorato. Con l'età lui è diventato più tollerante ed io ho imparato a fingere di essere più sofisticato".
Firth sembra preferire i film leggeri e poco impegnati (n.d.c. SIC!!). Anche se, anticipa, ha appena finito di girare "The girl with a pearl earring", dal romanzo di Tracy Chevalier. Il titolo è ispirato ad un quadro di Vermeer. "E' un dramma, una vacanza dalle mie solite interpretazioni comiche. Di solito a un giovane propongono parti di eroi e principi, poi, quando diventa grande, ruoli da cattivo. A me è successo il contrario. Ho cominciato a fare lo psicopatico e sono finito con le commedie".
Ma in agguato rimane il sequel de "Il diario di Bridget Jones", dove Firth e Hugh Grant si contendevano l'amore di Renée Zellweger. Questa volta però il suo personaggio dovrebbe forse passare ad un altro attore. "Se mai ci sarà un seguito, vorrei fare me stesso, intervistato da Bridget". Un episodio vero, perchè Helen Fielding, l'autrice dei romanzi, piombò a Roma per incontrare l'uomo dei suoi sogni, Colin. "Chi potrebbe prendere il mio vecchio ruolo? George Clooney mi va bene".
Sandra Cesarale
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