Firthissimo - Articoli

by Anto, Laura e Vava




 


Firth Club


Dopo 'Il diario di Bridget Jones' il bel Colin è entrato di diritto nella rosa degli attori inglesi più richiesti. Ma la fama non gli ha dato alla testa ed ora, alle prese con il suo primo Wilde, rivendica la possibilità di scegliere i film seguendo solo il proprio istinto.


Film TV, Italia
Febbraio 2003.



           Colin Firth è una stella a modo suo. Non appare eccessivamente in pubblico, non cerca l'attenzione a tutti i costi, ma dopo la sua interpretazione del personaggio di Mark Darcy in Il diario di Bridget Jones è uno degli attori più richiesti del cinema inglese.
Quest'anno vedremo una serie di film con Firth protagonista: da Hope Spring di Mark Herman, regista di Buon compleanno signora Thatcher a La ragazza dall'orecchino di perla tratto dal best seller di Tracy Chevalier, nel quale interpreta la parte del pittore fiammingo Johannes Vermeer.
Nel frattempo Firth è stato a Roma a presentare L'importanza di chiamarsi Ernest , film che il regista Oliver Parker ha tratto da Oscar Wilde, che lo vede protagonista al fianco di Rupert Everett.
Camicia nera, sorridente e gentile, ci spiega l'attualità di Wilde. Nonostante le convenzioni sociali siano mutate, Wilde mantiene ancora oggi una freschezza inalterata per la ricchezza del suo linguaggio: "La cosa più difficile per un attore che affronta Wilde resta sempre la lingua, ricca e raffinata senza essere mai priva di significato. Nella versione italiana il doppiatore ha senz'altro compiuto un lavoro più difficile del mio. Il grande sforzo nell'interpretazione di questo film infatti è stato più sulla dizione che sul linguaggio corporeo".
Firth parla anche della sacralità che in Inghilterra circonda tutt'ora i testi di Wilde: "Ancora oggi, ogni volta che un suo testo viene proposto a teatro, la gente fa la coda per vederlo.Per me è stata un'affascinante
novità. Credo di essere l'unico inglese che non abbia mai recitato Wilde. Ognuno, tranne me, non importa che mestiere faccia, si è trovato a recitare Wilde in qualche rappresentazione scolastica".
Cerca, con il suo buon italiano, di spiegarci l'intraducibilità del nome Earnest: "Il significato del nome è impossibile da rendere in un'altra lingua, Ha diverse sfumature. Non è né 'onesto', come nella tipica traduzione italiana, né 'franco', come ho letto in una vecchia versione. Significa 'serioso', 'affidabile', ma la complessità dei riferimenti non si coglie. Tra l'altro, nello slang dei tempi di Wilde significava anche 'omosessuale'. Deve essere stato molto divertente per Wilde leggere L'importanza di essere omosessuale scritto a caratteri cubitali sui cartelloni dei principali teatri della Londra di allora! " .
Scherza anche con timidezza sugli inizi del suo rapporto con Rupert Everett, con cui è tornato a recitare diciotto anni dopo Another Country . "Inizialmente il nostro rapporto non era buono. Io non lo avrei mai raccontato, ma Rupert ha detto in una conferenza stampa quanto allora ci detestassimo. Mi vedeva come un ragazzo troppo serio, ma ora siamo entrambi cambiati e ho capito subito che questa volta sarebbe stata un'esperienza diversa, decisamente migliore."
Ma chi è questo attore inglese che con tanta naturalezza affronta una celebrità non certo precoce?
Colin Firth è nato in Inghilterra nel 1960 da una famiglia proveniente dal mondo accademico.
Il suo esordio teatrale fu Another Country nel quale, curiosamente, interpretava la parte che sullo schermo fu poi di Rupert Everett. Dopo la versione cinematografica dello stesso testo, Firth recitò in piccole produzioni, televisive e cinematografiche - tra cui Un mese in campagna di Pat O'Connor - prima di avere la sua prima grande occasione, non felice, nel Valmont di Milos Forman, ennesima versione di Le relazioni pericolose .

           In seguito Firth tornò ai piccoli film ed alla televisione, dove ottenne numerosi riconoscimenti per la versione di Orgoglio e Pregiudizio di Jane Austen. Dopo numerosi film di successo, da Il Paziente Inglese di Anthony Minghella a Febbre a 90° di David Evans,tratto da Nick Hornby, al pluripremiato Shakespeare in Love , è arrivato il trionfo di Il diario di Bridget Jones che però non sembra avergli montato la testa.
Ad una domanda su un eventuale richiestissimo sequel risponde candidamente: "Dipende dalla sceneggiatura, come nel caso del primo episodio, come per ogni film che ho fatto. Se una sceneggiatura mi piace, non mi importa che sia un film da grande budget, che sia un film in costume o chissà che. Se la storia mi convince io faccio il film, in caso contrario non se ne parla neanche!"

Federico Pedroni

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