Firthissimo - Articoli

by Basty




 


Colin Firth è padrone dell’arte di invecchiare




www.examiner.com
30/09/2009



           Quando ho intervistato Colin Firth all’inizio di quest’anno alla conferenza stampa di Easy Virtue a New York, lui ed io abbiamo fatto battute sullo “spandex” che ha dovuto indossare in Mamma Mia! il musical che è diventato un successo planetario. ("Ho ancora un’irritazione da spandex", ha scherzato.) Ma una cosa interessante è accaduta dalla realizzazione di Mamma Mia! nel 2008: Firth ha ricevuto alcune delle migliori recensioni della sua carriera. E il plauso è stato ben meritato, dal momento che ha infilato una serie di scelte cinematografiche che hanno dimostrato il suo versatile talento, includendo il ruolo di un padre cinico in Easy Virtue, di un corruttore e manipolatore in Dorian Gray ed un professore gay in lutto per la morte del suo amante in A Single Man . Dunque se Firth ha dovuto andare in giro in spandex e cantare le canzoni degli ABBA in Mamma Mia! per arrivare a questo punto, ben venga. Direi che lo spandex non è stato soltanto messo da parte, ma è stato proprio lanciato via, pestato a sangue e seppellito dalle performance eccezionali di Firth nei suoi film più recenti. (Anche se non si può mai dire che lo spandex sia scomparso definitivamente, perché ci sono chiacchiere persistenti di un Mamma Mia! n° 2.)
Quando ho incontrato Firth per intervistarlo al TIFF del 2009 (dove c’erano le premieres di Dorian Gray e A Single Man), era appena arrivato dal Festival del cinema di Venezia, dove aveva vinto il premio come migliore attore per il suo ruolo in A Single Man. Firth non aveva potuto partecipare alla prima di Dorian Gray a Toronto perché era a Venezia, ma nella nostra intervista ha esordito con la sua reazione emotiva alla vittoria del premio. A Single Man arriverà nelle sale prima della fine dell’anno. Cercate prossimamente un’intervista a Firth e al regista di A Single Man Tom Ford sulla mia colonna su Examiner.com nel periodo a ridosso dell’uscita del film.
Riguardo a Dorian Gray (che è basato sul romanzo di Oscar Wilde Il ritratto di Dorian Gray), Firth recita il ruolo di Lord Henry Wotton, l’aristocratico malvagio che prende sotto la sua ala un giovane ingenuo di nome Dorian Gray (interpretato da Ben Barnes) in una Londra vittoriana, e lo introduce con sollecitudine alla decadenza e alla depravazione. Il bel Dorian fa un voto di natura occulta di restare sempre giovane ed immune dal declino e dalla deturpazione fisica. Ma come risultato, un ritratto di Dorian (che nasconde nell’attico) diventa progressivamente sempre più grottesco e mostruoso quanto più Dorian si immerge in una vita di edonismo e malvagità. Nella vita, Firth e Barnes (che ha recitato nel ruolo del figlio di Firth in Easy Virtue) sono buoni amici, e di frequente si divertono a scherzare/discutere sui media se Firth sia un buon mentore per Barnes o meno. Ecco cosa Firth ha da dire sull’argomento, e anche ciò che pensa dell’aggiunta di un personaggio cardine nel film Dorian Gray che non era nel libro; perché ci sono strani e misteriosi parallelismi tra Michael Jackson e Dorian Gray; e cosa ci potrebbe essere in serbo per un possibile seguito di Mamma Mia!.

Sono convinta che tu sia l’attore più impegnato in questi grandi festival cinematografici. Sembra che tu abbia sempre due o tre film in gara per ogni festival a cui partecipi.
Chiedi alla mia famiglia. Non vedono l’ora di cacciarmi di casa!

Che cosa dici alla gente che ti potrebbe invidiare questa vita del jet-set che comporta l’essere un attore di successo?
Non è priva di fatiche. Alcune persone credono che recitare non significhi affatto lavorare.

          
Congratulazioni per il premio come migliore attore al Festival del cinema di Venezia di quest’anno. La gente è rimasta impressionata dal discorso di ringraziamento in italiano. Il tuo accento era quasi impeccabile. Hai preso spunti da tua moglie su come si parla l’italiano?
No, lei non mi ha insegnato un cavolo! [ride.] Lo avevo saputo [di aver vinto il premio] qualche ora prima. La notizia era un po’ trapelata. Non dovrei dirlo. La telecamera non era puntata su di me quando lo hanno annunciato, così non ho dovuto fare uno di quei [fa un’espressione di sorpresa simulata]. Non sapevo niente del film che aveva vinto il Leone d’Oro o degli altri premi.
Ma non ho dovuto fingere ciò che ho provato. Anche quando ne parlo adesso, ancora, mi trovo un po’ a corto di parole. Ciò che ho pensato all’inizio è stato "Ecco perché la gente piange agli Oscar!". Non lo avevo mai compreso. Non stavo per piangere, ma riuscivo a comprendere perché la gente resta senza fiato. È davvero inaspettato. Disarmante.

Hai recitato in così tanti ruoli diversi, ma quanto ti trovi a tuo agio quando la gente ti identifica ancora con Darcy in Pride and Prejudice o con quello dei film di Bridget Jones?
Darcy morirà quando si arriverà a seppellirlo ad un punto di svolta. Credo che si debba estinguere una generazione prima che [dimentichino]. Darcy non accenna affatto ad andarsene. Sono tantissime le volte che ho fatto qualcosa e la gente ha annunciato la morte di Darcy, eppure lui vive e cammina ancora. Non m’importa cosa capita a lui. Ho superato quella parte.


           Trovi differenze fra il recitare nell’industria cinematografica ora, rispetto a quando hai cominciato?
Probabile. Un pochino. Sto cercando di ricordare… Avevo un po’ gli occhi sgranati ed ero sopraffatto da tutto quanto. Non sapevo come funzionava, come i film venivano sviluppati, comprati, venduti, come le persone facessero previsioni sulle prospettive commerciali… Non ero molto pratico rispetto a queste cose, e ho riposto la mia fiducia nelle persone il cui lavoro era quello di vendere e comprare film. Non ho più quella fiducia cieca. Sono troppo vecchio. Sono più critico. Non sono più intimidito e non lo sono più da anni.

Ben Barnes, il tuo co-protagonista in Easy Virtue e Dorian Gray, dice nelle interviste che tu sei un "mentore tremendo" per lui, ma sei un ottimo amico. Qual’è la tua replica?
Gli dico di seguire i consigli. È la mia missione nella vita. La missione della mia vita è di farlo uscire dai binari.

Sta cominciando a sembrare la trama di Dorian Gray.
[Ride.] Sì. Ho cercato di traviare Ben, ma ha troppo buonsenso.


           Ed ora va dicendo nelle interviste che il vero cattivo di Dorian Gray è Dorian Gray, e non Henry Wotton.
[Fa un sospiro esagerato, sorridendo.] Non posso proprio dire che ci sia gara in proposito. Non si discute. Uno dei due è l’esecutore, l’altro è l’istigatore. E sta a voi decidere chi è il peggiore dei due. Se avete un presidente che dichiara guerra ed un vicepresidente che la mette in atto — cosa che può accadere, è risaputo — chi ritenete responsabile? La cosa che credo sia probabilmente la più malvagia di Henry è che… prenda un ragazzo che è innocente e senza colpe e lo corrompa. È la cosa più ingegnosamente diabolica da fare. Oscar Wilde qui gioca sul fattore della vanità.
È interessante che Oscar Wilde non abbia utilizzato una fotografia [per Dorian Gray], perché la fotografia [come tecnologia] era già piuttosto sviluppata ai suoi tempi. È l’arte della pittura, così è qualcosa che cattura la bellezza in una maniera in cui può farlo solo un grande artista. Ti guardi allo specchio ogni mattina, ma non in quel modo. Dunque Henry fa in modo che Dorian si innamori di sé stesso e lo rende famoso per questo.


           Cosa pensi dei parallelismi tra Michael Jackson e la storia di Dorian Gray?
Oliver Parker, il nostro regista, ha parlato di Michael Jackson di recente. E non mi era venuto in mente finché Michael Jackson non è morto. Ma sì, Michael Jackson è un esempio di ricerca della vanità dilagante e automutilante. E non potrebbe esserci esempio più calzante di quanto sia futile e di quanto poco funzioni. Non sembrava un ragazzino. Non sembrava Peter Pan. E non sembrava bello.
Ed è come Dorian perché Michael Jackson era estremamente bello [prima di tutte quelle operazioni di plastica]. Questo è ciò che è straziante, se vedi una sua fotografia prima che si facesse qualsiasi cosa. Anche prima che si facesse la prima di qualunque cosa si sia fatto, sembrava ancora bellissimo. Ed ha come mummificato se stesso prima della sua morte. C’è qualche fatidico paragone fra questo ed il ritratto di Dorian Gray nell’attico.
E se vogliamo parlare di ciò che comporterebbe quel patto col diavolo… "Ti venderesti al diavolo?" Ciò che in realtà stiamo dicendo è: "Cosa sacrificheresti per cercare di apparire più giovane?" C’è un’industria che si nutre di bisturi e botulino.

Speriamo soltanto che Michael Jackson non abbia ucciso nessuno come fece Dorian Gray. Non sapremo mai se c’è il cadavere di qualche chirurgo plastico sepolto da qualche parte perché si è comportato male con Michael Jackson.
Io credo che Michael Jackson, in un certo qual modo, abbia ucciso se stesso.


           In Dorian Gray il tuo personaggio deve invecchiare di circa 25 anni. Cosa ti è passato per la mente quando ti sei visto come un vecchio?
L’effetto è stato piuttosto buono. Non ci sono state protesi… Hanno fatto ciò che hanno potuto per simulare la perdita dei capelli… Tutte le rughe erano fittizie. Mentre mi levavo il trucco da vecchio, il che era molto gradevole alla fine della giornata, era come se [le rughe] scomparissero. Oh, aspetta, quella ruga non è andata da nessuna parte!

[Schiocco di dita] CGI? Photoshop? Prego, intervenire! Allora, come ti senti all’idea di invecchiare in questo business orientato verso l’eterna giovinezza?
Come attore di sesso maschile, ci sono moltissimi vantaggi se sei attivo, perché I ruoli non si esauriscono per gli uomini come accade per le donne. Non voglio parlare per loro, ma non c’è abbondanza di grandi ruoli per donne che abbiano superato i 40.


           Tranne che per Meryl Streep.
Sì, ci sono alcune eccezioni alla regola, ma se chiedi a Meryl, ha passato un periodo di incertezza.

E, naturalmente, hai lavorato con lei in Mamma Mia!
Non avrebbe potuto essere più fantastica. La gente continua a chiedere un seguito di quel film.


           Parlando di sequel, Ben Barnes mi ha detto questo di te: "Quell’uomo farà qualsiasi seguito!"
[Con aria faceta] E certo, lui sta facendo un seguito proprio adesso! ["Le Cronache di Narnia: Il Viaggio del veliero"]

Visto? La tua guida sta avendo effetto su di lui!
[Risata] Beh, io non ho fatto un seguito prima della quarantina. Lui sta cominciando giovane.

Hai proprio una pessima influenza.
[Ride.] Non è proprio nella posizione di parlare dei miei sequel. [Parlando seriamente] Farei un altro Mamma Mia! solo per stare ancora con le stesse persone, perché è proprio quello che proviamo al riguardo. Voglio bene a Meryl Streep. Se faremo il sequel, non sarà con le canzoni degli ABBA per quanto ne so. Ci piacerebbe scegliere un’altra band.


           Quanto fare Mamma Mia! ha influenzato la tua carriera, dal momento che attualmente è il più grande successo di tutti i tempi al botteghino nel Regno Unito? Credi che ti stia facendo ottenere ruoli migliori o ti abbia dato più influenza nell’industria?
È difficile conoscerne la misura, ma non credo che abbia nuociuto.

Qual’è stata la tua reazione istintiva nel leggere il copione di Dorian Gray e nel vedere che Henry Wotton aveva una figlia, Emily (interpretata da Rebecca Hall), dal momento che il personaggio di Emily è stato creato specificamente per questo film? Cosa ne pensi di una tale deviazione dal soggetto originale?
Per la verità, ha senso. Non credo che la manipolazione sia stata nociva. So che ci sono in giro società di ammiratori e puristi di Oscar Wilde. Volete sapere che cosa dico loro?: “Bene. Andate a leggere il libro. Noi non stiamo facendo la copia conforme dell’ultima edizione. Se volete l’edizione originale, quella è la porta, OK?". Abbiamo fatto questo tentativo per risolvere il terzo atto. È perfettamente sensato da ogni punto di vista. I romanzi di Wilde hanno presentato difficoltà narrative per ogni cineasta, per ogni adattamento che ne è stato tratto.


           Credo che uno dei problemi con il romanzo sia di adattarlo. Non è Dorian; non lo vedi dai suoi occhi. Vedi gli occhi del mondo puntati su Dorian, sull’idea della bellezza. Non lo puoi vedere dal suo punto di vista. È dal punto di vista di Henry … Il romanzo di Oscar Wilde è breve. Il film del 1945 "Il ritratto di Dorian Gray" non ha operato alcun genere di cambiamento. Non lo sto dicendo come una critica; è proprio così. Facendo in quel modo non c’è un vero atto finale. Termina semplicemente con un gesto plateale magnifico, melodrammatico.
Ma per fare in modo che Dorian tornasse a Londra e andasse ancora in giro a trovare Henry, con rapporti conflittuali, ci doveva essere qualcosa in gioco. Abbiamo avuto la fortuna di avere a disposizione una delle migliori attrici della sua generazione, Rebecca Hall. Il personaggio di Emily Wotton costituisce una posta in gioco per Henry, perché non credo che provi rimorso. Ama sua figlia, ma potrebbe essere un fattore biologico. Non credo che sia un uomo che si possa redimere in alcun modo. Non credo che sia dispiaciuto affatto per ciò che ha fatto a Dorian… Non credo che lo stesso Henry rimpianga ciò che ha fatto. Precedentemente stavamo parlando di chi fosse il più cattivo. Beh, sì, Dorian è l’esecutore materiale, ma ciò che in realtà credo sia la cosa peggiore è che l’uomo che ha reso possibili tali crimini possa tornare senza biasimo a casa da sua moglie con le mani pulite e possa dire: "I peccati di Dorian non hanno niente a che vedere con me."


           Oliver Parker ha detto che non era del tutto convinto che Ben Barnes potesse recitare nel ruolo di Dorian Gray fino a quando Ben non lo ha colpito durante l’audizione. Cosa hai pensato quando Ben ha avuto la parte?
Non ero preoccupato a riguardo. Sono preoccupato per Ben perché c’è quasi qualcosa di “Dorianesco” ad essere belli come lo è lui. In realtà potrebbe essere stato scelto perché è bello, ma deve dare grande prova di sé stesso, perché il mondo è scettico proprio per questo motivo.
Penso che debba combattere una vera e propria battaglia con la percezione da parte del pubblico. Credo che sia una persona di grande sostanza. Penso che sia un attore di grande talento. È molto, molto brillante. L’idea di lui che ho avuto quando l’ho incontrato per la prima volta è stata: "Sei solo un bel ragazzo." Penso di essere stato colto di sorpresa nello scoprire quanto talento avesse. Credo che questa sia la differenza del mondo di Oscar Wilde. La bellezza esteriore tende a sostituire la bellezza interiore. Non vedi molti personaggi belli e cattivi in Shakespeare. Se ne ha un accenno in Jane Austen e nel ragazzo ingannevole di cui una delle protagoniste femminili di Jane Austen si innamora. Credo che qualcuno abbia detto alla conferenza stampa di Dorian Gray a Londra che se oggi sei bello, è probabile che tu venga considerato completamente fatuo.


           Hai mai avuto il problema di essere considerato fatuo a causa del tuo aspetto?
Non ho avuto quel problema, ma quando è esploso il fenomeno Darcy a metà degli anni ‘90, mi sono improvvisamente ritrovato ad essere trattato con condiscendenza dai giornalisti. Non avevo mai scelto ruoli in base all’aspetto fisico del personaggio. E nell’attimo in cui si è verificato il fenomeno Pride and Prejudice la gente ha cercato subito di etichettarmi come rubacuori.

Ricordi la prima volta che hai letto Il ritratto di Dorian Gray?
Non riesco a ricordarlo. C’è un’enormità di letteratura vittoriana inglese che è infiltrata nella nostra cultura così completamente, che conosciamo questi libri sia se li abbiamo letti che se non lo abbiamo fatto. Non è fuori dal comune che la gente abbia sentito parlare del ritratto di Dorian Gray nell’ attico. Anche in Family Guy [i cartoni animati dei ‘Griffin’] ci scherzano su. Non riesco a ricordare quando l’ho letto per la prima volta. Conoscevo ogni riga, ogni scena, tutti i nomi dei personaggi, ma non ricordo se è per via degli adattamenti della BBC, o per gli allestimenti teatrali o per i film… Ma mi ha molto emozionato quando l’ho letto. Leggere il libro è letteralmente un’esperienza eccitante. È sensazionale.


Carla Hay


(ringraziamo Gabriella Parisi per la traduzione)

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