Firthissimo - Articoli

by Anto e Laura




 


Firth gioca a fare l'innamorato, ma mai troppo seriamente


Pubblicato sul News Sentinel il 26 / 05 / 2002.
(Nota del traduttore : la parola "Earnest" in inglese vuol dire "serio, zelante" ed ha la stessa pronuncia del nome "Ernest", per cui il titolo originale della commedia potrebbe tradursi sia come "L'importanza di essere serio" che come "L'importanza di chiamarsi Ernesto". L'autore gioca volutamente su questa ambiguità.)


Fans de "Il diario di Bridget Jones",state calme: Colin Firth si mette a nudo -per così dire- ne "L'importanza di chiamarsi Ernesto".

"Un attore esce allo scoperto in quest'opera perchè tutti la conoscono e tutti sanno che può essere davvero spassosa. Dipende quindi da te essere ugualmente divertente.Non puoi dare la colpa al testo se non ci riesci" dice l'attore inglese parlando della nuova versione cinamatografica della commedia di Oscar Wilde.

Ne "L'importanza di chiamarsi Ernesto" è la prima volta che Firth ha a che fare con lo scrittore irlandese,ma l'attore afferma che è proprio questa la sua commedia preferita del dandy ed anticonformista vittoriano.

"Ritengo che sia nettamente superiore al resto delle sue opere " afferma Firth interpellato telefonicamente a New York dove si trova nel pieno della campagna pubblicitaria per il film."E' infatti esemplificativa del paradosso wildiano : tanto più Wilde è apparentemente leggero,tanto più scava nel profondo.Il testo di quest'opera non è pomposo, né ha la pretesa di lanciare messaggi. Riesce ad evitare abilmente ed ironicamente ogni tipo di seriosità. E' un capolavoro di leggerezza."

Lo stesso Firth preferisce la leggerezza alla troppa serietà.

"Credo che la troppa serietà possa facilmente trasformarsi in vanagloria ed enfasi " dice. "E' inoltre da ricordare che,in senso ironico,il termine "earnest" stava per "gay" nello slang degli ambienti omosessuali dell'epoca.In questo modo Wilde si burlava sottilmente della società vittoriana,criticando in modo elegante l'ambiente del West End della Londra del periodo".


Nel film Colin Firth e Rupert Everett assumono una falsa identità - quella di un giovane che si chiama Ernesto- al fine di conquistare l'amore rispettivamente di Frances O'Connor e di Reese Whiterspoon.E' la seconda volta consecutiva che Firth interpreta il ruolo di protagonista in una commedia romantica se si considera anche il suo Mark Darcy ne "Il diario di Bridget Jones",ma l'attore, che fatto letteralmente impazzire l'Inghilterra ed in seguito anche gli Stati Uniti con il suo ritratto di Mr Darcy nello sceneggiato "Orgoglio e pregiudizio" del 1995 tratto dall'opera di Jane Austen,non ha alcuna intenzione di continuare su questa scia.

"Mi annoierei da morire se passassi la mia vita ad interpretare ruoli romantici" dice ridendo Firth. "Già riesco con difficoltà ad interpretarne uno ogni 3-4 anni.Sono spesso ruoli davvero noiosi".

"A dir la verità, il ruolo di Darcy non è convenzionalmente romantico,almeno ai miei occhi. Il personaggio è emotivamente combattuto".

Per questo motivo Firth non è stato contrario ad interpretare Mark Darcy in "Bridget Jones".

"Mark Darcy potrebbe benissimo provenire dal 1800" - dice Firth parlando del personaggio che la scrittrice Helen Fielding ha creato dopo aver visto il Mr Darcy di Firth in "Orgoglio e pregiudizio"- "Egli non è un tipico uomo inglese dei nostri giorni.Molti inglesi della sua età assomigliano probabilmente più a John Lennon che al Duca di Edinburgo".

Figlio di insegnanti e nipote di missionari, Firth ha cominciato la sua carriera in teatro e non sembrava essere affatto interessato a diventare un sex symbol, cosa che invece è avvenuta dopo aver recitato con Jennifer Ehle (Elizabeth Bennet) in "Orgoglio e pregiudizio".

"Bisogna dargli il giusto peso ed andare avanti" dice Firth che ha avuto una breve relazione con la Ehle prima di sposare la regista italiana Livia Giuggioli nel 1997. "Non posso passare il resto della mia vita recitando lo stesso ruolo".

Firth è stato molto bravo anche nell'interpretare dei perdenti in amore.E' stato clamorosamente tradito da sua moglie Kristin Scott Thomas in "Il paziente inglese" e dalla sua fidanzata Gwyneth Paltrow in "Shakespeare in love".

"Le scelte che faccio sono in un certo senso eccentriche e talvolta un po' difficili da comprendere, ma posso comportarmi solo come ritengo giusto" dice Firth che ha passato i primi quattro anni della sua vita in Nigeria."Vi avverto che mi dedicherò ancora a molti altri ruoli di mariti traditi, di perdenti e di palloni gonfiati".

Be' forse dopo il suo prossimo ruolo. In "Hope Springs"che uscirà in autunno, Firth interpreta il ruolo di un artista che abbandona l'Inghilterra e si reca negli Stati Uniti per riprendersi da una delusione amorosa e che si ritrova conteso tra Minnie Driver e Heather Graham.

Firth che ha avuto un figlio di 11 anni da Meg Tilly sua partner in "Valmont" ed un altro bambino di 14 mesi da sua moglie, affronta il suo lavoro con lo spirito di un buon marito e di un buon padre.

"Non puoi indulgere nelle scelte artistiche che avresti fatto quando eri giovane" -dice- "ora speri di poter avere un lavoro ben pagato in un'opera che sia abbastanza buona. Non sempre però si può scegliere. Peter O'Toole (suo partner nel film "Wings of fame" del 1990) talvolta mi diceva "Una volta si recita per lo spettacolo,
una volta per i soldi" e quando io gli chiesi "E stavolta per che cosa lo stiamo facendo?", egli mi rispose "Per i soldi".

In questo periodo Firth è "disoccupato" e si sta rilassando a casa sua in Inghilterra con la sua famiglia.

"Quando ero giovane,come la maggior parte dei giovani, avrei accuratamente rifuggito persino l'idea di una sistemazione comoda e borghese,ma ora che il tempo è passato,ho cominciato a sentirne l'esigenza" dice. Non è comunque ancora arrivato a fare nulla di davvero bizzarro come spolverare o fare giardinaggio.
"Desidero avere tutto già pronto e qualcuno che se ne occupi" ammette."Penso a Raul Julia ne "La famiglia Addams" che, alla nascita del figlio, dice "Oh, la gioia squisita di avere dei figli e poi pagare qualcun altro che badi a loro".

Firth dice che ha tutte le intenzioni di riposarsi quando non lavora e che non ricerca ulteriori sfoghi creativi al di fuori della recitazione.

"La mia bravura nel fare qualcos'altro oltre alla recitazione è talmente minima che è persino imbarazzante parlarne - dice. "Anch'io ho i miei piccoli hobbies come tutti. Mi piace strimpellare la chitarra in modo pessimo e suono il pianoforte persino peggio.Leggo lentamente ed a fatica. Mi diletto a scrivere. Non passo però il mio tempo cercando a tutti i costi di fare cose creative".

Con grande ironia, il regista Oliver Parker gli ha fatto suonare la chitarra e lo ha fatto cantare ne "L'importanza di chiamarsi Ernesto".

"Ho davvero sperato che questo avrebbe indirizzato la mia carriera in altro senso - dice seccamente. "Sarei stato scoperto e tutto il mondo si sarebbe innamorato della mia voce. Le offerte per rifare il musical "Oklahoma!" sarebbero fioccate. Non è andata così purtroppo. Mi sono esercitato molto ed in maniera costante con la chitarra per cercare di distogliere l'attenzione del pubblico dalle mie limitate doti vocali. Non ha funzionato. L'impressione generale che si ha è che la mie capacità musicali siano davvero limitate. Mi sono molto applicato e Rupert se ne è accorto e non ha fatto che prendermi in giro tutto il tempo senza alcuna pietà".

Firth ha già recitato in passato con Everett nel suo debutto cinematografico "Another Country" del 1984.

"Rupert ricorda che suonavo incessantemente la chitarra quando abbiamo lavorato insieme la prima volta" dice Firth. "A me non sembra proprio. Credo di non averne mai portata una sul set di Another Country. Rupert mi ricorda quindi come una sorta di fervente hippie socialista che strimpellava la chitarra e che era determinato a versare in beneficenza le prime 500 sterline guadagnate....un ritratto spaventoso!"..

Betsy Pickle

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