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Colin Firth, una star a Genova. «Com’è difficile fare il pesto».
Con Winterbottom gira una storia commovente tra i vicoli e Camogli.
Il Secolo XIX
28.06.2007
Ringraziamo Monica per averci fornito questo articolo
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Parla un italiano perfetto, fa battute, è sorridente e gentile, e non se la tira per niente da divo. Camicia bianca e pantaloni chiari, Colin Firth è il protagonista di Genova, il film che il regista inglese Michael Winterbottom sta girando in questi giorni nei vicoli del centro storico, tra via della Maddalena e Palazzo Rosso. Una ghost story che racconta di Joe, un professore universitario che dopo la morte della moglie fa un viaggio in Italia con le due figlie. Con un risvolto inquietante, perché la più piccola vede o crede di vedere il fantasma della madre.
Nel cast ci sono l’attrice americana Catherine Keener, già protagonista di Essere John Malkovich e di Capote, qui nel ruolo di una vecchia compagna di college del protagonista che lavora a Genova, all’Università. Poi l’attrice Hope Davis, tra le star della serie Six degrees, la 16enne Willa Holland giovane interprete della serie televisiva The O.C. (che respira cinema da sempre, sua madre è l’ex moglie di Brian De Palma) e Perla Haney-Jardine, che a soli 11 anni ha già in curriculum un film di Tarantino, Kill Bill 2.
In tutto sei settimane di riprese con l’appoggio logistico della Genova-Liguria Film Commission, tra i carruggi e Camogli: troupe leggera e piano di lavorazione flessibile, perché Winterbottom sceglie le location a caldo, girando per la città.
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Un film soprannaturale? «Non esattamente, piuttosto un film sul dolore, sulla speranza» spiega il 46enne regista di Butterfly kiss e Welcome to Sarajevo, che girerà anche delle scene in America. Tempi di lavorazione? «Il film sarà pronto il prossimo anno, in primavera».
La star - che non si comporta da star – è Colin Firth, alto, elegante, ironico, adorato dal pubblico femminile grazie a film come Il diario di Bridget Jones, Shakespeare in love e La ragazza con l’orecchino di perla in cui faceva un tormentato e appassionato Vermeer. Tra i suoi ultimi lavori False verità di Atom Egoyan, in cui interpreta una scena di sesso con Kevin Bacon, censurata negli States. Inglese, figlio di docenti universitari, 47 anni, sposato dal ’97 con la produttrice romana Livia Giuggioli, Colin ha due figli, Luca e Matteo, e un figlio più grande che vive in America, avuto con Meg Tilly.
Un personaggio difficile quello di Joe?
«E’ sempre difficile per un attore capire il proprio personaggio nel momento in cui lo sta facendo, a film finito è tutto più facile, qualunque cosa dicessi adesso sarebbe riduttivo. Il film è la storia di un viaggio, i personaggi devono scoprire chi sono veramente attraverso un percorso, uno spaesamento. Joe è un uomo felicemente sposato, con due figlie, che perde improvvisamente la moglie. La definizione di un carattere è data dagli ostacoli che deve superare, lo ha detto Aristotele, no? Le qualità di un personaggio le scopri quando vedi come lotta, come affronta i problemi, il dolore». Poi, la battuta: «In realtà la difficoltà maggiore del mio personaggio è il momento in cui deve preparare il pesto. Ho già provato ieri, ed è venuto fuori un casino».
Il suo italiano è ottimo, ha mai pensato di lavorare in Italia?
«Ho imparato la vostra lingua non per conquistare mia moglie, ma mio suocero (ride). Mi piacerebbe moltissimo lavorare in Italia, qualche anno fa ho ricevuto una proposta da Liliana Cavani ma ero già impegnato e non ho potuto accettare. In Inghilterra arriva pochissimo cinema italiano, solo titoli come Mediterraneo o La vita è bella, niente altro».
Ha lavorato altre volte in Italia?
«Molti anni fa sul set del Paziente inglese a Viareggio e a Venezia, che abbiamo fatto passare per Il Cairo. Ma non potrei recitare in italiano, al massimo potrei fare la parte di un inglese che sta imparando l’italiano».
E’ a Genova da quattro-cinque giorni, e gli piace.
«E’ una città bellissima, elegante, gente amichevole, cucina fantastica. Poco conosciuta, ma non meno bella di Firenze e Venezia, con aspetti complessi, e non è solo storia e arte ma è anche una città industriale, camminando si respira una storia di ricchezza, potere, cultura. Poi c’è il mare e questi vicoli strani, misteriosi, tortuosi».
Preferisce i ruoli drammatici o comici?
«Il dramma è più facile, la commedia è più precisa, ha dei limiti definiti, se sbagli una battuta è finita».
Prossimi impegni?
«Un musical con Meryl Streep, Mamma mia!, ispirato alle canzoni degli Abba»,
Raffaella Grassi
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