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Colin Firth: «In crisi profonda, mi salva l’amicizia»
Marito di Livia Giuggioli, reciterebbe in italiano ma confessa: Con la mia pronuncia posso al massimo fare l’inglese in un vostro film.
Tra gli attori più amati dalle donne, da Bridget Jones in poi, recita Genova in Liguria diretto da Winterbottom
La Provincia di Lecco
28.06.2007
Ringraziamo Davidia per averci segnalato questo articolo
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Una vacanza per ricominciare un vita nuova. E a Genova, città che ha colpito il regista inglese Michael Winterbottom che, di passaggio fra i tanti suoi viaggi, cinematografici e non tra il Pakistan e gli Usa, l’ha trovata ideale. E ha scelto Colin Firth, viso comune ma fascino che conquista le donne, per interpretare un professore universitario che alla morte della moglie si trova smarrito. Winterbottom, che per Cose di questo mondo ha vinto il festival di Berlino e all’ultimo Festival di Cannes ha presentato A Mighty Heart con Angelina Jolie moglie del giornalista americano Daniel Pearl rapito e ucciso da terroristi islamici nel 2002, è regista eclettico che passa dal documentario e la docu-fiction ai drammi in costume della letteratura inglese.
Colin Firth, aspetto comune (o quasi, è uno degli attori più ammirati dalle donne, da Bridget Jones in su, anche se conduce una vita lontano dai gossip), ha alle spalle ormai una lunga carriera cinematografica. Nell’84 fu l’amico di Rupert Everett in Another Country, poi si è fatto notare in Valmont e nel film tv Orgoglio e pregiudizio come l’introverso Mr Darcy. Helen Fielding pensò a lui nello scrivere il personaggio maschile di Bridget Jones che rivaleggia con il farfallone Hugh Grant.
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Abbiamo incontrato Firth, che parla un buon italiano, sul set del film in una pausa delle ultime riprese di Genova. “Michael è uno dei grandi registi del cinema inglese di oggi. Tutti gli attori vogliono lavorare con lui”.
E’ anche un regista che cambia in continuazione genere. Un regista libero e scomodo.
Sì, come tutti i grandi è un regista libero. Che non ha paura e che ti lascia grande libertà sul set. E questo per un interprete è il massimo.
Com’è il suo personaggio?
Il protagonista del film è molto simile a me. E’ un uomo felice e ha una bella famiglia. All’improvviso precipita in una crisi per la morte della moglie. E’ un professore universitario americano che decise di accettare, con le due figlie, l’invito di una vecchia collega (interpretata da Catherine Keener) che ora insegna inglese all’università di Genova. Per lui è una vacanza ed è un’esperienza come la vita, aperta alle sorprese. Di più non so cosa dire sul personaggio, perché la sua evoluzione si identifica con la storia. Come diciamo in Inghilterra: la storia è il personaggio, e il personaggio è la storia. Il mio professore perde la sua identità e la deve recuperare strada facendo.
Lei parla un buon italiano. Non ha mai pensato di recitare in Italia?
La vostra lingua me l’ha insegnata mia moglie (la produttrice Livia Giuggioli, sposata dieci anni fa e dalla quale ha avuto due figli) ma non la imparerò mai abbastanza per recitare in un film italiano. Peccato perché me l’avevano chiesto sia Liliana Cavani sia Giuseppe Piccioni: avevo in entrambi i casi già preso degli accordi, ma all’ultimo i progetti sono saltati. Aspetto fiducioso: potrei fare l’inglese in un film italiano!
Come sono andate le riprese a Genova?
Molto bene. La gente è molto disponibile. Giriamo con una piccola troupe anche per le strade. Non chiudiamo il passaggio, ma cerchiamo di filmare in fretta tra la gente. E se chiediamo a qualcuno se per favore può passare dall’altro lato, lo fanno volentieri. E la cucina è fantastica! Io stesso ho provato anche a cucinare il pesto, ma è stato un disastro!
Quali sono gli altri suoi progetti?
A inizio inverno finiremo le riprese di questo film con alcuni giorni in America: è l’inizio della storia, i momenti di lutto del mio personaggio. Ora invece riprenderò le repliche del musical Mamma mia! sugli Abba a Londra. I protagonisti sono Meryl Streep e Pierce Brosnan, e con noi ci sono tanti attori conosciuti.
Canta anche lei?
«Beh, sì!». E a Colin Firth sfugge una smorfia non troppo convinta.
Nicola Falcinella
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