Firthissimo - Articoli

by Anto e Basty




 


Pazze per Darcy


La creatura di Jane Austen è forte e silente, ma il suo personaggio si esprime (e vende) a pieno volume!

Kentucky Herald
11/02/2007


Siamo donne di cultura, e per questo un po’ diffidenti nei confronti dell’«e vissero felici e contenti».
Con un’unica eccezione.


           Lui è alto, intrigante, facoltoso.
Se fosse realmente esistito, sarebbe morto da tempo.
La traccia del suo raro sorriso è tuttora saldamente impressa nella memoria adolescenziale di noi piccole lettrici. La stessa che ha alimentato le romantiche fantasie di intere generazioni di donne in tutto il mondo.
Ancora oggi, Lui costituisce un florido business: lo si ritrova nei libri, in programmi TV, al cinema.
Ancora oggi, pur morto e sepolto, rimane decisamente affascinante.
Quanto ti amiamo, Mr Darcy!

Ciò detto, una fanciulla dotata di raziocinio potrebbe in fin dei conti essere portata a chiedersi perch sia così attratta da questo personaggio creato da Jane Austen in Orgoglio e Pregiudizio.
Si trovano un po’ dappertutto ampie conferme del fatto che non ne abbiamo mai abbastanza di Lui: basti osservare i titoli di alcune recenti pubblicazioni. Tanto per fare qualche esempio: Darcy and Elizabeth: Nights and Days at Pemberley, Darcy's Diary, The Confession of Fitzwilliam Darcy, The True Darcy Spirit, Lord Darcy e Mr. Darcy Takes a Wife.
Senza dimenticare la nuova trilogia di Pamela Aidan -- An Assembly Such as This, Duty and Desire, e These Three Remain – una serie di romanzi che prendono spunto da Pride and Prejudice considerato secondo il punto di vista di Mr Darcy. C’è poi la serie dei Mr. & Mrs. Darcy Mysteries di Carrie Bebris – intitolati, in maniera piuttosto azzeccata, North by Northanger, or the Shades of Pemberley; Suspense and Sensibility, or First Impression Revisited; e Pride and Prescience, or a Truth Universally Acknowledged (quest’ultimo recentemente pubblicato in Italia col titolo Orgoglio e preveggenza).

E siccome, da voraci romantiche quali siamo, aneliamo ad averne sempre di più, ecco More Letters From Pemberley: 1814-1819 -- A Further Continuation of Jane Austen's Pride and Prejudice. E cosa dire di The Man Who Loved Jane Austen? (si tratta di un Mr Darcy americano che fa un viaggio indietro nel tempo per incontrare Jane Austen, la quale poi lo lascia libero di tornare al futuro).

           Per le appassionate di adattamenti moderni, c’è il divertissement di Helen Fielding, con Bridget Jones (e il suo Mr Darcy), e il Jane Austen in Boca di Paula Marantz Cohen.
Poi ci sono i continui riferimenti a Mr Darcy in quegli utili manualetti, tipo Jane Austen for Dummies, Jane Austen's Guide to Good Manners, Jane Austen's Guide to Dating e persino – raccapricciante! -- The Jane Austen Cookbook.
Infine, tanto per farvi capire che il fenomeno non accenna minimamente ad arrestarsi, eccovi The Jane Austen Handbook: A Sensible Yet Elegant Guide to Her World di Margaret C. Sullivan, che sta già andando a ruba su Amazon.com anche se la sua uscita è prevista soltanto per il prossimo mese di maggio.

Quindi ammettiamolo, per quanto Pride and Prejudice sia stato pubblicato nel 1813, la figura di Mr Darcy è ancora ben radicata nella nostra mente, nel nostro cuore e sulle nostre labbra.
La nostra fame però non è ancora stata saziata, anzi, non ci siamo ancora accomodate a tavola!


Ragione n. 1: Noi siamo Elizabeth

La ragione più immediata della nostra devozione è che noi ci vediamo come Elizabeth Bennet, una bellezza non convenzionale, sempre interessante e dotata di spirito acuto: una donna che si conosce bene, e che non scende a compromessi neanche per garantirsi la sicurezza in un mondo in cui tale sicurezza (sociale ed economica) conta più di qualsiasi altra cosa.


           A parte il fatto che la fantasia ricopre un ruolo non marginale tra le motivazioni che ci inducono ad acquistare libri, la Ragione n. 1 è di certo una delle più plausibili, visto che funziona anche con la nostra Cenerentola interiore, che vista da fuori assomiglia più ad Oprah Winfrey.
Paula Cohen, l’autrice di Jane Austen in Boca, sembra convenirne: secondo lei, parte del fascino di Darcy sta nel fatto che lui «è attratto dall’impertinenza di Elizabeth, invece di esserne respinto. Possiede una tale sicurezza di sé da potersi permettere di amare una donna di carattere». Darcy dunque si innamora di Elizabeth perché lei (noi) si comporta (ci comportiamo) in modo del tutto privo di artificio. A Lui questo piace (piacciamo noi), ma teme che la prima opinione che lei (noi) si è fatta di lui – che non sia un gentiluomo – abbia un qualche fondo di verità.
Pamela Aidan, autrice di una recente trilogia incentrata sulla figura di Darcy, sostiene che Lui «non vuole conquistare Elizabeth imponendosi su di lei, ma vuole guadagnarsi il suo affetto diventando il genere di uomo che lei ammira… anche se non dovesse rivederla mai più».
Da svenimento, per tutte quelle che trovano sexy un uomo che si redime.
(Fine della semiconvincente Ragione n. 1).


Ragione n. 2: Colin Firth

E altrettanto da svenimento se trovate irresistibile Colin Firth, che ha interpretato Mr Darcy nella miniserie del 1995.
«Ah, Colin!» hanno mormorato tante Austenofile non appena è stata sollevata la questione del perché noi amiamo Mr Darcy, vanificando quasi totalmente il significato di una tale discussione.


           La Aidan ha redatto una dotta lista di motivi per i quali noi amiamo Mr Darcy:
noi tutte vogliamo essere Elizabeth;
siamo convinte che se lui la ama, dev’essere un gran figo;
ammiriamo la sua crescita interiore.
Però aggiunge un quarto motivo: «Firth, che ha posto davanti ai nostri occhi un uomo dotato di profondi sentimenti, mosso dal travaglio interiore oltre che dall’orgoglio. La Austen ci ha raccontato quest’uomo, ma Firth è stato il primo ad incarnarlo in maniera realistica e dinamica, assolutamente convincente».
Perciò ci è bastato vedere quella camicia bagnata emergere dal laghetto di Pemberley e siamo state colpite e affondate.

Ebbene, lo stesso è successo a Colin Firth.
«Sono assolutamente certo» ha detto Firth ad un giornalista della rivista inglese Now «che se io un domani dovessi cambiare lavoro, diventassi astronauta e fossi il primo uomo a posare il piede su Marte, i titoli dei giornali reciterebbero “Mr Darcy atterra su Marte”».
Eppure c’era qualcosa nel modo di recitare di Firth che in qualche maniera riproduce il modo di scrivere della Austen, spiega Lisa Hopkins, che insegna Letteratura Inglese alla Sheffield Hallam University. «Gran parte del suo fascino risiede nel fatto che Darcy non parla molto, e ciò ci spinge a fare a gara con lui per indovinare cosa potrebbe stare pensando. Colin Firth ha dichiarato di aver recitato il suo Darcy pensando a tutto quello che il personaggio avrebbe voluto dire o fare, e poi non facendo nessuna delle due cose, il che mi sembra che abbia funzionato perfettamente».
Perfetto? Sì, ma la Ragione n. 2 funziona soltanto se a) si è vista la miniserie della BBC, b) si ha un debole per Colin e c) si apprezza il valore romantico di infiniti sguardi languidi lanciati dai vetri di molte (troppe?) finestre.
Alcune di noi possono aver risposto no a tutti e tre i sopracitati punti, ma purtuttavia non possono non essere d’accordo con quello che dice la Hopkins. Perché c’è del vero in quanto lei sostiene riguardo a Firth.
Vedete, non è tanto il riserbo di Darcy a conquistarci. O meglio, non è solo quello. E’ qualcosa di più: è ciò che questo riserbo ci induce a fare.


Ragione n. 3: Gratifichiamo la nostra intelligenza
Lisa Zunshine è una professoressa di Letteratura inglese all’Università del Kentucky che ha scritto un saggio dal titolo Perché leggiamo i romanzi. Insieme ad un gruppo di studiosi di psicologia cognitiva, nell’ultimo decennio ha studiato l’approccio immaginativo alla letteratura e alla cultura in generale. Ecco cosa hanno scoperto. Noi cerchiamo continuamente di perfezionare la nostra capacità di ‘leggere il pensiero’ o, piuttosto, ‘di spiegare il comportamento degli altri in termini di pensieri, sentimenti, convinzioni e desideri’: in gergo scientifico si chiama ‘Teoria della mente’.
E lo facciamo di continuo, anche se inconsciamente. E’ la ragione profonda, il fondamento di tutte le nostre relazioni sociali, ed è ciò che ci consente di tirare avanti. E quanto meglio ci applichiamo, tanto meglio e con maggior sicurezza riusciamo a gestire la nostra esistenza.

           Dal punto di vista psicologico, perciò, più cose sappiamo, e più siamo convinti di far bene. E, di conseguenza, ci sentiamo meglio. E siccome il nostro cervello non distingue tra persone reali e personaggi di fantasia, la lettura dei romanzi contribuisce a rafforzare la nostra ‘Teoria della mente’. Ma ecco in che modo intervengono Jane Austen e il suo Mr Darcy.
La Austen fa lavorare il suo lettore. Nel senso che, siccome chi legge non sa mai cosa Mr Darcy stia veramente pensando, dobbiamo continuamente dedurlo dal modo in cui si comporta, da quello che fa Elizabeth, dall’interazione fa i due, dal comportamento degli altri, dalle loro interpretazioni errate e dai risultati delle loro azioni in seguito a quelle interpretazioni.
«In Jane Austen» dice la Zunshine, che è una grande fan di Darcy «la mente dei personaggi maschili ci viene totalmente preclusa». Perciò cerchiamo di cogliere un po’ dappertutto ogni possibile brandello di informazione relativo a Mr Darcy, ma dobbiamo sempre sottoporre ad un attento vaglio la veridicità delle nostre fonti. E così continuiamo a tenere sotto esame tutto quello che accade nella storia anche attraverso ciò che abbiamo appreso grazie alla nostra osservazione.
Il risultato finale di questo processo è che il nostro cervello sarà costantemente attivo, intento ad attribuire qualità e/o difetti a Darcy, e poi a rivedere di continuo le proprie conclusioni, alla luce di sempre nuove informazioni. La narrazione è così complessa da essere concretamente sperimentale. In conclusione, e questa è la Ragione n. 3, noi lo amiamo perché la Austen è riuscita a costruire il rompicapo perfetto.
«Prendete quel delizioso passaggio in cui Darcy fa la sua seconda dichiarazione», dice Julie Winn di Lexington: «noi non veniamo informati di quale sia la risposta di Elizabeth. (In un film, in quel momento) Lei si limita a baciargli la mano». A questo punto la Winn, una studiosa di fama, sospira «Non c’è bisogno di sapere altro. Con quel brano, la Austen mi ha dato tutto quello di cui avevo bisogno».


Ragione n. 4: Lui è IL Mister


           E infine, come tutti i personaggi di fantasia Mr Darcy si lava sempre i denti e non abbandona mai la biancheria usata sul pavimento del bagno. E ciò ispira senz’altro una profonda devozione.
Tuttavia la Austen, riferendosi sempre a Lui come al Mister benché egli in realtà sia dotato di un nome di battesimo – il pur gradevole Fitzwilliam -, lo ha posto un gradino al di sopra di tutti gli altri personaggi maschili.
Nondimeno, forse parte del suo fascino risiede proprio nel fatto che noi con Lui non raggiungiamo mai una familiarità tale da permetterci di chiamarlo con un nome diverso. E siamo certe che Lui, da parte sua, non si rivolgerà mai a noi chiamandoci ‘dolcezza’.

Amy Wilson

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